LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA – CAPITOLO IX – PARTE III. La storia settecentesca delle Regie Trazzere si chiude con un “Indice Collettivo” che elenca tutte le usurpazioni delle province di Palermo, Messina, Catania, Noto e Caltanissetta.

Pubblicato: sabato, 11 maggio 2019
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Di Antonino Messana

La storia antica della Sicilia si chiude con oltre un secolo - tra il 1700 ed il 1860 - di domini Spagnoli, dei Savoia, degli Austriaci e dei Borbone fino alla conquista di Garibaldi e alla proclamazione dell’isola di Sicilia al Regno d’Italia. Tuttavia la storia settecentesca delle Regie Trazzere (primo Dispaccio del 21 aprile 1785 a firma Domenico Caracciolo) non subisce interruzioni di sorta e si chiude con un “Indice Collettivo” del 1852 che elenca tutte le usurpazioni delle province di Palermo, Messina, Catania, Noto e Caltanissetta.

L’intera trattazione di questo mio lavoro inizia con la Sicilia arcaica e penetra nel corso dei secoli fino a raggiungere il 1800; è mirata a scoprire e mettere in luce l’ignobile operato dell’Ufficio Trazzere che ha disegnato Km. 11.500 di  Regie Trazzere  come strade armentizie larghe m.37,68 (definite appunto patrimonio armentizio appartenente alla Regione) coprendo di Trazzere armentizie il 2% dell’intero territorio siciliano. La storia millenaria di Sicilia che abbiamo percorso ci racconta che in Sicilia in tutte le epoche  esistevano solo sentieri e viottoli, con le eccezioni delle primissime e poche strade costruite dai Romani (Vedi  capitolo I-parte III, pubblicato il 20 giugno 2015) che sono state abbandonate dopo la caduta dell’impero. La necessità impellente di costruire le strade è stata spinta dalla diffamazione divulgata in tutta Europa dai viaggiatori stranieri in Sicilia e dai nobili feudatari siciliani a partire dalla metà del 1700 che ha determinato la delibera del Parlamento Siciliano del 5 aprile 1778 (Vedi capitolo IV-parte I, pubblicato il 30 aprile 2016).

L’invenzione arbitraria, abusiva e soprattutto autoritaria disposta dai Decreti Assessoriali  altezzosamente ha di gran lunga scavalcato, sconfinato e superato i poteri assoluti dei Borboni. Ecco il Decreto.

 Il danno creato con la demanializzazione degli 11.500 Km. di Regie Trazzere è notevole, perché innocenti proprietari  che hanno acquistato  terre ed abitazioni che confinano con le suddette Regie Trazzere sono a pieno titolo usurpatori e devono pagare le superfici usurpate rapportate alla larghezza m. 37,68 di detta trazzera nei due lati. Per esempio, per una strada dichiarata Regia Trazzera attualmente larga (in catasto) metri 4  l’usurpazione è di m.16,84 per ciascun lato della via (37,68-4=33,68:2=16,84) che vanno moltiplicati per la lunghezza.

 Pagare è obbligatorio e nessuno si può sottrarre. La Regione e l’Ufficio Trazzere non chiedono denaro a nessuno, aspettano con pazienza il poveraccio che per necessità di realizzare in quel terreno un edificio, un capannone o anche un semplice muro di cinta deve chiedere bonariamente, ingoiando il rospo, la legittimazione del terreno che non ha mai usurpato (anzi proprio lui quel terreno lo ha già acquistato e pagato perché nessuno mai lo ha avvisato che ha pure pagato porzioni di Trazzere demaniali al venditore che ha venduto  in buona fede). Infatti, la Regione incamera le somme con la manovalanza  dei Sindaci.

