LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE – Capitolo X – Parte IV

Pubblicato: sabato, 21 dicembre 2019
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Palermo un ventaglio di 11 trazzere armentizie denominate Regie Trazzere che si aprono via via da Est con il mare di Acqua dei Corsa, ad Ovest con Isola delle Femmine e Mondello e infine il ventaglio arriva fino alla Lanterna del Porto (Via dei Cantieri), formando un semicerchio di non meno di Km. 20 e abbraccia interi quartieri, Vie e Palazzi. E’ attendibile che re Carlo Borbone abita a Palermo (1835-1848) nella Palazzina Cinese (l’attuale Viale del Fante), promuove la bonifica dell’intero Piano dei Colli e Villa Favorita, ma non si accorge che dove abita c’è una Regia Trazzera larga m. 38 e tra l’altro non reintegra le 11 Regie Trazzere usurpate per una battaglia che già aveva aperto il Vice re Caracciolo nel 1785, volta all’inseguimento di tutte le trazzere usurpate in Sicilia e terminata nel 1845 con la statistica? Senza dubbio a questa dimenticanza ha rimediato l’ex Ufficio Trazzere di Palermo nel 1954.

Continuo il commento della giornalista Transirico che scrive: “… per arrivare alla mappatura ora in possesso di tutti i comuni siciliani(trasmessa solo nel 2009 dopo grosso modo mezzo secolo dalla pubblicazione dei decreti assessoriali, obbligandoli a non concedere autorizzazioni e concessioni edilizie nei suoli ricadenti delle Regie Trazzere e indicati nei quadri unici di ciascun Comune come quello sotto riportato del comune di Alcamo)

che dovevano inserire i vincoli negli strumenti urbanistici… (ma quali vincoli? I Comuni hanno sempre approvato concessioni edilizie perchè non erano a conoscenza  delle 11.500 Km inimmaginabili di trazzere create nel 1954 cioè nel cuore XX secolo.

 “…E’ stato un lavoro immenso e difficile definire quegli spazi con certezza – dice la dirigente Maria Bennici –“. Disegnare  690 trazzere corrispondente Km. 11.500 di trazzere in uno scorcio di tempo di tre od al massimo quattro anni non è stato un compito difficile, invece è stato facile perchè hanno seguito le mappe catastali del 1938 (che riporta “le Regalie” dei  re Ruggero II e Federico Barbarossa” con la denominazione di Regie Trazzere). Non sono andati neanche a ricercare le tracce delle antiche trazzere come previste dalle leggi a partire dal 1908. Non hanno rispettato l’articolo 2 del decreto del 1917 istitutivo dell’Ufficio Trazzere (Vedi capitolo X-parte I, pubblicato l’8 giugno 2019).

                Da sottolineare che nell’impianto catastale erano già conosciute e mappate le Regie Trazzere considerate “Regalie” come li ha denominate Ruggero II (1130-1154) con la larghezza sul luogo riscontrata. Ruggero il primo Re di Sicilia ha donato ai baroni le terre conquistate con le armi, ma ha trattenuto in proprietà le strade (creando il Demanio stradale cioè le REGALIE) a beneficio della popolazione.

Proseguo la lettura del giornale:…”i nostri tecnici hanno dovuto trovare documenti antichissimi oltre alle carte del catasto non sempre precise sull’argomento. Sono incartamenti ormai ridotti a vere reliquie però assolutamente preziose”.

Replico brevemente perché mi devo ripetere (con noia) in argomenti plasmati in tutto questo mio instancabile lavoro per dare una risposta concreta al Giornale ed alla Cronista malamente informata dal Demanio Trazzerale e non capisco con quale fine.

Non è affatto vero che posseggono documenti antichissimi ridotte a reliquie, perché dietro mie richieste scritte riguardanti alcuni carte probatorie mi hanno risposto con le seguenti epistole (l’intera corrispondenza intrattenuta per alcuni anni con l’Ufficio in parola,  dimostra che non hanno neanche fogli bianchi appassiti altro che incartamenti:  Vedi Introduzione-parte VI pubblicata l’11 aprile 2015). Pubblico nuovamente solo tre risposte meschine senza aggiungere altro.

Per altro verso i Decreti Assessoriali affermano falsamente che l’Ufficio possiede titoli inoppugnabili (in beffa degli articoli 24 della Costituzione [Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi] e 113 [Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e interessi legittimi…)  e che  ciascuna trazzera appartiene al demanio regionale senza la specificazione di strada armentizia e senza indicare la rispettiva larghezza.

Ecco un’esempio ripetuto e spalmato nei cinque anni di questa mia rubrica:

            E’ un decreto che non dice e non dimostra un bel niente perché la demanialità della trazzera intesa come via destinata al transito degli animali è già stata annoverata come demaniale da re Ruggero e da Federico Barbarossa. A tal fine riporto il brano di Lopresti.

