Eolico, mazzette, e arresti

Pubblicato: mercoledì, 12 giugno 2019
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La Dia ha fermato il re dell’eolico Nicastri e il super manager Arata vicino al ministro Salvini

Le perquisizioni di alcune settimane addietro hanno permesso alla Procura di Palermo e alla sezione della Dia di Trapani di chiudere il cerchio su di un clan di insospettabili colletti bianchi, pronti a sfruttare è speculare sui canali di finanziamento per le energie alternative. Sullo sfondo questi affari nelle mani dei soliti noti, come gli imprenditori alcamesi Vito e Manlio Nicastri, padre e figlio. Vito Nicastri, soprannominato il re dell’eolico è un nome pensate che esce fuori dalle ultime indagini antimafia, messo in stretta relazione con il capo mafia latitante Matteo Messina Denaro. Ma stavolta le indagini hanno colpito davvero in alto, con i Nicastri la Dia su ordine della Procura di Palermo ha arrestato Francesco Paolo Arata, il consulente per l’Energia del ministro Matteo Salvini. “Intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio, anche per alcune mazzette che sarebbero state pagate a un dirigente regionale. Ai domiciliari, il dirigente Alberto Tinnirello, che è stato in servizio all’assessorato regionale all’Energia.

Dalle perquisizioni eseguite il 17 aprile scorso, gli agenti della Dia diretti dal colonnello Rocco Lopane e coordinate dal pm De Leo, hanno acquisito prove ritenute adesso inoppugnabili dal gip Nicastro sul giro illecito di affari che Nicastri e soci nonostante pregresse indagini, condanne e maxi confische di beni, erano riusciti a riorganizzare all’ombra del potente leader leghista Matteo Salvini, al quale gli Arata sarebbero parecchio in confidenza. A svelare i meccanismi degli affari la stessa voce di Francesco Paolo Arata, intercettata dalla Dia di Trapani: “Io sono socio di Nicastri al 50 cento – diceva lui stesso a un amico avvocato – nella sostanza abbiamo un accordo societario, di co-partecipazione...Nel 2015, ho dato 300 mila euro a tuo papà...Questi qua sono stati tutti pagati”, diceva Arata senior con orgoglio al figlio Francesco mentre stava per entrare negli uffici dell'assesorato regionale all'Energia, a Palermo. Francesco Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia reclutato due anni fa da Salvini per stilare il programma della Lega, era davvero un gran dispensatore di mazzette. “Quanto gli abbiamo dato a Tinnirello? Quello è un corrotto”, diceva di un altro funzionario, Giacomo Causarano. “Un amico, una persona a noi vicina”. Arata sapeva di fare affari in Sicilia con personaggi uomini di Cosa nostra, come Vito Nicastri e Francesco Isca, imprenditore oggi indagato per associazione mafiosa. Non meno rilevanti i rapporti con la politica, Arata vantava a ragione rapporti diretti con l’attuale assessore regionale all’energia Pierobon, così scrivono gli investigatori della Dia, rapporti mediati dal presidente del Parlamento poi ci sono i rapporti con la politica. “Dalle attività di indagine — ricostruiscono i pm Guido e De Leo — è emerso che Arata ha trovato interlocutori all’interno dell’assessorato all’Energia, tra tutti l’assessore Pierobon, grazie all’intervento del presidente del Parlamento regionale Gianfranco Miccichè, a sua volta contattato da Alberto Dell’Utri”, fratello del super manager Marcello Dell’Utri, uno dei fondatori di Forza Italia condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma nell’agenda di Arata se è stato scoperto il nome dell’ex ministro Calogero Mannino, pronto ad agevolare i contatti tra Arata e i tecnici dell’assessorato regionale al Territorio: “Quando l’epicentro della fase amministrativa diveniva l’assessorato al Territorio e Ambiente (per la verifica di assoggettabilità del progetto alla “Via”, valutazione di impatto ambientale), Arata è riuscito a interloquire direttamente con l’assessore Cordaro e, tramite questi, con gli uffici amministrativi di detto assessorato, dopo aver chiesto aiuto a Calogero Mannino”. Un altro troncone di indagine viene condotto dalla Procura di Roma, li indagato è l’ex sottosegretario leghista Armando Siri, per una mazzetta da 30 mila euro, il prezzo di un emendamento che avrebbe dovuto aprire nuovi finanziamenti per gli affari sull’eolico con Vito Nicastri. Di quella mazzetta Arata parlò al figlio Francesco e al figlio del “re” dell’eolico nel settembre scorso.

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