A tal proposito la normativa in vigore è la seguente: con le leggi nazionali e regionali (Vedi preambolo dei Decreti di demanialità) “l’Ufficio Tecnico delle Trazzere” in piena autonomia e senza alcun controllo di un organo di vigilanza ( per esempio dipartimento dei lavori pubblici, del Catasto, del Consiglio di Stato, Prefettura, Università) è stato autorizzato (dalle citate leggi) ad accertare, a revisionare la consistenza delle Trazzere demaniali e procedere alla reintegra. Detti accertamenti  e  revisioni sono stati eseguiti dall’Ufficio Trazzere scambiando le vie pubbliche  con le trazzere e  con le false e bugiarde “Relazioni di Demanialità”. Per esempio, le strade  dichiarate Consolari  nelle Relazioni di Demanialità come l’antica Via Valeria che collega Messina con Trapani e Marsala è stata annoverata  Regia Trazzera e allargata a m.37,68 (Vedi capitolo V-parte VII, pubblicato il 23 dicembre 2017- Sentenza della Corte di Appello di Palermo). Queste Relazioni di Demanialità di comodo diventano pilastri  che comprovano l’appartenenza di dette Trazzere al demanio regionale, fino al punto che sono state consacrate  inoppugnabili dai  Decreti Assessoriali (come quello sopra riportato). Infine l’Ufficio Trazzere, in virtù dei suoi poteri conferitigli dalla legge, completa definitivamente  il percorso legislativo con un ordine perentorio rivolto a tutti i Comuni della Sicilia di negare concessioni edilizie e autorizzazioni su ristrutturazioni di immobili di qualsiasi natura su lavori ricadenti su terreni usurpati alle Regie Trazzere Armentizie. Quindi le leggi sono state create e confortate dagli atti amministrativi compiuti dall’Ufficio Trazzere. Pertanto con l’operato  di ciascun Sindaco  il denaro arriverà con tutta tranquillità nelle casse regionali. Già in epoca Borbonica il Re adottò la manovalanza dei Sindaci e delle Intendenze con la legge 21 marzo 1817 che affida loro le competenze di reintegrare Vie pubbliche e Trazzere per raccogliere denaro per la costruzione delle strade rotabili (Vedi i Rescritti-capitolo IX-parte II). Anche oggi, ripeto ancora una volta la manovalanza è stata attribuita con circolare e per volontà incontestabile dell’Ufficio Trazzere che ha imposto l’obbligo ai Sindaci di non approvare atti di concessioni o autorizzazioni di sorta su opere ricadenti nei terreni trazzeriali non sdemanializzati. Ecco un esempio eclatante: il Comune di Alcamo autorizza  lavori murali per chiudere un fondo rustico; in un secondo momento si accorge che i lavori verranno eseguiti in terreno trazzeriale e diffida la proprietaria ad astenersi dall’eseguire i lavori già autorizzati perché ricadenti su Regia Trazzera. Ecco il tenore della diffida.

Ho già chiarito nella parte introduttiva (Vedi Introduzione-parte VI, pubblicata  l’11 aprile 2015) che una mia parente anziana, per necessità di rivendicare una strada su terreno di cui essa era comproprietaria e costruire un muro nel proprio fondo per tutelarsi da malo vicino, mi ha affidato l’incarico di legittimare la particella attraversata quasi interamente da Regia Trazzera. La nota del Comune porta la data del 2008, ma le mie visite con l’Ufficio Trazzere iniziarono nel 2006 (per una causa promossa dal confinante che ha perso) perché ero a conoscenza chela particella era attraversata dalla Regia Trazzera e mi aspettavo la pretesa del Comune di legittimare quel terreno.  Nessuno ci crederà che l’atto di legittimazione di mq. 530 di terreno (che complessivamente ha avuto un costo effettivo di oltre euro 5.000 versati interamente alla Regione, allo Stato per bolli e diritti di trascrizione ed al Comune per rilascio di certificazioni) si è concluso dietro numerosi solleciti in data 11 luglio 2011. Ecco la nota di trascrizione.

 

Con questa procedura la Regione non ha fatto alcuna fatica a riscuotere il denaro e la mia parente ha pagato terreno che non ha mai usurpato. Tuttavia, ben presto frequentando l’Ufficio Trazzere mi ha colto la scintilla che quel tratto di strada non era Regia Trazzera, ma data la necessità urgente di tutelare il fondo dalle insidie del vicino,  l’unica alternativa era pagare escludendo una causa civile con l’Ufficio Trazzere lunga e costosa.

