Braccio di ferro per una cava / parte seconda la replica della Sicilgesso

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Riceviamo e pubblichiamo

“Egregio dott. Giacalone,

intervengo sull’articolo a sua firma comparso ieri su AlqamaH.

Lo faccio contrariamente alle mie abitudini che sono sempre state improntate a non alimentare polemiche, ma la capacità del sig. Palma di ribaltare la realtà miscelando alcune cose vere con altre totalmente destituite di fondamento mi obbliga a scriverle alcune mie considerazioni.

Cosa che peraltro ho già fatto anche nei confronti di tutta l’Amministrazione Comunale di Calatafimi Segesta, nel cui territorio Sicilgesso opera da 50 anni esatti. lo dirigo Sicilgesso dal 2 marzo del 1981 e dal 1984 ne sono anche l’Amministratore Delegato. L’azienda è cresciuta, è sicuramente una bella realtà, ma questo è sotto gli occhi di tutti.

La nostra cava è in c.da Chiuse ed è attiva dal 1969. L’area della cava è destinata all’estrazione del gesso anche nel PRG Comunale, nell’area non esistono vincoli paesaggistici, Sic, ZPS; esiste il vincolo idrogeologico presente in quasi tutta la provincia di Trapani. Non esiste vincolo rispetto al monumento di Pianto Romano (Garibaldi-Battaglia di Calatafimi) dal quale sono visibili anche altre cave.

Al mio arrivo il Baglio Chiuse era un ammasso di ruderi senza copertura di diversi proprietari, dai quali ho poi acquistato le parti non appartenenti a Sicilgesso e non certo per demolirle visto che praticamente già non esistevano.

La cava è in possesso di tutte le autorizzazioni previste per l’esercizio dell’attività. La cava è inserita nell’attuale Piano Regionale delle Cave.

Sicilgesso gestisce direttamente l’attività di estrazione della pietra di gesso. L’azienda ha sempre ritenuto indispensabile avere la proprietà della materia prima per proteggere gli investimenti, di svariati milioni di euro, effettuati in stabilimento e garantire futuro all’impresa. Abbiamo sempre ritenuto importante non dipendere da terzi per l’approvvigionamento della materia prima indispensabile all’attività aziendale limitandoci a farlo per brevi periodi per fare fronte ad eventuali emergenze (guasto degli impianti o altro). Basta osservare anche solo il panorama siciliano e nazionale per notare che tutti i maggiori produttori sono proprietari della materia prima principale, è così per il gesso, ma anche per la calce, per il cemento e altri.

La cava di Sicilgesso è piccola con una produzione forzatamente limitata, per tale motivo non vendiamo la materia prima estratta, ma la usiamo esclusivamente per la trasformazione in stabilimento. Questo concetto è fondamentale per avere chiara tutta la questione e per capire che non siamo concorrenti del Palma, non gli togliamo fantomatiche commesse.

E veniamo al sig. Palma. Nel luglio del 2009, in soli nove mesi, il sig. Palma ottiene l’autorizzazione ad aprire una cava in Comune di Calatafimi. Sottolineo i tempi perché una nuova attività in genere ha bisogno di tempi decisamente più lunghi per arrivare all’approvazione, parliamo peraltro di un’attività finalizzata alla sola vendita del materiale estratto e non alla sua lavorazione. Nel 2009 il sig. Palma mi ha mandato messaggi con svariate persone per propormi l’acquisto della materia prima, a tutti è stato risposto che non avevamo necessità della stessa essendo tra l’altro in atto una crisi che andava assumendo dimensioni preoccupanti.

A molti degli inviati è stato detto “se avremo necessità di materiale terremo in considerazione questa possibilità”.

Contemporaneamente sempre nel 2009, anche noi avevamo chiesto un ampliamento della nostra cava al quale ha fatto opposizione la sig.ra Tosto Rosa, nostra confinante, suocera del Palma. Da quel momento è stato un susseguirsi di esposti, denunce e quant’altro nei confronti dì Sicilgesso e miei. Siamo stati sottoposti a frequenti ispezioni per un totale di 18 con la partecipazione anche di più Enti contemporaneamente (Il n° delle ispezioni rapportato ai singoli Enti raggiunge il n° di 32. Per curiosità le allego l’elenco di quelle che ricordo con certezza). Devo dire che i continui esposti hanno provocato a noi dei danni notevoli; infatti l’iter burocratico della nostra richiesta si è allungato a dismisura.

