Niente messa per Peppino Impastato

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CINISI. Peppino Impastato era notoriamente di area comunista, quella di trent’anni fa, ma sicuramente un uomo contro la mafia, e, anche questa, quella dura di trent’anni fa; ma dopo tanto tempo ancora polemiche riesce a sollevare il suo ricordo. Qualcuno voleva una messa in suffragio di Peppino, ma il parroco della chiesa a cui si sono rivolti ha preferito cambiare la messa in una veglia; più genericamente “veglia di preghiera per la legalità e la giustizia sociale”, con la motivazione che “i tempi non sono maturi”. Sembra incomprensibile una risposta di questo tipo e ci si chiede se si tratta di di paura della mafia o rifiuto per il comunista, ma nessuna delle due ipotesi sembra plausibile nel duemiladodici, dove è finità la pietà cristiana verso un uomo morto dilaniato per mano mafiosa. In fondo ad una messa si può partecipare, come no, e se gli amici comunisti di Peppino non avessero gradito potevano al massimo non prendervi parte. Neanche don Camillo era così intransigente con Peppone, ma, contrariamente al film, la storia parla di un uomo impegnato nella lotta alla mafia, quella dura, e non di un grosso omone di provincia nato dalla penna di uno scrittore. In un tempo in cui tanti politici cambiano bandiera, nessuno si sarebbe indignato se per un comunista vero si fosse celebrata una messa a 34 anni di distanza dalla sua morte.

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