Questo è un piccolo caso concreto rispetto alle sofferenze dei possessori di terre limitrofe dell’epidemia delle 690 Trazzere che assommate formano un percorso di 11.500 Km del tutto inesistenti, cosa notoriamente  provata in numerose maniere in questa rubrica. Per altro verso ho già accennato alcune lamentele di proprietari ai quali non sono stati autorizzati i progetti senza la legittimazione di terreno adiacente alla Regia Trazzera. In altre occasioni i terreni sono stati  espropriati senza alcun compenso ai proprietari ne comuni di Pozzallo, Alcamo, Castellammare del Golfo,  Fulgatore (Vedi l’appendice del capitolo IX-parte I, pubblicato il 27 ottobre 2018; Vedi anche capitolo IX-parte II, pubblicato il 30 marzo 2019 per l’attestato prodotto dall’Ufficio Trazzere come giustificativo di demanialità di un tratto di strada  del comune  di Ispica).

Da osservare che l’Ufficio Trazzere neppure si è degnato di dare la giusta pubblicità di quel numero strabiliante di Regie Trazzere armentizie larghe quasi m. 38. Bastava l’apposizione di una insegna appropriata in tutte quelle strade catalogate come Regie Trazzere, così gli eventuali acquirenti coglievano l’informazione che i terreni limitrofi a quelle Trazzere che non concorrono a formare  in larghezza m. 37,68 costituivano porzioni di terre usurpati al demanio Regionale. Neanche i Sindaci si sono degnati di descriverli nella toponomastica cittadina per quelle strade di città demanializzate Regie Trazzere della larghezza canonica sopra citata. Di queste strade in Alcamo ne ho contate 13 e sicuramente ne ho dimenticata qualcuna. La più breve in lunghezza è la Via Madonna della Catena di alcune centinaia di metri. Le restanti sono abbastanza lunghe a tutte costruite con palazzi e grandi e numerosi appartamenti per ciascuno stabile. Ristrutturare uno stabile per esempio in Via Galati occorrendo necessariamente la  legittimazione dei suoli allargando la strada alla larghezza di poco meno di m. 38 costerà una somma pari al valore di un piccolo appartamento.  Infatti gli importi  per mq. aumentano di molto se nel terreno usurpato insiste una costruzione.

Qualcuno potrebbe obiettare che i Decreti sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale e nei Fogli legali della Provincia. Vuoi che l’uomo comune proprietario o acquirente  di una piccola particella di terreno leggerà la Gazzetta Ufficiale  o fogli di annunci di mano pubblica? Sicuramente no. Quindi mettere almeno una targa nelle 690 Trazzere era ed è doveroso.  Invece della targa nelle strade da demanializzare poteva essere più appropriato affiggere un avviso nel corso dei lavori di sopralluogo in ciascuna città.

Infine abbiamo letto nei Rescritti che il Re confessa che in Sicilia le Vie Pubbliche sono chiamate Trazzere e gli usurpi forse sono essenzialmente concentrati su queste Vie. Abbiamo pure appreso che  in Alcamo la Trazzera Regia di metri 38 approssimati è una sola in contrada “Catanese” (Vedi capitolo IX-parte II-pubblicata il 23 marzo 2019). Quest’ultima notizia da me raccolta presso l’Archivio Gancia di Palermo, risalente al Regno del Borbone, potrebbe annullare del tutto le 19 estranee Regie Trazzere armentizie dichiarate demaniali per opera del competente Ufficio di Palermo.

Inseguendo da secolo a secolo le inesistenti e corroboranti Regie Trazzere come strade idonee al passaggio del bestiame consacrate per la prima volta dal Dispaccio Vice regio del 21 marzo 1785 (Vedi capitolo v-parte II, pubblicato il 13 maggio 2017), l’argomento  è stato sempre addolcito dagli opportuni riferimenti  di  Storia politica ed economica dei governanti. Ho  solo trascurato come fatto prioritario la storia dei governi dal secolo XVIII per dare spazio ai numerosi provvedimenti adottati dai Governanti di detto secolo fino alla disfatta del Borbone. Per far ciò mi sono cimentato con due libri pubblicati dai seguenti autori: Francesco Renda e Michele Antonino Crociata. Come mia abitudine, riporto alcune pagine in originale con qualche breve commento. Inizio con il secolo XVIII per evidenziare i poteri assoluti dei governanti.

