Nuovi risvolti sul caso di suicidio avvenuto ad Alcamo

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ALCAMO. Nuovi risvolti sul caso di suicidio avvenuto mercoledì scorso ad Alcamo. M.P., 45 anni, era stato sentito dalla Direzione Investigativa Antimafia, poco prima che compisse il gesto estremo. Pare che fosse proprietario di uno degli immobili che recentemente erano stati posti sotto sequestro all’imprenditore alcamese Giuseppe Montalbano, indiziato in un’indagine antimafia.

A Montalbano, figlio di Pietro, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Alcamo, lo scorso 30 settembre, erano stati sequestrati dalla DIA di Trapani beni per un valore di 10 milioni di euro, indiziato come possibile membro di Cosa nostra, indicato come uno dei prestanome di alcuni latitanti alcamesi.

Non sono di dominio pubblico le dichiarazioni rilasciate agli inquirenti, ma quello che è certo è che l’uomo, una volta uscito dagli uffici della DIA, si è recato nell’abitazione della madre e si è tolto la vita, lasciando incredulo chi lo conosceva, che lo ricorda come una persona per bene dedita al lavoro e alla famiglia.

Da un po di tempo ormai, prestava servizio presso l’Anas e aveva ottenuto un prestito dalla banca, proprio per quella casa  vendutagli da Montalbano, su cui aveva investito tutte le sue risorse finanziarie. E forse proprio la disperazione di vedersi sottratto dallo Stato quello per cui aveva lavorato da tutta una vita, ha innescato  in lui la forte agitazione che lo ha portato a compiere il gesto.

E’ in corso intanto l’indagine sull’accaduto, condotta dalla Polizia di Alcamo.

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