La Mare Jonio torna in mare e querela il Ministro dell’interno Salvini

Pubblicato: giovedì, 2 maggio 2019
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ROMA. La Mare Jonio dopo il sequestro e il lungo stop nel porto di Marsala ha ripreso martedì scorso la sua missione nel mediterraneo. La nave ha lasciato il porto di Marsala in direzione della zona cosiddetta “sar libica”.

Nel frattempo, come comunicano da Mediterranea, è stata presentata una querela nei confronti del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. La querela è stata presentata ieri dall’armatore Alessandro Metz alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Ecco un piccolo estratto della denuncia: “Le attività della Mare Jonio si inquadrano in una più ampia piattaforma sociale, denominata Mediterranea Saving Human, che annovera al suo interno, in qualità di fondatori, promotori, finanziatori e sostenitori, numerosi esponenti del mondo politico, sindacale, religioso, dell’associazionismo, della cultura e della società civile.

Nel corso delle quattro missioni intraprese fino ad oggi – iniziate, rispettivamente, il 4 ottobre del 2018,  il 1 novembre 2018, il 22 novembre 2018 e il 17 marzo del 2019 – grazie anche alla presenza di esponenti politici e di rappresentanti della stampa al seguito del rimorchiatore, s’è dato luogo ad una innovativa operazione di informazione dell’opinione pubblica su quanto accade nel Mediterraneo centrale, denunciando, in tempo reale, ritardi, omissioni e disfunzioni nelle procedure di coordinamento degli interventi SAR.

Tali interventi hanno avuto un importante impatto in termini di responsabilizzazione degli Stati costieri competenti al soccorso, avendo concorso, di fatto, all’accelerazione delle procedure di intervento, alla riduzione del rischio di morti in mare e al rispetto delle norme internazionali  nazionali a salvaguardia e tutela della vita e dei diritti umani.

Ulteriore, ed inaspettato, epilogo ha avuto la missione salpata lo scorso 17 marzo 2019, nel corso della quale la Mare Jonio ebbe casualmente ad incrociare sulla propria rotta un gommone in grave stato di distress e ad attivarsi direttamente, stante l’assenza di altri mezzi di soccorso, per soccorrere i 50 naufraghi (tra cui 15 minori) a bordo del mezzo.

Avuto riguardo ai risultati conseguiti al termine dei primi sei mesi di ricerca e di osservazione a bordo del rimorchiatore, l’importanza del progetto può dirsi pienamente confermata.

Le attività di Mare Jonio hanno, infatti, consentito di gettare luce sulle gravissime condizioni di insicurezza in cui versa l’odierno Mediterraneo centrale, anche, e soprattutto, a causa delle politiche europee in tema di controllo delle frontiere e di contenimento dei flussi migratori, e di denunciare, una volta di più, il rischio di sistematiche violazioni delle norme internazionali e nazionali sul soccorso in mare e a presidio dei diritti umani da parte di tutti gli Stati interessati.

Nel corso degli ultimi anni, infatti, le iniziative politiche in tema di controllo delle frontiere, promosse ora da singole autorità nazionali – si pensi al codice di condotta per le ONG varato dal governo italiano nel luglio del 2017 –  ora dall’Unione Europea nel suo insieme, unitamente ad una serie di azioni giudiziarie intraprese in danno delle maggiori Organizzazioni Non Governative impegnate nelle attività di Search and Rescue, hanno sostanzialmente svuotato il Mediterraneo centrale di mezzi di soccorso, delegando alla c.d. Guardia Costiera Libica la gestione degli interventi SAR nell’area.

Va ricordato, sul punto, che la Libia ebbe ad autoproclamare l’esistenza di una zona SAR di propria competenza soltanto nel giugno 2018, al termine di un lungo percorso che ha avuto inizio con gli accordi siglati nel 2017 con il governo Gentiloni e che valsero alle locali forze (para)governative importanti finanziamenti in denaro di provenienza europea e il conferimento, da parte delle autorità italiane, di mezzi navali volti ad esercitare un più efficace controllo delle frontiere e ad inibire le partenze verso le coste italiane.