IL SETTECENTO

Agli albori del 1700 con la guerra di successione spagnola la Sicilia cambia volto. Gli Iberici, dopo numerosi secoli di governo, perdono il dominio di questo Regno di Sicilia. Con la pace di Utrecht del 1813 seguita dalla pace di Rastadt del 1814  il Borbone Filippo V perde il Gran Ducato di Milano e il Regno di Napoli e il Regno di Sardegna assegnati a Carlo d’Austria. La Sicilia passa al duca di Savoia Vittorio Amodeo II. Il Savoiardo Amodeo II ama la Savoia e la città di Torino e abbandona la lontana Sicilia e la città di Palermo.

I Savoia, pur non amando la Sicilia,  governarono questo Regno fino al 1718 per cinque anni (1713-1718). A partire da questa data i Savoia continueranno a governare la Sardegna e in Sicilia torneranno gli spagnoli per solo due anni (1718-1720). Seguiranno per un quindicennio gli Austriaci (1720-1734). Dal 1734 in poi il sud d’Italia dopo lo stato Pontificio è celebrata come stato Italiano indipendente.

Dagli Austriaci appena entrati in Sicilia per opera del geografo Samuel Von Schmettau abbiamo ereditato la meravigliosa e più grande carta dell’isola con orientamento Nord-Nord-Est su scala 1:80.000 e una superficie complessiva di 360X285cm, custodita dalla Biblioteca nazionale di Vienna.

Le mappe sotto riportate sono state tratte dalla carta della Sicilia di Samuel Von Schmettau realizzata dal 1719 al 1721 in 25 tavole. Attualmente la carta originale si compone di 28 sezioni.

Carta del barone Samuel Von Schmettau del 1720 custodita dalla Biblioteca nazionale di Vienna

Ho segnato le seguenti città: Castellammare, Alcamo, Partinico, Montelepre, Carini, Torretta e Monreale, Palermo (che non è inserita) per significare che quel tratto di strada è la Via consolare“Valeria” riconosciuta dalle carte Romane (Peutingeriana e dall’Itinerarium di Antonini) e dalla Relazione di demanialità redatta dall’Ufficio Trazzere per la Regia Trazzera Trapani-Palermo.

Carlo Borbone appena ventenne, con l’appoggio di un’armata francese e spagnola, approfittando dell’impegno austriaco per la guerra di successione in Polonia, entra a Napoli il 10 maggio 1735 e riesce  a riunire le truppe napoletane con l’armata franco-spagnola e cosi sconfigge l’esercito austriaco a Bitonto, conquistando i troni di Napoli e Sicilia. Fu incoronato Re nella Cattedrale di Palermo lo stesso nel mese di luglio dopo la battaglia.

Il nostro autore Renda ci dice che la monarchia di Carlo poggiava su due regni (al di qua e al di la del faro) ognuno dei quali era geloso della propria autonomia.

Mi sembra il caso di aggiungere in originale le chiare parole del professore Crociata.

Carlo Borbone è stato il primo Re che risiedette a Palermo per ben tredici anni dopo oltre due secoli di vicereame, tanto che il suo rientro a Napoli ripristinò i vecchi governi amministrati da vicerè con nocumento dell’intero popolo siciliano.

A tal proposito aggiungo che il Parlamento in Sicilia fu costituito da Ruggero II senza poteri legislativi, ma in seguito con gli Angioini acquista poteri deliberativi.  Il Parlamento in parola il 5 aprile 1788 per la prima volta ha deliberato, in piena autonomia, la costruzione delle strade in Sicilia (Vedi capitolo IV-parte I, pubblicato il 30 aprile 2016). Vedremo più avanti che verrà sciolto.

