“Casa degli orrori”, una condanna

Pubblicato: giovedì, 13 settembre 2018
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Sei anni per Rosanna Galatioto

CASTELLAMMARE DEL GOLFO Rosanna Galatioto è stata condannata, dal Gup del Tribunale di Trapani, giudice Emanuele Cersosimo, all’esito del rito abbreviato, alla pena di anni 6 di reclusione ed al pagamento di una provvisionale a titolo di risarcimento danni in favore delle parti civili per i reati di maltrattamenti aggravati, sequestro di persona e torture. Il procedimento scaturisce dall'indagine dei carabinieri che nel novembre dell'anno scorso scoprì un vero e proprio "lager" dietro la casa di riposo "Rosanna" , dove erano ospiti diversi anziani. La sentenza ha appurato che gli anziani ospiti della casa di riposo venivano ripetutamente maltrattati e vessati e che in particolare una di essa veniva sequestrata e torturata. Le vittime costituitesi parti civili erano assistite dagli avvocati Gabriella Giacalone, Manlio Gervasi, Giuseppina Barone, Giuseppe Masaracchia, Gaspare Benenati e Mario Sanacore, mentre il Comune di Castellammare del Golfo e le associazioni Codici e Defentio erano difese rispettivamente dagli Avvocati Vincenzo Catanzaro, Vincenzo Maltese e Rosalba Grillo. Intercettazioni e video fecero scoprire le angherie cui erano sottoposti gli anziani della struttura: schiaffi, pugni, e maltrattamenti anche nei confronti di anziani inermi e malati. Furono arrestate quattro persone.

La struttura aveva sede nel condominio della centralissima via Segesta a Castellammare del Golfo, “Comunità alloggio per anziani Rosanna”. In manette finirono i due titolari della struttura Rosanna Galatioto e Matteo Cerni oltre a due operatori che operavano all’interno della struttura, Anna Maria Bosco e Marianna Rizzo. “Mia madre – spiegò una familiare di una delle ospiti - non si è mai lamentata, però ultimamente diceva che voleva tornare a casa perché c’era “troppa confusione”. Il titolare era una persona molto sgarbata, ma non avevamo sospetti”. La struttura aveva anche una pagina Facebook, dove si pubblicano video su feste e momenti ricreativi all’interno della struttura, “potete seguire - scrivevano i gestori della pagina- tutte le nostre attività fatte con amore e semplicità”. Dalle immagini che invece furono diffuse dai carabinieri si sono visti anziani legati e sbattuti violentemente contro lo schienale della sedia. Tra queste una 90enne immobilizzata al letto, la vittima prediletta dagli operatori che sembrerebbe essere stata riconosciuta dalle immagini video dalla figlia: “Sono sicura che si tratta di mia madre, ha 90 anni ed è stata operata da poco al braccio e dal video sembra proprio lei. Questi bastardi – sottolineò la donna alla nostra redazione - devono pagare e buttare le chiavi del carcere, noi ci costituiremo pare civile. Adesso mia madre sta bene ed è in buone mani”. La casa di cura, che si divide in più piani, si trovava all’interno del condominio “Quadrifoglio”. A testimoniare la crudeltà di alcune condotte ci sono i video ricavati dalle telecamere di videosorveglianza installate dagli investigatori all'interno della casa. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, se qualche ospite tentava di ribellarsi o confidava di voler denunciare ai propri familiari le violenze subite, gli operatori aumentavano la razione quotidiana di violenze e maltrattamenti proprio per non perdere la cospicua retta mensile. “Paghiamo oltre 1000 euro al mese. – spiegò la nipote di una signore ospite della casa di cura - Mia nonna diceva sempre che voleva tornare a casa, aveva dei lividi, ma la titolare ci rassicurava. Diceva che era lei stessa a procurarseli. Noi ci fidavamo. Adesso mia nonna è ancora nella casa accudita da alcune ragazze che sono degli angeli”. “L’indagine parte da una nostra iniziativa, rivolta alla tutela delle fasce più deboli. - disse ad Alqamah.it Giulio Pisani Comandante della compagnia dei carabinieri di Alcamo - Abbiamo raccolto diverse voci dei cittadini che ci hanno portato ad approfondire questa struttura. Dalle testimonianze abbiamo deciso di approfondire con un indagine più tecnica. I comportamenti dei titolari erano molto ambigui. Non c’è una denuncia da parte di un cittadino, perché molto non erano al corrente delle violenze ma solo di qualche sospetto.

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