Comuni sciolti per mafia in crescita: il 2019 l’anno nero

Pubblicato: giovedì, 9 gennaio 2020
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L’anno appena trascorso si annovera tra gli anni col più elevato numero di scioglimenti per mafia. Il rapporto di “Avviso Pubblico”

Il 2019 si è appena concluso e si possono dunque tirare le somme circa l’applicazione dello scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata: nel corso di quest’anno sono stati 21 gli enti locali interessati; 26, invece, i decreti di proroga di precedenti scioglimenti. Dal 1991, anno di entrata in vigore della legge che disciplina tale istituto, è la settima volta che viene superata la soglia dei 20 scioglimenti (vedi grafico 1). Considerando anche le proroghe, si ottiene la cifra più rilevante di questi 29 anni. Nel complesso sono stati emanati 545 decreti ex art. 143 del testo unico sugli enti locali, dei quali 205 di proroga; su 340 decreti di scioglimento, 23 sono stati annullati dai giudici amministrativi.

Gli enti la cui gestione amministrativa, durante il 2019, è stata affidata ad una commissione straordinaria sono quelli di: Careri (Reggio Calabria; sciolto una prima volta nel 2012), Pachino (Siracusa), San Cataldo (Caltanissetta), Mistretta (Messina), Palizzi (Reggio Calabria), Stilo (Reggio Calabria), Arzano (Napoli; al terzo scioglimento, dopo quelli del 2008 e del 2015), San Cipirello (Palermo), Sinopoli (Reggio Calabria; già sciolto nel 1997), Torretta (Palermo; sottoposto a scioglimento nel 2005; archiviato nel 2014), Misterbianco (Catania; già tra i primi enti sciolti nel 1991), Cerignola (Foggia), Manfredonia (Foggia), Orta di Atella (Caserta; al secondo scioglimento, dopo quello del 2008), Africo (Reggio Calabria; giunto al terzo provvedimento dissolutorio, dopo quelli del 2003, successivamente annullato, e del 2014), Carmiano (Lecce), Mezzojuso (Palermo), San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria), Scanzano Jonico (Matera), dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria (sciolta anche nel 2008) e dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Come si può notare, sono tutte Amministrazioni collocate nel Meridione del Paese; per la precisione: 8 in Calabria, 7 in Sicilia, 3 in Puglia, 2 in Campania e 1 in Basilicata (vedi grafico 2).

Dopo le recenti modifiche alla normativa, introdotte dal c.d. “decreto sicurezza” (per approfondimenti leggi questa scheda), come pure a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 195 del 2019, ci si attendono ulteriori interventi correttivi nel prosieguo della legislatura: a tal proposito, merita senz’altro una segnalazione l’avvio, in seno alla I Commissione Affari costituzionali della Camera, della discussione relativa a tre progetti di legge di iniziativa parlamentare (gli Atti Camera n. 474, n. 1512 e n. 1630). Lo scorso 4 dicembre, peraltro, anche Avviso Pubblico è stata audita nell’ambito del ciclo di audizioni disposto dai commissari (video integrale dell’audizione).

Sul sito di Avviso Pubblico è presente un’apposita sezione dedicata a questo tema, con mappe interattive, grafici, tabelle e statistiche. La sezione comprende anche una puntuale ricostruzione della giurisprudenza amministrativa ed un’analisi complessiva delle relazioni prefettizie relativa al periodo gennaio 2017-dicembre 2018. Sull’Osservatorio Parlamentare sono altresì disponibili le sintesi delle ultime relazioni presentate dal Governo.

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