La presa in carico, da parte delle autorità libiche, delle operazioni di Salvataggio e Soccorso nella amplissima zona SAR assegnatasi – fino ad allora controllata, di fatto, dalla Guardia Costiera Italiana – rientra, in tal senso, e senza che se ne faccia mistero, nel novero delle operazioni di cooperazione internazionale promosse e volute dall’Unione Europea, e gestite dall’Italia – che ne ha diretto e curato lo studio di settore e le principali fasi operative – al fine di garantire il contenimento dei flussi migratori dalla Libia.

L’indebita, ed anomala, sovrapposizione del tema dei soccorsi in mare con quello del contenimento dei flussi migratori, ha prodotto, e ancora produce, un costo, in termini di vite umane, che appare oggi incommensurabile e che preoccupa fortemente tanto gli osservatori sui diritti umani quanto le istituzioni internazionali.

(…)

Nello scenario ora richiamato, le funzioni di monitoraggio e di denuncia della missione Mediterranea Saving Humans, a presidio e tutela delle vite di quanti, oggi più che mai, cercano di sottrarsi alla morte nell’inferno della Libia, risultano ancora più essenziali e stupisce pertanto, che lungi dal promuoverne e plauderne le iniziative, esponenti dell’attuale governo italiano abbiano inteso screditarne azioni ed intenti con una campagna di pubblica denigrazione senza precedenti.

In tale cornice vanno letti e rappresentati i contenuti della recente direttiva n. 14100/141(8), emanata dall’attuale Ministro dell’Interno lo scorso 15 aprile 2019, atto rivolto ai massimi vertici militari e delle forze di Polizia nazionale  – Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Comandante Generale della Guardia di Finanza, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Comandante Generale delle Capitanerie di Porto e, per conoscenza, Capo di Stato Maggiore della Difesa.

La richiamata direttiva ministeriale, con riferimento alle condotte attribuite alla nave “Mare Jonio”, presenta contenuti che, oltre che gratuitamente denigratori, appaiono pesantemente calunniosi, nella misura in cui, s’intende, per essa, informare le massime cariche Militari e di Polizia dello Stato di una pluralità di comportamenti delittuosi che mai hanno avuto luogo.

Avuto riguardo al contenuto complessivo della direttiva, ciò che in sintesi parrebbe affermarsi è che in occasione della scorsa missione la Mare Jonio sia stata impiegata per dare vita ad un premeditato disegno volto a favorire l’ingresso in Italia di migranti in condizioni di irregolarità, in palese e consapevole violazione delle normative internazionali e nazionali in tema di soccorsi in mare e di immigrazione; e che nella medesima ottica di funzionalità al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina vada inquadrata altresì la annunciata, imminente, nuova partenza del rimorchiatore.

Si tratta, come rilevato, di accuse del tutto infondate poiché, come già emerso nel corso dei primi esiti investigativi dell’inchiesta di Agrigento, la Mare Jonio ha sempre agito nel pieno rispetto delle normative nazionali ed internazionali in tema di soccorsi in mare, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni ricevute nel corso dell’intervento SAR dalle Autorità competenti, ed avendo a cuore esclusivamente la salvezza e l’integrità delle vite soccorse.

(…)

Tanto premesso voglia La S.V.I., esperite le indagini che riterrà necessarie ed acquisiti dalle competenti Autorità gli atti d’indagine del Proc. Pen. N. 1464/19 RGNR mod. 21, iscritto presso la Procura di Agrigento, ove si ritengano sussistenti elementi di reità nelle condotte sopra descritte, perseguire e punire chiunque ne risulti responsabile, per i reati di cui agli artt. 595 e 368, comma 2°, c.p., e/o per ogni altro reato che la S.V.I. dovesse ritenere sussistente”.

Il testo completo della denuncia sul sito della Mediterranea.

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