Amici no-Tav

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Mi metto fuori in balcone per scrivere il pezzo, ma c’è caldo, sono assetato, quindi mi alzo per prelevare dal frigo del the freddo che mia moglie quando è in stato di grazia prepara con cura, generalmente aggiungendo un qualche ingrediente segreto al semplice infuso. Un ingrediente che io di solito non rilevo affatto e puntualmente sbaglio quando mi chiede di indovinare, anche se devo ammettere che riesce spesso a far diventare bevibile il suo intruglio senza aggiungere zucchero. Magari qualche volta ci piglio anche sparando a caso: liquirizia? Chiodi di garofano? Cannella? Succo d’arancia? Di pesca? Gelsomino? Oppure azzardo, non sapendo di che si tratta ma per sentito dire, Karkadè, Ginseng, Mate, Guaranà?

Il liquido questa volta è di colore rossastro, incoraggiante, significa che non ha usato del the verde, amarissimo. Lo assaggio, buono, forse arancia e cannella, i miei preferiti. Si vede che mi ha pensato e che mi vuole di buonumore. Allora mi accingo a scrivere dell’argomento che mi preme per ora, la Tav, la linea ferroviaria veloce. Poi mi accorgo che le piante intorno a me mi guardano con invidia. Sento uno strano suono sottile, lamentoso, tra un passaggio e l’altro delle automobili giù in strada. Il suono è un coro cui si aggiungono piano le voci dell’altro balcone. Le piante hanno sete anche loro e premono e danno fastidio finché non le soddisferò, con sguardi di rimprovero, con cori in falsetto, infine raggrumando le foglie come se stessero seccando all’improvviso tutte assieme.

Esagerate! Vi ho innaffiato già l’altro ieri, eravamo d’accordo per farlo in modo abbondante ogni due giorni a meno che non venga lo scirocco (cosa che non è successa) e quindi tra un po’ lo farò. Poi capisco che se non interrompo il lavoro per dissetarle, non riuscirò a pensare a ciò di cui voglio scrivere, per cui, cari lettori, devo interrompere per non essere assalito dai sensi di colpa ogni volta che porterò alla bocca la bottiglia del the (se vi sono lettori giovani, non pensiate che io davvero beva direttamente dalla bottiglia, è solo una finzione letteraria, questo non si fa!). Vado.

(…)

Fatto. Ora finalmente ognuno potrà dissetarsi godendosi l’imminente fresco della sera. Le margherite mi sorridono, i gerani rimandano il loro utile profumo antizanzara, le belle di notte si schiudono dopo un giorno di caldazza. E io posso occuparmi della Tav.

Amici no-Tav, anzi, fratelli, vorrei capire bene le vostre ragioni. È chiaro che istintivamente sono con voi, perché il mio sentire è vicino a tutti i no-global, i dissidenti, gli sbaraccati, i collettivi, le associazioni no-profit, gli ambientalisti, i centri sociali, i girotondini, i grillini e tutti i disubbidienti. Quindi parto dal presupposto che abbiate ragione e che quanto passa in tv non corrisponda al vero. Vista da qui, in pantofole, pare che alcuni abitanti della zona, più i soliti sobillatori matti, si lamentino perché nel fare il famoso traforo di 57 km per la linea Lione-Torino di ferrovia veloce, si dovranno asportare dalla montagna svariate tonnellate di materiale con i camion. Questi mezzi dovranno fare migliaia di viaggi (verso dove? La tv non lo dice) e voi abitanti della zona sareste infastiditi da tale ingombrante e inquinante presenza nelle vostre strade (pare per i prossimi tre anni). È così? È solo una protesta locale? Un fastidio temporaneo vale però la pena se ciò che si vuole ottenere è una linea ferrata sulla quale viaggeranno tutte le merci. Cioè se lo scopo è eliminare il problema del trasporto su gomma per trasferirlo via treno, questo pare un nobile traguardo cui anche gli ambientalisti dovrebbero mirare. Ripeto, questo passa per televisione.

Anche se il governo italiano non ha un piano dei trasporti, in questo caso è pressato dall’UE affinché si realizzi un corridoio che attraversa il nord Italia con la ferrovia veloce, e vi sono dei fondi europei da sfruttare entro un certo tempo. Quindi sembra sensato realizzare il tutto nel più breve tempo possibile, in modo che diminuisca considerevolmente la congestione delle strade e autostrade provocata per lo più dai mezzi pesanti. Si dovrebbe arrivare in futuro, grazie alle ferrovie e alle cosiddette autostrade del mare, addirittura al divieto per gli autotreni di circolare e utilizzare solo i camion per trasporti brevi. Ma sarà vero che è questo il fine del tunnel di cui parliamo?

Sul sito http://www.notavtorino.org/ capirete che non è così, cari lettori, e che ciò che passa per tv è una bufala. E che i soldi della UE fanno gola ai soliti noti…

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