Questo è un passo molto importante che attraversa due epoche dei governi monarchici in Sicilia. I governi spagnoli in Sicilia passano la mano prima agli Austriaci, poi ai Savoia ed in ultimo ai Borbone che definitivamente lasciano la Sicilia a Garibaldi.

Re Carlo ben presto dovrà affrontare il problema del feudalesimo che in Europa, specialmente in Francia e in Inghilterra erano già al tramonto; pertanto non abbandonò la feudalità lasciando la dualità tra il regno di Napoli e regno di Sicilia. Così la Sicilia, vista dagli Europei, era considerata il sud (Napoli) del sud. Aggiunge il nostro autore Renda:“è quella diversa collocazione geopolitica che fa la differenza”. Più avanti leggeremo che il dualismo scomparirà con la costituzione del Regno delle due Sicilie assieme al Parlamento siciliano

Il dopo re Carlo di Borbone l’ intera Europa è sconvolta per  i moti politici avvenuti in Francia con la rivoluzione del 1799, le guerre napoleoniche e la restaurazione del 1815. Nel 1806 Napoleone conquista Napoli e la Sicilia cambia volto.

In primo luogo preme osservare che subentrando a Napoli Giuseppe Napoleone (1806) il Borbone Ferdinando IV (per la Sicilia III) si rifugia definitivamente nel Regno di Sicilia, inizia così un nuovo cammino per l’affievolimento dei poteri assoluti monarchici, segnando i primi passi verso di poteri democratici. Nel 1812 Ferdinando lascia al figlio Francesco il governo, nominandolo suo reggente. Francesco essendo giovincello fu affiancato  da un emissario del governo inglese Lord William Bentick che reggeva una flotta navale a protezione della Sicilia contro l’invasione minacciosa francese. Venne costituito un governo esclusivamente siciliano ed il comando militare venne attribuito allo stesso Bentick. L’obiettivo fondamentale è stato la ratifica di una nuova “Costituzione sul modello inglese”. Dopo l’approvazione del Parlamento  il Re non troppo entusiasta fu costretto ad accettarla e Il 12 luglio 1812 promulga la nuova Costituzione. Ne discende che la Sicilia si separa dal Regno di Napoli.

Questa separazione che crea una auspicata  piena indipendenza della Sicilia  dura pochi anni e si chiude con la “Restaurazione” stabilita dal Congresso di Vienna che durò dal 1° novembre del 1814 al 9 giugno del 1815. Come scrive il nostro autore Renda, “…la monarchia borbonica compie anch’essa la sua restaurazione ma non ripristina l’unione dei regni di Napoli e Sicilia non status quo ante 1789, bensì fa un balzo indietro  di cinque  secoli e mezzo e restaura il Regno di Carlo I d’Angiò dandogli il nome di Regno delle due Sicilie.

Re Ferdinando terzogenito di Carlo, appena pose piede a Napoli lasciando Palermo e la Sicilia, l’otto dicembre 1816 promulga la legge con la quale annulla l’indipendenza politica della Sicilia (cioè il dualismo voluto da Carlo) e viene annessa al Regno delle due Sicilie costituendo sette valli: Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Trapani. Ogni vallo è retto da un Intendente (questi abbiamo già visto che con la successiva legge del Contenzioso del 1917 ha incaricato di reintegrare le Trazzere usurpate assieme ai Sindaci). Palermo non è più capitale del regno, ma capovalle. Agli affari regionali dell’isola e delle sette valli provvede un Luogotenente con residenza a Palermo.

Mi preme sottolineare che si avvia un processo di democratizzazione del Governo Borbonico. Viene introdotto nel 1848 il Codice Civile sulla scia del Codice Napoleonico adottato in Italia nel 1806. Abbiamo già conosciuto le leggi 1817 sul contenzioso amministrativo e l’attribuzione a Sindaci e Intendenti la reintegra delle trazzere usurpate che sostituiscono gli autoritari Dispacci sulle Regie Trazzere che ebbero inizio con il Dispaccio 21 aprile 1785 e si chiusero il Dispaccio del 18 febbraio 1811 (vedi capitolo IX-parte I, pubblicata il 23 febbraio 2019). A tal proposito voglio ricordare gli arresti dispotici ordinati dal Maestro Segreto Marchese Buglio per le usurpazioni delle inesistenti Regie Trazzere di Monte S. Giuliano e i relativi processiculi (Vedi capitolo VIII-Parte I, pubblicato il 27 ottobre 2018).  Tuttavia per le Trazzere il segno impresso di democrazia è solo apparente perché, come abbiamo visto,con i processi sulle strade è stata negata la competenza ai Tribunali e attribuita agli organi amministrativi più confacenti al governo e alla Corona, mentre i provvedimenti legislativi vengono disposti con i Rescritti che rappresentano la volontà del Re.