Per altro verso il decreto incarica l’Ufficio Tecnico speciale per le trazzere di Sicilia di accertare le consistenze delle trazzere. A tal fine riporto due significati della parola “consistenza”: la prima tratta dal vocabolario on line Treccani, la seconda dal gergo catastale. consistènza s. f. [dal lat. tardo consistentia, der. di consistens -entis «consistente»]. – 1. a. Solidità, resistenza relativa alle deformazioni o alla pressione, densità La consistenza catastale di una unità immobiliare è la grandezza catastale della stessa, espressa in mq per le categorie ricadenti nel gruppo C, in vani per le categorie A, in mc. per le categorie B. Le strade così pure le trazzere si misurano in lunghezza in Km.(in miglia anticamente) ed in larghezza in metri. Quindi dal punto di vista giuridico non c’è alcun riferimento ai requisiti di una “Via Armentizia” larga canne 18.2 corrispondente a metri 37.68. Per converso la “consistenza” decretata costituiva sicuramente l’incarico particolare rivolto all’Ufficio Trazzere di accertarne la larghezza di metri 37,68 di ciascuna trazzera corrispondente a canne 18 e palmi 2; quindi le “Relazioni di Demanialità” dovevano obbligatoriamente indicare e provare con tracce evidenti la citata larghezza. Infatti, il Decreto Assessoriale pubblicato in Gazzetta che dichiara demaniale ciascuna trazzera ha valore di legge e non occorrevano altri provvedimenti amministrativi per dichiarare la medesima cosa. Ma c’è di più: viene rievocata la “trilogia greca”, forse anche peggio perché le tragedie sono maggiori delle tre “Tetralogie” delle opere greche promosse dalla stesso autore. Infatti: 1) Ruggero II creò le “Regalie” cioè l’appartenenza delle strade alla Corona a beneficio della popolazione; 2) Federico Barbarossa equipara le trazzere con le regalie; 3) il Codice Borbonico crea il demanio stradale; 4) lo Stato Italiano conferma il demanio stradale (oggi articolo 822 del Codice Civile) senza nominare le trazzere armentizie. Pertanto non più tre capi espiatori di Governo ma quattro o addirittura cinque se contiamo anche il codice Napoleonico. Osservo infine che nelle Relazioni in mio possesso su alcune Regie Trazzere di Alcamo non esiste alcun cenno sulle larghezze e sulle tracce antiche di ciascuna trazzera. L’Ufficio in parola si ripete a provare la demanialità delle trazzere senza nominare–come richiede le leggi-, una concreta traccia sui luoghi e nomina soprattutto stupide testimonianze verbali; però  considera implicita la grande larghezza usando le parole “Demanio” e “Regia Trazzera”. Abbiamo diverse volte accennato che le strade Romane erano Regie, così pure quelle costruite dal Borbone ex lege. Nel ripetermi, spero per l’ultima volta, riporto la “Relazione” della Regia Trazzera n. 452 Trapani-Palermo ove leggiamo che il perito Girolamo Vairo dichiara che la trazzera in parola è una Via Consolare larga palmi 40 corrispondente a m.10,32. L’Ufficio conferma ripetutamente nella “Relazione” che trattasi di strada consolare, ma non accenna alla larghezza che peraltro non è contestata, né rinnegata e neanche contraddetta (Vedi capitolo X-parte II. pubblicata il 9 novembre 2019). Leggiamo in basso le testuali parole:”La demanialità è comprovata con i titoli seguenti:…Relazione del 5/12/1801 dell’Ing. Girolamo Vairo della Regia Sopraintenza Generale… Detta Relazione spiega che quel tratto di strada è una Via Consolare larga palmi 40. Di conseguenza non è per antonomasia trazzera armentizia. Ecco lo stralcio. Da non trascurare che la larghezza delle 690 trazzere superano le larghezze delle attuali autostrade. Infatti, in Italia la larghezza complessiva del piano stradale a quattro corsie è stabilita in 24 m e della carreggiata a due corsie in 7,50 m, contro, rispettivamente, i 40 e 7,50 m del Belgio; i 30 e 7,50 m della Repubblica Federale di Germania; i 27 e 7 m della Francia; i 27 e 7,30 m della Gran Bretagna; i 26 e 7 m della Svizzera.

Infine, continuando la lettura del Giornale di Sicilia, aggiungo con sicurezza che solo le mappe del Catasto sono corrette e non quelle redatte dall’ex Ufficio Trazzere. A tal proposito il mio maestro architetto Luigi Santagati nel lontano anno 2006  ha scritto quanto appresso:

Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere di Sicilia

Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere di Sicilia Istituito durante il Regno d’Italia, a partire dai primi anni del secolo (Decreto Luogotenenziale n. 1540 del 23 agosto 1917) ricevendo le competenze sin’allora svolte dall’Ufficio del Genio Civile (Legge 20 marzo 1865), sino al 1960 l’Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere di Sicilia ha studiato e registrato sui fogli catastali dei comuni della Sicilia l’andamento delle trazzere riportandole poi a parte su apposita tavola a scala 1: 25.000 e dandone anche una descrizione scritta e grafica in scala 1:100.000. La mancanza di personale qualificato dal punto di vista storico e la presenza solamente di personale tecnico ha impedito che l’Ufficio Trazzere facesse un lavoro completo e sicuro specie dal punto di vista della genesi temporale dei tracciati. Per cui, in moltissimi casi, manca una comprovata documentazione storica della trazzera che ne comprovi il sicuro possesso o il sicuro tracciato ed andamento. Così su circa 14.000 km di trazzere esistenti, solo 11.400 km circa sono state demanializzati, mentre dei restanti 2.600 km circa non ne sono stati neanche indicati i probabili punti di passaggio fosse anche alla più ampia ed approssimativa scala di 1:100.000. Addirittura all’Ufficio Trazzere esiste solo una mappa in scala 1:250.000 delle trazzere demaniali di scarsa utilità disegnata nel 1929 e rivista tra il 1950 ed il 1960. I tracciati delle Regie Trazzere disegnati dall’Ufficio, in scala 1:25.000 o 1:50.000 sono per lo più vaghi, scarsamente veritieri, non costruiti sugli IGM in scala uguale e con riferimenti topografici spesso non rintracciabili. Innumerevoli gli errori di tracciato, con una media di almeno un paio a planimetria supportati da disegni piuttosto rozzi ed approssimativi. I riferimenti topografici sono anch’essi approssimativi e raramente rintracciabili, né aiutano molto le planimetrie catastali allegate la cui imprecisione è spesso altrettanto notevole! Addirittura anche le intestazioni dei disegni sono spesso indecifrabili e non si comprende neanche il nome del disegnatore. Difficoltoso si presenta, anche all’occhio più allenato, il riporto esatto sugli IGM. Quanti rettilinei sono diventati storti ma soprattutto quante curve sono state raddrizzate! Infine da segnalare, purtroppo, che alcuni fascicoli originali risultano addirittura scomparsi (fascicoli relativi alle R.T. 40 Canicattini-Bivio Fusco e R.T. 46 Bivio Madonna della Mendola a Castellammare del Golfo-Bivio Merla). Al contrario, nelle mappe catastali impostate nel 1866, è invece possibile constatare la presenza di trazzere che però non sono state censite dall’Ufficio Trazzere tra le demaniali, per cui assistiamo al caso ditracciati presenti al Catasto ma non riportati sulle carte ufficiali dell’Ufficio Trazzere, e tracciati censiti all’Ufficio Trazzere ma non al Catasto e praticamente divenuti res nullius. Inoltre il lavoro dell’Ufficio Trazzere si è particolarmente concentrato sulla parte centro-occidentale della Sicilia trascurando in misura notevole le province di Catania, Ragusa e Siracusa e, in parte, quella di Messina, salvo il settore ad Occidente di Milazzo. Per cui se nella Sicilia centro-occidentale non è stata trascurata (quasi) la più piccola Regia Trazzera, nelle restanti parti i buchi sono più che evidenti. Il lavoro, che si è particolarmente sviluppato intorno al 1927-30 e poi, con un salto di più 20 anni, intorno al 1952-54 (probabilmente in coincidenza con la riforma agraria), si presenta pertanto disomogeneo e non aiuta di certo la ricerca storica. Scopo del presente lavoro è stato anche quello di riportare in un’unica pianta tutti i tipi di Regie Trazzere, anche quelle riportate solo sui catastali borbonici o sparse su varie altre carte della Sicilia. CAPITOLO II 23 ––––––––––––––– 16) Quest’immagine della Rete trazzerale della Sicilia, in verità incompleta specie nella parte del messinese, del catanese e del siracusano, si può vedere a pag. 18 del libro di Gaetano Gallotta, Trazzere di Sicilia, Edizioni d’arte Sarcuto, Agrigento 2001. Oltre ad essermi recato più volte alla sede dell’Ufficio Trazzere, visite da cui non posso dire di avere ricavato molto, per alcune notizie sulle Regie Trazzere ho consultato anche l’opuscolo Le trazzere di Sicilia. Notizie storiche, edito nel 1987 dall’Ufficio del Catasto di Caltanissetta e curato dal geometra Ignazio Mulè (fornitomi dall’ing. Giuseppe Canalella di Mussomeli) in cui sono soprattutto esplicitati i doveri dell’Ufficio Trazzere. Cartografia specifica La cartografia generale specifica che possa aiutare nelle ricerche storiche è di difficile reperimento sebbene negli ultimi anni sia l’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente che quello ai BB.CC.AA. abbiano prodotto una cartografia di base della Sicilia in scala 1:250.000. Detta cartografia è stata però realizzata con sistemi grafici di difficile reperimento (ad esempio con il programma per computer CAD Arcwiev) e non con standard di base quale può essere l’ormai diffusissimo AutoCAD. Confrontando però ad esempio le diffuse carte turistiche del Touring Sicilia, della De Agostini o dell’ACI alla stessa scala oppure altre carte redatte in anni precedenti da altri uffici regionali, non si ha la coincidenza del perimetro dell’Isola nè dei centri abitati tra la Carta regionale e nessuna delle carte considerate. Da pochi anni sia l’Assessorato Regionale al Territorio ed Ambiente che l’Assessorato ai BB.CC.AA. tramite i loro uffici distaccati sono in possesso di una cartografia in scala 1:10.000 dell’intero territorio siciliano ed in scala 1:2.000 di tutti i centri abitati isolani e di particolari porzioni del territorio regionale. Studi già elaborati nel settore I Programma di Iniziativa Comunitaria Leader II sono una serie di lavori di analisi del territorio.Ma poiché l’autore considera la cultura un bene universale, chiunque può riprodurre parte di quest’opera, citandola. Realizzato con il patrocinio della REGIONE SICILIANA Assessorato regionale dei Beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione.FONTE: Viabilità e topografia della Sicilia antica © 2006 Luigi Santagati.

                Andiamo avanti con l’articolo in parola è leggiamo:

… La ragnatela degli abusivi involontari… delle 11 trazzere distribuite nella città… Ecco la rete trazzerale (cioè precisamente la ragnatela come scrive la Cronista) disegnata dall’ex Ufficio Trazzere nel 1952. Perciò 11 trazzere edificatinelle vie cittadine di Palermo con condomini che si allungano per Km. 3 o 4 e in qualche strada addirittura per Km 5 decretate nel 1954 e disegnate dall’ex Ufficio Trazzere:

Osserviamo a chiare lettere che l’intero territorio di Palermo è stato ben disegnato da splendide aree geometriche più disparati (trapezi, triangoli, rettangoli, quadrati, esagoni rombi e non so cosa altro aggiungere). Altro che percorsi in linea retta come hanno scritto la storia i “Trazzerologi”. Questi disegni blasfemi intendono rapprentare arcaiche strade armentizie dritte ed erbose adatte alla transumanza, comprese le 11 trazzere che attorniano e attraversano le strade di Palermo. Sicuramente è uno splendido quadro d’autore da mettere in mostra per renderlo noto a chiunque per racimolare qualche elogio!!!

Andando avanti con la lettura del Giornale leggiamo: (La ragnatela)…si è allargata a macchia dal mare ai monti…per lunghi chilometri nelle traverse che portano a Boccadifalco, Falsomiele, Acqua dei Corsari, Pallavicino, Resuttano, Mondello,  Addaura, Isola delle Femmine, Tommaso Natale, Altarello.

