Le luci di contromafiecorruzione

Pubblicato: domenica, 11 febbraio 2018
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Il resoconto sulla tre giorni di Libera a Roma: i racconti dei giornalisti minacciati

di Manuela Battista*

Essere scorta mediatica della verità. Sono parole contenute nella Carta di Assisi, dieci obiettivi per giornalisti e non solo, presentati dall’associazione per la libertà di informazione Articolo 21. Dieci punti che non vogliono essere una lista di obblighi, ma costituire una carta di valori per un giornalismo di pace. Nell’aula della Federazione nazionale della stampa italiana, dove si è tenuto uno degli undici seminari organizzati da Libera per la quarta edizione di Contromafiecorruzione di “scorte” ce n’erano parecchie. C’erano scorte di numeri. Li hanno dati, per cominciare, i colleghi di Ossigeno per l’informazione, ripercorrendo la storia del lavoro, preziosissimo e meticoloso, che li ha portati a raccogliere 3538 nomi, dal 2006 ad oggi, di persone, cronisti e non solo, che hanno subìto minacce e atti intimidatori per le loro inchieste, servizi, denunce. Scorte di memoria: sono quelle che il progetto Archivi per non dimenticareaccorpa e rende fruibili, con un continuo lavoro di digitalizzazione e validazione contenuti, il tutto a servizio della verità e dell’informazione (e quindi, della democrazia). Scorte di passione, quella con cui Rosy Battaglia, fondatrice di Cittadini Reattivi non ha “lasciato dormire la polvere”, raccontando la devastazione dell’amianto nel nostro Paese, partendo e finendo certamente da Casale Monferrato, ma per denunciare che, mentre nel 2020 la città tristemente nota per il Caso Eternit sarà “amianto free” restano in Italia almeno 2mila scuole e 300mila edifici contaminati dall’asbesto e il numero delle oltre 21mila vittime è destinato a salire. Scorte di speranza. Perché, nel generale sconforto che si prova leggendo le cronache quotidiane sulla corruzione in politica, Avviso Pubblico (dal 1996 impegnato a collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica amministrazione e sui territori da essi governati) ha dato conto di ben 49 provvedimenti di legge approvati in materia di contrasto alle mafie e alla corruzione durante l’attuale Legislatura, monitorate grazie ad uno straordinario strumento di trasparenza e informazione: l’osservatorio parlamentare attivo dal 2014. Scorte di entusiasmo portate da ragazze e ragazzi giovanissimi, in aula per capire meglio il proprio presente e costruire un futuro di speranza e legalità. Giovani che sentivano l’urgenza di postare sui social, come appunti imperdibili da gridare subito nella piazza virtuale, tutto quello che stavano imparando, in uno spontaneo live tweeting collettivo #contromafiecorruzione. Scorte di coraggio e determinazione. Le ha portate Yolanda Morán Isais di Fundem (Fuerzas Unidas por Nuestros Desaparecidos en Mexico) insieme ai volti degli oltre 33 mila ragazzi messicani scomparsi (ufficialmente). Nel 2008 ha perso suo figlio Dan, in un Paese in balia di corruzione e narcotraffico. Libera Internazionale è, attraverso la rete ALAS presente anche al fianco di queste madri. E infine c’erano scorte di protezione, o più comunemente dette, le scorte. Quelle che seguono il presidente stesso di Libera, perché accetta quotidianamente il rischio di non “mandarle a dire” (perché - lo ha detto lui stesso a Roma citando don Primo Mazzolari - non si può morire di prudenza, in un mondo che non può più attendere). Quelle che seguono anche 20 giornalisti italiani, a cui il fuoco ardente della verità brucia tutti i giorni la pelle e che pure non lo lasciano estinguere. Abbiamo avuto il privilegio di ascoltarne molti in così poche ore, di giornalisti con la schiena dritta e il fuoco negli occhi: Federica AngeliPaolo BorrometiRino Giacalone. Ha bruciato più di tutti quello di Michele Albanese, giornalista calabrese, minacciato dalla ’ndrangheta per lo scoop sull’inchino della Madonna delle Grazie sotto la casa del boss, a Oppido Mamertina e da allora sotto scorta. Albanese ha invitato la privilegiata platea che ha potuto ascoltare più di venti relatori preparatissimi, a non perdere la corsa contro il rapido, continuo rinnovamento delle strategie mafiose: “Strani personaggi sono oggi i mafiosi, ci fregheranno - ha detto Albanese -. Perché stanno condizionando ogni settore del Paese, compresa l’informazione”. Comprese le coscienze. “La ‘ndrangheta ha i suoi narratori: giornalisti, scrittori… veri e propri uffici stampa”. Da perdere abbiamo tutto: la democrazia e la libertà del Paese. “Dico queste cose - ha continuato Albanese - e mi scuso con voi, che siete impegnati quotidianamente nell’antimafia e nel sociale. Ma le dico perché non vorrei perderla, questa partita: stanchezza e dimenticanze non possiamo permettercele, oggi. Cosa debbo rispondere a mia figlia, sedicenne, che mi chiede se ce la faremo? Limitare la mia libertà e il mio lavoro, amplificare le preoccupazioni per la vita della mia famiglia… un giorno potrò dirle che ne è valsa la pena?”. In quelle parole, una luce si è scorta. Il fuoco è passato anche negli occhi di chi era lì per ascoltare e imparare. E invece si è sentito investito dalla necessità di muoversi ed essere parte del cambiamento. *Ufficio stampa Gruppo Abele Tratto da: liberainformazione.org

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