Un giovane alcamese tenta il suicidio

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ALCAMO – Temeva di essere licenziato dallo studio di fisioterapia dove lavorava e ha tentato il suicidio. Questa la storia di un giovane alcamese di 20 anni, F.G., coniugato e padre di una bambina di due mesi, salvato nella giornata di ieri all’ultimo momento dagli agenti della Polizia.

Nel primo pomeriggio di ieri, il giovane ha chiamato il numero di assistenza del 113 dicendo di volersi togliere la vita perchè aveva perso il lavoro. La Polizia di Alcamo, allarmata dalla telefonata, ha immediatamente accertato i dati dell’intestatario e successivamente si è messa in contatto con i familiari che hanno confermato, agli agenti della polizia, lo stato di prostrazione con il quale il giovane si era allontanato. I familiari hanno anche confermato che il giovane lavoratore si era allontanato da casa per aver percepito la possibilità di un eventuale   licenziamento  dallo studio di fisioterapista espletato  nell’azienda familiare.

La ricerca dell’aggancio del suo cellulare, attraverso il rilevamento geografico, ha dato continuamente  esito negativo. Nel frattempo le volanti della polizia continuavano le ricerche su tutto il territorio. L’epilogo della vicenda arriva quando il cellulare del giovane ritorna raggiungibile e comunica agli agenti l’intento di suicidarsi: “ ho i piedi in acqua,  anzi nella    melma  delle acque  reflue della  fognatura“.

Grazie all’affermazione telefonica gli agenti hanno prontamente ritrovato il giovane in un canale di scolo, delle acque reflue, in transito verso il depuratore, sommerso fino all’altezza della cinta e privo di sensi. Soccorso dagli agenti di Polizia, e grazie all’aiuto di alcuni automobilisti, è stato immediatamente trasportato presso il pronto soccorso dove gli è stato riscontrato uno stato confusionale e un principio di assideramento. Adesso il giovane sta meglio.

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