A proposito dell’espansione del tessuto della ragnatela cittadina sento il dovere di riportare la seguente pagina scritta dal notabile storico palermitano Rosario la Duca che ci fa capire in che maniera si è estesa e come è stata recepita dai poteri pubblici “la ragnatela allargata  a macchia d’olio dal mare ai monti…(i nuovi quartieri accettati senza remore dalla Corona): da considerare che il periodo storico dell’espansione della città riferito dal La Duca è 1818 e l’agro iniziava dal mare di Sferracavallo e si estendeva dalle terre di Villagrazia (di Palermo) e comprendeva S. Ciro, Ciaculli e Villabate scendendo fino ad Acqua dei Corsari. Ecco le testuali parole del La Duca

Quindi questa volta ha scritto bene la cronista sui siti sotto indicati: Boccadifalco, Falsomiele, Acqua dei Corsari, ecc., ecc..

Per individuare correttamente i luoghi ho segnato nella carta stradale sottostante con tratti di penna di colore rosso i luoghi sopra indicati con le relative strade che si innestano con il circondario e coprono con le Vie a ventaglio l’intera città senza tenere in considerazione i fiumi Oreto, Kemonia, Papireto, gli acquitrini e le paludi.

Purtroppo la Cronista non è informata che l’800 è un anno nevralgico per la Sicilia, sia per le Trazzere gestite dalla Corona che per l’espanzione della città di Palermo  che ci ha raccontato il caro La Duca. Ecco i fatti storici salienti e innovativi per la città di Palermo e per l’intera Sicilia:

1)Re Ferdinando il 23 gennaio 1806 fugge da Napoli e si rifugia a Palermo; l’esilio dura fino al 1815 con la Restaurazione del Congresso di Vienna 9 giugno 1815 (Vedi capitolo IX-parte III, pubblicato l’11 maggio 2019);

2)1811-Lupus in fabula: pubblicazione in Palermo dell’ennesimo seguente Bando sulle trazzere usurpate:

Accenno un breve riepilogo per facilità di lettura il Bando in parola.

Il 24 marzo 1811 (Vedi capitolo IX-parte I, pubblicato il 23 febbraio 2019) viene pubblicato il Real Dispaccio sopra riportato riguardante l’obbligo di rispettare la larghezza delle trazzere di canne 18 e palmi 2 per il comodo passaggio del bestiame disponendo quanto appresso:

  1. a) ogni anno il Maestro Segreto deve pubblicare un bando che prescriva la conservazione delle trazzere e si punisca con l’ammenda di 50 once qualsiasi usurpazione;
  2. b) che si reintegri in “modo esecutivo” le usurpazioni commesse da tali epoche in poi (dopo gli anni 90) in esecuzione dei bandi 1787 (Vedi capitolo V-parte II, pubblicato il 13 maggio 2017), 1788 (Vedi capitolo V-parte IV. Pubblicato il 16 settembre 2017), 1789 (Vedi capitolo e 1801 (Vedi capitolo V-parte VIII, pubblicato il 10 febbraio 2018);

…c) che non debba aver luogo la reintegrazione (forzata) per le terre usurpate nelle quali sono piantate alberi o fabbricate case, ma costringere a pagare un censo.

Dato in Palermo il 24 marzo 1811 a firma Donato Tommaso.

E’ accettabile credere che re Carlo Borbone residente pure a Palermo con abitazione nella Palazzina Cinese nelle vicinanze tra l’altro di Pallavicino e Mondello (zone in bonifica  dalle acque e dalla malaria per volontà dello stesso Borbone), si è fatto rubare le trazzere di Boccadifalco, Falsomiele,Acqua dei Corsari, Pallavicino, Resuttana, Mondello, Addaura, Isola delle Femmine, Tommaso Natale e infine Alterello? La risposta mi sembra ovvia, tuttavia il discorso riguardante l’usurpazione delle trazzere vedremo più avanti che non finisce qui;

3) Nel 1812 re Ferdinando sotto pressione del Parlamento Siciliano con l’appoggio  degli Inglesi protettori della Sicilia concede la Costituzione (Vedi capitolo IX-parte III, pubblicato l’11 maggio 2019);

4) il 21 marzo 1817 viene pubblicata la legge sul “Contenzioso Amministrativo” (Vedi capitolo IX-parte I, pubblicata il 23 febbabraio 2019) allo scopo di separare la giurisdizione amministrativa (oggi conferita TAR – Tribunali Regionali Amministrativi) da quella giudiziaria. Qui sotto riporto i testi originali.

Le controversie riguardanti le strade così pure le trazzere rientrano nel contezioso amministrativo, fanno eccezioni le vie vicinali. Ecco i testi originali.

Per le strade e le trazzere giudicheranno i Sindaci e i Consigli d’Intendenza. Da evidenziare che i citati giudici non hanno la “toga”, cioè i giudizi qualitativamente non sono indipendenti, ma governativi.

A questo punto assicuro il lettore che la guerra sulle trazzere è stata di notevole portata in tutte le provincie e Intendenze della Sicilia, dimostrata per la provincia di Trapani dalle mie ricerche presso l’Archivio di Stato di Trapani. Ecco alcuni documenti:

            Ho segnalato con tratto di penna di colore rosa oltre le città, l’oggetto dell’usurpazione descritte come vie pubbliche e non trazzere. Evidenzio che l’avvenuta usurpazione è riferita a brevi percorsi presso feudi nei territori delle città non capoluoghi. Infatti presso l’Archivio Storico di Erice (Monte S. Giuliano) sono custoditi numerosi “Processiculi” riguardanti alcune strade di detto territorio che dimostrano che Sindaci e Intendenti sono stati abbastanza attivi a reintegrare le trazzere perdute nelle città di ciascuna Provincia.

Riporto qui sotto una pagina dell’elenco e classificazione delle vie di monte S. Giuliano deliberate nel 1867 dal Consiglio Comunale. E’ interessante notare la denominazione: “trazzera per condurre all’acqua pubblica delle tre fontane”; la larghezza originale di m. 10,32 (sicuramente strada Romana) e la larghezza attuale m. 4,12. Vedremo in seguito che questa strada è stata oggetto di contenzioso.

Adesso riporto la prima pagina del processiculo riguardante la trazzera in parola di Macari (Erice).Con un penna di colore rosa ho sottolineato “…sino alla sorgiva delle tre fontane in Macari”.

