Tre lettere per Bonventre: una maggioranza traballante

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ALCAMO- La lista patto per Alcamo scrive  al Sindaco di Alcamo, Sebastiano Bonventre, tre lettere di protesta nei confronti del modus operandi del primo cittadino. I firmatari di queste missive sono i Consiglieri Comunali D’ Angelo, Pirrone e Milito del ’62 e Milito del ’59.Nei testi si accusa Bonventre di non volere prendere in considerazione l’intero Consiglio e di una riluttanza nel mettere in pratica le idee espresse durante la campagna elettorale.

Nella prima lettera i Consiglieri D’Angelo e Pirrone pongono l’attenzione sul modo di agire del primo cittadino che “offende  lo spirito del contributo e pone un grosso dubbio sulla politica partecipata, considerato che le notizie sul piano politico arrivano esclusivamente a mezzo stampa”, riferendosi al rimpasto della Giunta in particola modo. La soluzione ai problemi sembrerebbe, quindi, quella di creare una politica partecipata che sia l’espressione dell’ “Io Ci Credo” utilizzato dallo stesso Bonventre durante la campagna elettorale. Infine la lettera si conclude con dei consigli, ma anche con delle accuse aperte all’amministrazione : “E’ ora di finirla con una gestione antidemocratica serve luce, serve partecipazione e porte aperte. Si domandi quali sono le ragioni della crisi del governo locale, del perchè non ragioniamo di politica delle cose da fare o come fare e di quanti incontri- confronti fatti con i Consiglieri Comunali”.

Nella seconda e  terza lettera, firmate dai rispettivi Consiglieri Milito, si esprime il vero e proprio disagio del fare parte ormai di una maggioranza di cui gli stessi non si sentono parte integrante. Il Milito del ’62 parla di disagio e di carenza della comunicazione. Pertanto, lo stesso si dice assolutamente libero, da questo momento in poi, di valutare gli atti prodotti in maniera autonoma e secondo coscienza.

Stefano Milito(’59) definisce come pseudo-maggioranza la parte a cui lo stesso appartiene, in cui si è chiamati “a ratificare scelte e strategie che non siano frutto di coinvolgimento, ma solo di una politica circoscritta nel silenzio del palazzo di città “. Il riferimento è qui di nuovo al rimpasto di Giunta.

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