CICI Film Festival, proiezione del docu-film “Iuventa” di Michele Cinque sulla ONG tedesca

Pubblicato: giovedì, 12 settembre 2019
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A seguire dibattito con Michele Cinque, regista del documentario e giurato del Cici film festival

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. In occasione della settima edizione del concorso internazionale di cortometraggi estemporanei che trasforma Castellammare nella capitale mondiale del cinema indipendente, si proietterà il docu-film "Juventa" di Michele Cinque, registra giurato del CICI Film Festival che si concluderà il 14 settembre. La proiezione è in programma per domani, venerdì 13 settembre, alle ore 21:00 nella villa Margherita di  Castellammare del Golfo.

Al termine della proiezione del docu-film Iuventa è previsto un dibattito, moderato dallo scrittore Enzo Di Pasquale,  con il regista Michele Cinque, componente della giuria del Cici film festival con Aurelio Grimaldi, Laura Romano e Paolo Bravi.

Anche quest’anno il Cici Film Festival, prodotto dall’associazione Cici e finanziato dal Comune, trasforma Castellammare del Golfo nella capitale mondiale del cinema indipendente: 8 registi selezionati da varie parti del mondo (Sud Africa, Colombia, Italia, Inghilterra, Grecia, Germania) sono in Sicilia per realizzare, in cinque giorni, un cortometraggio dalla durata massima di 15 minuti che sarà poi giudicato dalla giuria, ma anche dal pubblico.

Il documentario Iuventa racconta, dopo averli seguiti per oltre un anno, i protagonisti della ONG tedesca Jugend Rettet, dalla prima missione nel Mediterraneo al sequestro della nave avvenuto lo scorso 2 agosto nel porto di Lampedusa. La giovane ONG - fondata nel 2015 da un gruppo di ragazzi tedeschi per salvare i migranti nel Mediterraneo, ma soprattutto come gesto di richiesta attiva ai governi d’Europa di creare un servizio pubblico di salvataggio, come era stato Mare Nostrum - è assurta alla cronaca per le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che hanno portato al sequestro preventivo dell’imbarcazione.

Il film è un viaggio intenso e toccante scandito dalla narrazione del regista: dalla nascita di Jugend Rettet (gioventù che salva) al crowdfunding attivato nel 2016 per comprare il vecchio peschereccio poi rinominato “Iuventa” (gioventù); dai quindici giorni della prima missione in mare aperto, in cui vengono salvate più di duemila persone, al rientro dei giovani a Berlino; dal viaggio in Sicilia per ritrovare i ragazzi salvati sei mesi prima, fino al sequestro dell’agosto dell’anno scorso.

Il documentario attraversa la vita sulla barca, le speranze e i timori dei ragazzi della ONG, il ritrovamento dei barconi, i drammatici salvataggi, l’incontro con la morte. Ma il film non si ferma alla vita in mare, segue i ragazzi della Jugend Rettet prima a Berlino poi in Croazia, in Sicilia e a Malta, per investigare e raccontare il gesto utopico di questi ragazzi europei, le loro idee e i loro sogni e le profonde istanze che li hanno motivati fino al drammatico scontro con la realtà."Mentre in Italia si costruiscono le basi legislative per la criminalizzazione dei salvataggi in mare e le navi delle ONG si trovano sempre più in difficoltà a svolgere il loro lavoro, la testimonianza che il film Iuventa ci porta è sempre più necessaria per costruire una narrazione indipendente su ciò che succede nel Mediterraneo e comprendere le profonde ragioni per opporsi alla criminalizzazione della solidarietà", afferma Michele Cinque.

Iuventa, per la giovane età dei protagonisti, è una sorta di racconto di formazione: il trovarsi davanti all’orrore della tragedia che si consuma quotidianamente nel Mediterraneo e la graduale presa di coscienza della complessità dei problemi socio-politici connessi al grande tema della migrazione portano i giovani protagonisti a mettere in dubbio il senso dell’intero progetto e, in qualche modo, alla perdita dell’innocenza.

“Ho sentito fortemente la necessità di scavare più a fondo nella storia. Non mi interessava l’aspetto sensazionalistico dei salvataggi in mare ma ero piuttosto interessato a capire i protagonisti di questo progetto umanitario: i loro sogni, le loro speranze ma anche le loro delusioni. Con questo film sono tornato alle origini, trovandomi personalmente dietro la macchina da presa, affrontando da solo una realtà complessa e dolorosa, dovendo trovare il modo di restituirla in una forma narrativa. Il film è nato dalla convinzione della sua intrinseca necessità e dalla decisione di volerlo raccontare” - ha affermato il regista Michele Cinque.

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