Dopo tanto baccano (Ecco altro esemplare documento):

La mobilitazione attiva ed operativa di Sindaci Intendenti ed Agenzie del Contenzioso in tutta la Sicilia,  risulta chiarissimo a questo punto che il Borbone ha incamerato anche il granello sabbia nella ricerca, inventariazione, reintegra e vendita delle trazzere  che ebbe inizio con il dispaccio del 21 aprile 1785 che qui appresso riporto:

(Vedi capitolo V-parte II, pubblicato il 13 maggio 2017).

Anticipo adesso che dalla Statistica risultano usurpate in tutta la Sicilia oltre 632 salme di terreni alle trazzere. Lavoro svolto nelle campagne e nei feudi di paesi e città non capolughi delle sei Valli.

Archivio di Stato (Gancia) di Palermo-Rami e diritti diversi filza 1693) 

5) Infine la statistica del 1854 taglia la testa al toro. Non esistono  trazzere nelle città capoluoghi quali: Palermo, Messina, Catania, Noto, Trapani e Caltanissetta. E’ sorprendente l’assenza di Agrigento. Ecco la copertina del grande volume.

Archivio di Stato (Gancia) di Palermo Filza 1693

            Ecco l’elenco dei Comuni del territorio di Palermo che elenca 32 città. Mi manca la pagina successiva, ma sono sicuro che non sono più di altre cinque città. Complessivamente non arrivano a quaranta città.

Quindi il Giornale di Sicilia, la giornalista Transirico e tutti i responsabili dei condomini costruiti sulle 11 Regie Trazzere che hanno occupato interi quartieri di Palermo e  per lunghi kilometri nei quattro punti cardinali, possono scrivere a chiare lettere al Demanio Trazzerale che le usurpazioni li devono ricercare nelle città segnate in quel libro e non nella città Palermo ed evitare un pesante contenzioso. L’accertamento è facile perchè il libro riporta  la città, il nome e cognome dell’occupante, la contrada e l’estensione del terreno occupato, gli anni di occupazioni, perdonando le usurpazioni superiori a 90 anni. Ecco una pagina del libro.

Mutatis mutandis i condomini hanno tutte le prove per dimostrare l’inesistenza di trazzere larghe m. 38 in fatto (Mancanza di tracce e documenti antichi che dimostrano l’esistenza arcaica della trazzera armentizia, Palermo ha scarsa popolazione tanto da non giustificare il passaggio di 1000 pecore in 11 strade armentizie; E’ circondata dalle acque di fiumi e di torrenti con ampie zone malariche; In città mancano ovili e allevamenti; L’intera Sicilia non ha trazzere o strade armentizie di lungo percorso, ma nelle campagne di piccoli centri, ecc. ecc.) e in diritto(la demanialità della trazzera non  prova la larghezza di m. 37,68). Quindi un contensioso promosso dagli interessati è a scapito della Regione;

6) Siamo arrivati al 1860 i Borboni sono stati cacciati dalla Sicilia e arriva il Regno d’Italia. Dopo circa un secolo (1860-1954) si affacciano a piena titolo (e inoppugnabili) Km.  11.500 di Regie Trazzere come patrimonio armentizio della Regione Siciliana. Passiamo dalla Padella alla brace! Il Borbone ha perdonato le usurpazioni dopo i 90 anni di occupazione, l’ex Ufficio Trazzere non solo non ha perdonato nessuno, ma le strade Romane (Vedi capitolo I-parti V-VI e VII), le strade costruite dal Borbone, e quelle costruite dall’Anas li ha battezzate tutte Regie Trazzere armentizie. In basso propongo le mappe in discorso.

            La sottostante carta stradale è volontà legislativa  per sopperire le prime necessità di viabilità nel secondo anno dell’avvento del Regno d’Italia. Mi ha colpito tanto la strada pietrosa (certamente non Regia Trazzera)percorsa a cavallo da Carlo V (Vedi capitolo III-parte I, pubblicato il 2 aprile 2016) Termini-Ganci-Nicosia-Troina-Randazzo-Taormina. Nello sfogliare il capitolo del 2 aprile 2016 ho rivisto il commento dell’articolo  di un certo Pietro castellammarese non di mia conoscenza che parla “di fatalismo, di indifferenza, rassegnazione del popolo siciliano e di eventi (che) passano sulle nostre teste senza un moto di reazione, nell’indifferenza e nel fatalismo più totale”. Ecco il commento:

Pietro ha detto:

2 aprile 2016 alle 22:51

Salve Antonino La cosa che mi colpisce di più nel suo nuovo racconto è il riferimento alla nascita del fatalismo e della rassegnazione del popolo siciliano e la conseguente indifferenza di cui siamo permeati ancora oggi difronte agli eventi. È’ difficile districarsi in questa alternanza di dominatori del nostro destino dopo il regno dei Normanni. Tutto è passato sulla testa dei siciliani senza averne mai avuto consapevolezza e parte. Ho letto in passato una Storia della Sicilia di Denis Mac Smit,in riferimento alla stagnazione economica della Sicilia lui attribuiva alla mancanza di vie di comunicazione tra la costa e l’entroterra la responsabilità,là dove,da questo suo racconto sembra emergere l’inutilità della costruzione di strade. Si riferiva alla perdita di concorrenzialità,proprio per la mancanza di strade,al trasporto a dorso di muli e quindi all’alto costo del trasporto del grano dal l’entroterra fino alla costa,ciò era riferito anche al trasporto dello zolfo. Il nostro moderno fatalismo di castellamaresi ci fa dire per esempio che questo nostro porto,in perenne costruzione non sarà mai terminato e che tutto andrà in rovina. Anche oggi gli eventi passano sulle nostre teste senza un moto di reazione,nel l’indifferenza è nel fatalismo più totale. Ma che fatalismo e indifferenza sono diventati geni inseriti nel nostro DNA? Grazie sempre per i suoi racconti.