Questa puntata doveva chiudere definitivamente la “Favola” con l’aggiunta, come avevo promesso, delle diserzioni rincontrate dell’operato dell’Ufficio Trazzere nel disegnare peraltro le mappe stradali dei territori di Alcamo e Castellammare del Golfo e riguardanti le Regie Trazzere Trapani-Palermo e Alcamo-Castellammare al fine di mostrare anche un metodo di lavoro, con documenti e carte alla mano, le suddette bugiarde mappe (ricordando la seguente frase di Santagati: tanti rettilinei sono diventati storti e quante curve sono state raddrizzate. Tuttavia per alcune conferme di quest’ultimo mio programma di lavoro, mi sono recato agli Archivi di Stato di Trapani e Palermo ed ho trovato centinaia di documenti che a mio giudizio forniscono una prova concreta che tutte le inventate usurpazioni sono state pagate per ordine impartito dal Re a Sindaci ed Intendenti delle nuove cinque valli Siciliane(abbiamo abbondantemente dimostrato che in Sicilia non esistevano neanche strade). Ho intrapreso un nuovo lavoro sulle nuove carte manoscritte abbastanza difficili da leggere coprendo oltre ottanta pagine che per la lungaggine non potevo pubblicare in questa puntata. Quindi chiudo questa puntata con la parte storica forse meno pesante. Infine ho letto nel sito della regione Siciliana un comunicato del Demanio Trazzeriale che penso di commentare. Intanto in appendice riporto, in ante prima, i seguenti documenti: il comunicato della regione Sicilia; un “Indice Collettivo” delle usurpazioni per le seguenti valli: Palermo, Messina, Catania, Noto, Caltanissetta; I fascicoli dell’Intendenza di Trapani per le usurpazioni commesse nei seguenti Comuni: Mazara, Castellammare, Calatafimi, Partanna, Castelvetrano e Salemi. Simili documenti si troveranno con molta probabilità nelle altre Intendenze delle Province sopracitate.

La prossima puntata verrà pubblicata sabato 8 giugno cimentandomi con un commento sul comunicato del Demanio Trazzeriale e tratterò della Regia Trazzera Trapani-Palermo e se non mi dilungo troppo della Alcamo-Castellammare. In seguito ed a chiusura definitiva della storia delle Trazzere pubblicherò tutte le pagine dell’Indice Collettivo riguardanti le usurpazioni del Comune di Alcamo. Faccio presente che detto “Indice” citato contiene il nome della città, il nome del proprietario, la contrada e la quantità di terreno usurpato. Ecco uno stralcio della prima pagina riguardante il territorio di Alcamo.

Archivio di Stato (Gancia) di Palermo

Antonino Messana

Bibliografia

Renda Francesco Storia della Sicilia dalle origini ai nostri giorni-Sellerio editore Palermo 2003, volume II.

Crociata Michele Antonino Sicilia nella Storia-La Sicilia e i Siciliani dalla dominazione saracena alla fine della lotta separatista (827-1950)-primo tomo-Dario Flaccovio editore 2011

 Santagati Luigi– Viabilità e topografia della Sicilia Antica. Volume I. La Sicilia del 1720 secondo Samuel von Schmettau ed altri geografi e storici del suo tempo, Assessorato regionale siciliano ai BB CC AA, Caltanissetta 2006, pagina 23.

Appendice

Archivio di Stato (Gancia) di Palermo

Archivio di Stato di Trapani-fondo Intendenza

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