I danni da consumo di sostanze alcoliche nei giovani e le strategie preventive

Pubblicato: sabato, 19 ottobre 2019
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Intervista al dott. Faillace

A seguito dell’intervista pubblicata la scorsa settimana effettuata al dott. Faillace, psichiatra, Direttore dell’U.O.C. Dipendenze Patologiche e Ser.T della ASP di Trapani, sui danni da consumo di sostanze stupefacenti, oggi vi propongo una seconda intervista al dott. Faillace, questa volta mirata ad un approfondimento circa il consumo di alcol nei giovani del nostro territorio, ai danni arrecati all’organismo ed alle strategie preventive sul consumo di alcol e di sostanze stupefacenti, sia da parte delle istituzioni che della famiglia.

È vero che il consumo delle sostanze alcoliche nei giovani è tendenzialmente in aumento? Quali danni arreca il consumo di alcol all’organismo di un giovane?

La valutazione epidemiologica oggi viene effettuata tramite il sistema “Passi” che, per motivi di privacy, riguarda delle interviste telefoniche a campione su soggetti adulti, per cui viene trascurata la valutazione statistica sui minori. Posso dare una valutazione qualitativa rispetto a ciò di cui veniamo a conoscenza nella nostra pratica quotidiana. Ad esempio, qualche settimana fa è stato scoperto un rave party a Salemi. I ragazzi, aiutati dalla tecnologia, sono caratterizzati da una grande velocità comunicativa rispetto a ciò che li accomuna anche rispetto all’organizzazione di esperienze devianti. Se, generalmente, le droghe agiscono su determinati siti d’azione, l’alcol agisce su tutto l’organismo. Peraltro, utilizzato in età adolescenziale, l’alcol esercita un’azione tossica sul fegato, in quanto il fegato non è ancora sufficientemente sviluppato per metabolizzare sostanze alcoliche; l’alcol ha un’azione altamente neurotossica a carico del cervello; i reni vanno in sofferenza; a livello vasale, viene provocato un indurimento delle arterie e dei vasi sanguigni e ciò, nel tempo, comporta dei danni non indifferenti sull’intero organismo. È stato effettuato uno studio sugli spot televisivi che invoglierebbero i giovani al consumo di alcol. È vero che è vietata la pubblicità degli alcolici a carico delle fasce protette, ma è anche vero che la multa a carico dei trasgressori ammonterebbe a cifre di poco conto rispetto ad un profitto enorme in mano alle multinazionali. Alcune bevande alcoliche a base di frutta (gli alcol popper) sarebbero state create dalle multinazionali dei superalcolici proprio allo scopo di abituare i giovani al consumo facile di sostanze alcoliche.

Quali sono le attuali strategie di prevenzione sul consumo di sostanze?

Una volta distinguevamo una prevenzione primaria, rivolta a chi non faceva uso di sostanze, una prevenzione secondaria, rivolta a soggetti che ne facevano uso, una prevenzione terziaria, orientata al recupero da conclamate situazioni di tossicodipendenza. Oggi la situazione è molto più complessa. Non abbiamo più l’utente di trent’anni fa che faceva uso di una sola sostanza; l’utente di oggi fa spesso uso di più sostanze, abbinando alcool e finanche psicofarmaci. Oggi tanti giovani, spesso per attenuare una situazione di ansia, fanno abuso di psicofarmaci. Tutte queste condizioni complicano di molto le strategie di prevenzione. Oggi si tende a lavorare su piccoli gruppi e su obiettivi specifici e va programmata in funzione della specificità della situazione. Non è più sufficiente fare il classico intervento di prevenzione a scuola su centinaia di studenti. A scuola oggi si lavora per progetti, facendo un’analisi preliminare con i ragazzi stessi, cercando di comprendere a fondo i loro bisogni.

La complessità del fenomeno che lei ci sta illustrando, necessita certamente d’interventi estremamente complessi, magari attraverso un lavoro di rete. Oltre alle attuali strategie preventive, quali altre strategie potrebbero dare l’avvio ad una possibile inversione di tendenza del fenomeno?

L’azione svolta da un singolo ente, è sempre limitata e giunge a risultati modesti. Un fenomeno così complesso necessita certamente d’interventi complessi. Sarebbe certamente auspicabile un’azione sinergica e multidisciplinare realizzata dagli enti pubblici, gli enti locali, le associazioni, queste ultime caratterizzate da competenze e da un riconoscimento dell’attività svolta nel tempo, non di certo associazioni che nascono per un’azione specifica e poi spariscono subito dopo. Ogni lavoro di questo tipo dovrebbe partire da una componente epidemiologica e sociologica, per una programmazione altamente mirata, sempre in modo sinergico.

Ci può dare un consiglio per le famiglie, per aiutarle a prevenire l’insorgenza di fenomeni di uso o abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche nei figli?

Riprendo una frase pronunziata qualche anno fa da un avvocato penalista in un convegno: “se i genitori impiegassero con i figli lo stesso tempo che impiega un avvocato nell’ascolto di un soggetto che ha una problematica legata al consumo di sostanze, sicuramente la situazione attualmente così preoccupante cambierebbe molto”. Sicuramente i genitori devono ascoltare i figli, li devono seguire, non in modo ossessivo da togliere loro l’aria, come fanno alcuni. Tuttavia, se mio figlio, in adolescenza diventa aggressivo, strano, chiuso in se stesso, ecc., tutto questo deve essere indagato dal genitore, che deve sapersi porre in posizione di ascolto nei riguardi del figlio. Se il genitore viene a conoscenza che il figlio frequenta soggetti pericolosi il genitore deve non semplicemente consigliare, ma deve sapersi imporre rispetto a tali situazioni. Il genitore non è il fratello o la sorella. La sua funzione, oltre a quella di dare vita ad una persona, è quella di seguirla costantemente con tutto ciò che ne comporta: ascolto, consigli, suggerimenti, litigate e quanto possa servire ad aiutare il figlio a crescere. Purtroppo, oggi notiamo quanto tutto questo spesso si sia perso. Spesso le famiglie intervengono quando è troppo tardi. Talune famiglie arrivano anche a denunciare il figlio. Se la famiglia segue con costanza ed attenzione i propri figli, non si arriva a questo. È importante creare un rapporto sinergico con i figli, affinché questi possano sentirsi realmente seguiti e quindi realmente sicuri di avere nei genitori dei solidi punti di riferimento.

Fabio Settipani

Psicologo - Psicoterapeuta

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