                Questo commento da me riportato vuole essere un invito rivolto ai “CONDOMINII” - peccatori Palermitani di far valere con autorità e mandare in pensione senza fatalismi, indifferenza e rassegnazione,dopo oltre due secoli, una istituzione spilla soldi, qual è il Demanio Trazzerale che ha pure inventato trazzere dove non potevano mai esistere. Poco più avanti mostro che anche la Trazzera n. 207  come la 409 (Vedi capitolo X-parte III, pubblicato il 9 novembre 2019)  non meritano neanche di essere nominate.

Fonte: Tesoriere Giuseppe-Le Strade e le Ferrovie in Sicilia-le tappe del loro sviluppo dopo l’unificazione-Zedi Italia Palermo 1990.

La sottostante carta è quella di Giuseppe Perez da evidenziare che la Palermo-Vallelunga è stata la prima strada costruita dal Borbone (Vedi capitolo VII-Parte I. pubblicato il 23 giugno 2018)

 Vincenzo Emanuele Sergio, Giuseppe Perez- UN SECOLO DI POLITICA STRADALE IN SICILIA.     A cura di Carmelo Trasselli- Salvatore Sciascia Editore-Caltanissetta – Roma 1962. Custodito della Biblioteca Dipartimento Città e Territorio collocazione 542-8.2.20 della facoltà di Ingegneria di Palermo.

La mappa sottostante mostra con chiarezza che le strade che percorrono la città di Palermo sono tre: 1) la Via Valeria che proviene da Termine arriva a Partinico ed entra nella provincia di Trapani; 2) la Palermo-Agrigento che attraversa Misilmeri e Bolognetta; 3) con tratto di penna rossa è indicata la Palermo-Hiccara (Carini) che è altra strada Romana descritta nell’Itinerarium di Antonini. Sono tutte vie Romane e non Trazzere armentizie ed i medesimi percorsi come dimostra la carta di Tesoriere, sono stati utilizzati per costruire prima strade rotabili e poi le Nazionali come la futura  S.S. 113 da Messina a Trapani.

Non esistono altre strade.

Fonte: Tesoriere Giuseppe-Le Strade e le Ferrovie in Sicilia-le tappe del loro sviluppo dopo l’unificazione-Zedi Italia Palermo 1990.

Anche le carte del Villabianca ci danno prova e conferma delle due strade Romane e precisamente la Via Valeria della “Tabula Peutingeriana” e la Hiccara Lilybeo “dell’Itinerarium di Antonini” (Vedi capitolo I-parte III, pubblicato il 20 giugno 2015). Ecco le due mappe, la prima antica e l’altra moderna: nella carta stradale sotto riportata ho segnato con tratti di penna di colore azzurro la “Via Valeria”; con tratti di colore rosso la Hiccara-Lilybeaum che incrocia a Parthenicum la Via Valeria e attraversa Entella (Contessa Entellina) Olivam (forse Salemi???); Infine la Agrigentum-Panormus che attraversa Misilmeri e Ogliastro.

Con carta stradale moderna sopra riportata vengono indicate le seguenti strade: la Palermo-Cefalù, cotruita sulla Via Valeria; la Palermo-Vallelunga (Vedi capitolo VII-parte I, pubblicato il 23 giugno 2018) costruita sulla Panormo-Agrigentum e la Palermo-Sciacca costruita sulla Palermo-Corleone (Vedi capitolo I-parte V, pubblicato il 12 settembre 2015). Infine, mi preme ancora una volta riportare uno stralcio della mappa in parola per evidenziare che il Villabianca inserisce anche lo schizzo dell’intera città di Palermo che ho evidenziato con tratti di penna colorati rosa e bianchi. A colpo d’occhio notiamo   subito le due principali strade: il “Cassero” con orientamento Nord-Sud e la Via Maqueda con orientamento Est-Ovest. Il Cassero ad Ovest è collegato con la bella Via che conduce a Monreale. Anche questa immancabilmente è stata battezzata Regia Trazzera che porta il numero 119!

A tal proposito riporto quanto ha scritto con pugno proprio il Villabianca in merito a questa strada Monreale-S. Giuseppe  che finisce a Corleone.

Dagli acquisti fatti pochi anni (or) sono dal Marchese della Sambuca Giuseppe di Bologna delle grosse masserie e feudi …del Macellaro ed altri, nei quali si trova egli fabbricate delle novelle Terre sotto le dominazioni di S. Giuseppe nelli Mortilli e di Camporeale nel Macellaro, a riguardo di tal Magnate trovava(?) allora col posto di Napoli di primo Maestro e Segretario di Stato della Corona, si risolvette la Deputazione del Regno col dominio delle strade costruire la bella strada carrozzabile che prende dalla città di Monreale fino alle due dette terre+di Sambuca e più oltre nel Regno. Colla fabbrica quindi di questa strada ecco venir fatta posizione della tanto sospirata strada per andare da Palermo a Partinico che tanto gioverebbe alla Capitale per il commercio e trasporto dei vini e frumenti, dei quali è caricatore cammino sette miglia di scabroso e calpestre cammino restare da farsi per il compimento della deliberata strada di Palermo, e Partinico”.

 

            Quindi gli armenti da S. Giuseppe o meglio, da Corleone a Monreale percorrevano trazzere ruvide, pietrose e di maleagevole percorso, senza boccheggiare le erbe fresche per sette e più miglia.

Concludo avendo dimostrato che anche il palermitano Villabianca riconosce che la Via Valeria tratta dalla tabula Peutingeriana e la deviazione perHiccara [Carini] del percorso di Antonini sono le vie Romane; restano invece strade di ordinaria larghezza costruite dopo la bonifica dei “pantani”causati dai fiumi Oreto, Kemonia e Papireto le vie che attraversano Falsomiele, Alterello, Boccadifalco, Pallavicino, Addaura e Mondello.