Strano che il sig. Palma protesti con la burocrazia, che con la sua cava e le sue denunce è stata sempre solerte, attenta e tempestiva.

Infatti il sig. Palma in tutta questa vicenda è stato appoggiato, consigliato e sostenuto da un ex onorevole nazionale molto introdotto nell’area politica degli allora Vertici della Regione.

I solleciti telefonici, per provvedere e accelerare le ispezioni nei nostri confronti, partiti da ambienti politici di alto livello istituzionale li hanno ricevuti tutti gli uffici: il Territorio, il Distretto Minerario, la Soprintendenza, il Comune etc.., e non sono stato solo io a sentire questi discorsi nei corridoi.

Di tutto questo Palma non parla, del tentativo di imporci l’acquisto della materia prima non dice nulla.

Del tentativo di venderci la cava a prezzi che non stanno né in cielo né in terra non dice; una cava senza vie di accesso, anzi induce a credere che Sicilgesso voglia comprare a prezzi irrisori.

Io semplicemente non voglio comprare; pretendo solo la libertà di impresa, e per questa mi batto. Quando si obbliga un imprenditore ad acquistare, ad es. il calcestruzzo, da un fornitore ben preciso come definiamo la vicenda? Quale è la differenza a parte le armi usate?

Di quale concorrenza si lamenta il sig. Palma, noi non vendiamo materia prima, non siamo suoi concorrenti; solo abbiamo il diritto di non comprare da lui né la materia prima, perché l’autoproduciamo, né la sua cava che peraltro non è in attività.

Una domanda dott. Giacalone, visto che lo ha riportato nell’articolo: per lei è normale che un “imprenditore” passi intere giornate con il binocolo a vedere cosa fanno gli altri? lo in 44 anni di lavoro non l’ho mai fatto, anzi non ho mai avuto un binocolo.

E l’associare maliziosamente il furto alla vicenda? Che ne dice?

Bene allora senta anche questa: giovedì 3 ottobre il Consiglio Comunale di Calatafimi Segesta ha approvato una delibera favorevole ad una proposta di Sicilgesso sul Piano delle Cave. Nella notte fra la successiva domenica 6 e il lunedi 7 ottobre, nella nostra cava alcuni ladri si sono appropriati di 1.700 litri di gasolio e per farlo hanno prodotto danni collaterali (lucchetti scassati, porte forzate, attrezzature rotte). E quindi cosa dovrei insinuare?

Perché il Palma dedica solo a noi la sua principale attività invece che impiegare le stesse energie per far lavorare la sua cava cercando di vendere il suo prodotto (futuro) a chi può averne necessità; come faccio anch’io e come fanno tanti imprenditori?

In tutta questa vicenda, a parte la solidarietà di chi mi sta vicino, a parte l’assistenza del legale di fiducia, mi sono sentito lasciato sempre maledettamente solo proprio da quegli uffici pubblici che dovrebbero tutelare chi rispetta le regole.

Ora vi sono le indagini in corso e se ho commesso errori (non misfatti) pagherò, però ora mi sento finalmente tutelato proprio dalle indagini.

Grazie per l’attenzione. Con la stima di sempre,

Calatafimi Segesta 22 ottobre 2013                             Marzio Bresciani.”

L’ing. Bresciani con la sua lettera ci ha preceduti perché era nostra intenzione ascoltare la sua versione dei fatti. Bene abbiamo registrato le sue parole e le sue dichiarazioni, continueremo a seguire passo passo questa storia dove comunque la cosa che colpisce è quella che da qualunque parti la si guardi, o dalla parte di Bresciani o da quella del Palma, di mezzo c’è una burocrazia, la solita burocrazia regionale, che non sembra faccia sempre appieno i propri compiti. Siamo d’accordo con il dott. Marzio Bresciani. Ci sono indagini in corso e sicuramente saranno così meticolose da far luce su quanto accade.

R.G.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.