Sebastiano Tusa: “Alcamo ha un patrimonio archeologico ricchissimo”

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Nella cornice di Alcart 2012, in occasione del seminario sui “Percorsi di identità siciliana”, siamo riusciti ad avere una breve intervista col Professor Sebastiano Tusa, Archeologo e Soprintendente del Mare per la Regione Sicilia.

Professor Tusa, qual è la situazione per quanto riguarda i beni archeologici nella zona alcamese?

Alcamo è una tra le zone più ricche della provincia di Trapani, malgrado questo non ci sono al momento scavi ufficiali. Il Monte Bonifato è uno dei centri elimi più importanti, al pari di Segesta, purtroppo la forestazione ha però rovinato irrimediabilmente i resti della struttura dell’abitato, restano comunque le foto aeree a testimonianza. Gli unici che hanno fatto ricerche sono stati padre Regina, e Antonino Filippi. I reperti ritrovati non sono ad Alcamo,ma altrove e non visibili al pubblico. Un altro sito molto importante è quello nei pressi del fiume San Bartolomeo, nel territorio alcamese, dove sono state rinvenute in ottimo stato di conservazione delle fornaci,  un impianto di età romana per la produzione di materiale da costruzione e di oggetti d’uso domestico quali mattoni, coppi, embrici, stoviglieria, ceramica comune. Grazie a questo sito è stato attestato che anfore, che si credevano prodotte nella parte centro-meridionale dell’Italia, venivano prodotte anche nella zona alcamese.

Alcamo, dunque, ha abbastanza materiale per la creazione di un museo archeologico!?

Alcamo, potrebbe avere una struttura museale propria, cosa che potrebbe permettere di raccontarne la sua storia millenaria, e permettere in questa l’identificazione di una comunità. Una struttura museale è infatti un servizio alla comunità, sarebbe compito della Regione, ma principalmente del Comune, in quanto  a conoscenza degli spazi da poter mettere a  disposizione per tale struttura; la soprintendenza può infatti fare qualcosa soltanto dopo che il comune abbia avviato l’iter. In altri comuni, come Partanna ed Erice, dove l’amministrazione ha fortemente voluto l’apertura di un museo, la Soprintendenza ha poi contribuito affinché questo venisse realizzato. In genere queste iniziative sono partite sempre dall’associazionismo, che si è occupato della diffusione e raccolta di informazioni inerenti l’archeologia locale, e ha poi spinto per la creazione di un museo locale.

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