Ritorno adesso alla carta con i bei disegni geometrici tracciati dall’ex Ufficio Trazzere ove ho segnato con un cerchietto azzurro il n. 207 che intende rappresentare la Trazzera del Litorale  come è indicata in basso con il relativo percorso:

Dico subito che questa strada non può che essere la strada del “pantano” assieme alla 490 chiamata Palermo (Sampolo)-Mondello altro che strade armentizie. Aggiungo inoltre che tutto il versante Ovest e Sud-Ovest della mappa in parola disegnata con le aree giometriche più disparate e corredate di numeri sono tutte antiche Regie Trazzere  inventate.  In tutta quell’area, ripeto ancora una volta, esistevano in epoca Romana solo due strade la Valeria e la Palermo-Carini come abbiamo già visto sopra con le carte stradali di Villabianca. In particolare non esiste alcuna strada del litorale Isola delle Femmine-Sferracavallo-Tommaso Natale-Mondello-Palermo. Non esiste neanche la 490 Palermo-Mondello.   Sulla Palermo-Carini che attraversa S. Lorenzo-Tommaso Natale-Sferracavallo-Isola delle Femmine hanno costruito, come abbiamo visto sopra con la pianta del Tesoriere è stata costruita la S.S. 113. Una ulteriore prova è fornita dalla sottostante pianta che con due pennellate azzurre ho evidenziato le due uniche strade esistenti.

Archivio di Stato (Gancia) di Palermo

la carta stradale di Agatino Daidone del 1702 mostranole medesime strade. Anche in questa pianta non esistono le trazzere 207e 490che ho evidenziato con un tratto di penna di colore celeste.

Archivio storico Comunale di Palermo

Altra carta Agatino Daidone

            Propongo infine la carta Schmettau 1720, familiare ai lettori, ove ho evidenziato la Via Valeria e la Palermo-Agrigento che attraversa Mussomeli (Misilmeri) e Ogliastro. Si intravede una strada per monte Pellegrino segnata con una pennellata di colore viola, mentre nessuna strada è visibile dalla Lanterna, Torre Rinella (Arenella), ecc.

In chiusura per far conoscere in primo luogo al Giornale di Sicilia ed alla giornalista Connie Transirico ed a tutti i cari lettori, metto in mostra l’intera rete di “trazzere armentizie” formata di Km. 11.500 che coprono il 2% del territorio Siciliano,  corrispondente ad un quarto circa della circonferenza del globo terrestre ed un viaggio di andata e ritorno delle Americhe attraveso l’oceano. A tal fine riporto pertanto qui sotto la bellissima carta di Sicilia ricamata con il miglior punto “a giorno a zig zag...”

 Qualcuno mi potrebbe segnalare in questa carta le famose “Drecier”cioè le strade dritte a fondo erboso naturale adatte alla transumanza estiva idonee a far pascere e boccheggiare gli armenti negli spostamenti dalle calure estive alle terre fresche delle alte montagne? Una simile risposta spetta per obbligo al  Presidente di Siciliantica architetto Giambattista Condorelli intervistato dalla Giornalista il quale dichiara che alcune trazzere sono intatte e le tracce possono essere trovate non solo nei documenti catastali, ma pure nei lasciti testamentari.

Da alcuni mesi aspetto dall’Architetto alcune risposte in merito. Come replica aggiungo che nei Catasti sono indicate  le Regie Trazzere non come strade armentizie ma a mio giudizio come “Regalie”. Infatti le strade armentizie chiamate Regie Trazzere  non sono neanche nominate  dal dettato del Codice Civile (articolo 822),  come non è nominato il demanio trazzeriale. A tal proposito riporto la recente sentenza della Cassazione  che separa il “Demanio necessario” e “demanio eventuale o accidentale”. La Cassazione del 1.3.2018 n. 4864 ha affermato che il demanio accidentale ex art. 822 cc per legge è caratterizzato da due elementi: a) l’appartenenza; cioè il bene deve essere di proprietà dello Stato o del Comune o della Provincia ex 824 cc b) e la caratteristica del bene;  il bene, cioè, deve presentare le qualità che sono proprie di quelle categorie di beni indicate dall’art. 822 comma 2 cc. La qualità della Trazzera armentizia è la sua larghezza di circa m. 38 che non trova riscontro nell’articolo 822. E’ diabolico il solo pensiero che già esistevano in epoca arcaica 11.500 Km di trazzere e che avevano una larghezza superiore alla larghezza attuale di una autostrada. Stando così le cose, i 690 decreti sono  in toto infondati. Altrimenti i Decreti Assessoriali hanno aggiunto un tassello  all’articolo 822 del Codice Civile  perché come si osserva nella mappa che abbiamo visto sopra tutte le strade della Sicilia, comprese le Vie cittadine sono state cancellate e sostituiete con le trazzere armentizie denominate Regie Trazzere. Allora l’articolo 822 in parola deve essere letto e interpretato nella seguente maniera:.. 2° comma art. 822: …”“Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato le strade, (le Regie Trazzere), le autostrade, le strade ferrate…ect.”. Chiaramente la giornalista non è stata informata né sulle origini delle trazzere, né sulle operazioni svolte in pochissimi anni per comporre definitivamente una attentissima carta non stradale. In chiusura dell’articolo riporto l’elenco di dieci trazzere con le rispettive vie che attraversano gli armenti nella moderna città di Palermo. Resto a disposizione dei cari lettori e lascio ulteriori accertamenti, riflessioni e commenti agli incriminati usurpatori di queste vie.

Ecco il percorso: Da PORTA DI CASTRO (non più esistente) · la regia trazzera per Corleone, attuali Corso Pisani, via Catalano, via Altofonte, Ponte della Grazia, borgata di Villagrazia,…. da questa si stacca la strada per Monreale, attuale via Palmerino…(Artemisia).

a PORTA MAZZARA e PORTA DI CASTRO · la regia trazzera per Campobello di Mazzara, attuali via Ernesto Basile, via Gaetano Costa, borgata di Pagliarelli, via Olio di lino, borgata della Molara e di Aquino,…a

Da PORTA FELICE e PORTA DEI GRECI · la regia trazzera per Termini Imerese, strada litoranea, attuali Foro Italico, via Ponte di Mare, via Messina Marinae, poi Strada Statale 113,

Da PORTA TERMINI (non più esistente) · la regia trazzera per Ventimiglia di Sicilia, attuale Corso dei Mille fino al paese di Villabate,… da questa si staccano: 1. la regia trazzera per Misilmeri, attuali via Brancaccio, via S.Ciro, borgata di Ciaculli, via Croce Verde, Portella di Gibilrossa,… 2. la regia trazzera per Belmonte Mezzagno e Bolognetta, attuali via Buonriposo, borgata della Guadagna, via Belmonte Chiavelli, salita Mezzagno, poi Scala dei Muli,…

Da PORTA NUOVA

· la strada per Monreale, attuale Corso Calatafimi, che sostituì la vecchia strada (via Palmerino) tra la seconda metà del ‘500 e la seconda metà del ‘700. E’ il primo esempio di strada extra-urbana non tortuosa, ma perfettamente rettilinea. · la regia trazzera per Trapani, attuali via dei Cappuccini, via Pitrè, via Altarello, borgata di Boccadifalco,…

Da PORTA CARINI

· la regia trazzera per Torretta, attuali Corso Finocchiaro Aprile, piazza Principe di Camporeale, via Noce, via Evangelista di Blasi,… · la strada per Carini, attuali via Carini, via Brunetto Latini, via Malaspina, piazza Ottavio Ziino, via Principe di Palagonia, ....

Ho compiuto con mia buona volontà e con tanta fatica quest’ultimo lavoro sulla città di Palermo allo scopo di far comprendere e invogliare la classe erudita Palermitana a reagire su così tanto eccesso di potere dei 690 decreti che configurano irragionevolezza, travisamento ed erronea valutazione di fatti e ingiustizia manifesta. Il danno di innocenti usurpatori di palazzi costruiti su trazzere inesistenti in tutta la Sicilia  è grave e perseguibile in nome delle leggi vigenti, senza indifferenza, senza rassegnazione e senza fatalismo come ha commentato il lettore Pietro il 2 aprile 2016 (solo il primo anno maturato di questa rubrica). Adesso  Lo voglio smentire affermando che non è vero che il DNA dei Palermitani  è caratterizzato da indifferenza fatalistica(“Solve et Repete” cioè “Paga e Richiedi” questa è la sola clausola risolutiva o creare un moderno Vespro Siciliano).

La prossima puntata verrà pubblicata Sabato 8 febbraio è parlerò delle strade costruite dal Borbone dopo il 1824 allo scopo di mettere ancora tasselli alle 11.500 Km di Regie Trazzere.

Un caro augurio di Buon Natale ed un felice anno nuovo agli affezionati lettori, alla Redazione e al Direttore del Giornale.

                                                                             Antonino Messana

    NOTA

I Decreti (non le Relazioni) pubblicati nelle Gazzette Ufficiali non erano impugnabili perché non contenevano le indicazioni catastali fogli e particelle di ciascuna città per mettere in grado i proprietari di riconoscere la trazzera nei propri terreni o abitazioni. L’assenza di tale notizia comportava che tutti i Siciliani proprietari di terre e abitazioni si dovevano recare all’Ufficio trazzere per sapere se la propria casa o terreno cadesse nella trazzera. Per altro verso nessuna indicazione e pubblicità è stata data mai eseguita in loco delle 690 trazzere incamerate dalla Regione. La notizia è stata data ai Comuni solo nel 2009 per costringere al pagamento i richiedenti di licenze edilizie e da poco tempo ai Notai per stipulare un atto di vendita come abbiamo appreso dal giornale. Doppio tradimento.

Bibliografia

-La Duca Rosario-Alla scoperta del tuo quartiere-Edizioni e Ristampe Siciliane custodito dalla Biblioteca Comunale di Alcamo-collocazione 711.45.8.23.

-La Duca Rosario-Cercare Palermo-La Bottega di Hefesto-Palermo 1985. Custodito dalla Biblioteca Civica di Alcamo.

-Santagati Luigi– Viabilità e topografia della Sicilia Antica. Volume I. La Sicilia del 1720 secondo Samuel von Schmettau ed altri geografi e storici del suo tempo, Assessorato regionale siciliano ai BB CC AA, Caltanissetta 2006

  Vincenzo Emanuele Sergio, Giuseppe Perez- UN SECOLO DI POLITICA STRADALE IN SICILIA.     A cura di Carmelo Trasselli- Salvatore Sciascia Editore-Caltanissetta – Roma 1962. Custodito della Biblioteca Dipartimento Città e Territorio collocazione 542-8.2.20 della facoltà di Ingegneria di Palermo.

Tesoriere Giuseppe-Le Strade e le Ferrovie in Sicilia-le tappe del loro sviluppo dopo l’unificazione-Zedi Italia Palermo 1990.

-LA SICILIA DISEGNATA. LA CARTA DI SAMUEL von SCHMETTAU 1720-1721. DI LILIANE DUFUR. PUBBLICATO DALLA SOCIETA' DI STORIA PATRIA - PALERMO 1995. Custodita dalla Biblioteca Civica di Alcamo.

-Manoscritto di Francesco Maria Emanuele Gaetani – Diari Palermitani 1788, custodito presso la Biblioteca Comunale di Palermo – Casa Professa Collocazione Qqe97.

-Lo Presti Antonino-Monografia di DIRITTO PUBBLICO sulle TRAZZERE DI SICILIA  STAMPERIA DI G. B.LORSNAIDER-Palermo 1864. Custodito dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani collocazione XLVIII D 31.

-Archivio di Stato di Trapani-Fondo Intendenza.

-Archivio di Stato (Gancia) di Palermo- Trazzere-Rami e Diritti Vari Volumi 1630 1705

 

 

     

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