“La corruzione è come la mafia”

Pubblicato: lunedì, 5 febbraio 2018
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Libera: Don Ciotti ha così chiuso la tre giorni della nuova edizione di Contromafie

di Aaron Pettinari - Antimafia Duemila

La corruzione. È il tema di fondo di questo Contromafiecorruzione e resta la più grave minaccia della democrazia. Una malattia dell’avere che corrode la radice dell’essere, della vita. Un’infezione che prepara il terreno alle mafie e che le mafie hanno fatto propria. Oggi il metodo corruttivo, la violenza in guanti bianchi basata sull’uso del denaro, è il loro metodo prevalente”. E' affidata a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l'ultima analisi della tre giorni che a Roma ha visto la partecipazione di oltre 3000 persone, rappresentanti dei presidi sparsi in tutta Italia e non, per un rinnovato impegno per chiedere a gran voce la “liberazione” dalle mafie e dalla corruzione. Un intervento appassionato e vibrante nel ricordo dei tanti che, sin dal 1994, hanno posto le fondamenta per un cambiamento culturale non fatto solo di parole. Don Ciotti ha ricordato proprio che dal 1994 l'associazione chiede l'estensione della condisca dei beni mafiosi a quelli dei corrotti, un'azione che nonostante le riforme della giustizia, ancora non trova la sua attuazione necessaria. La nuova normativa, infatti, prevede l'applicazione delle misure di prevenzione ai delitti contro la pubblica amministrazione solo se c'è il vincolo associativo. “E' sempre più difficile fare distinzioni - ha detto il Presidente di Libera - È vero che non tutti i corrotti sono mafiosi, ma è anche vero che i parametri, i criteri che finora abbiamo usato per valutare ciò che è mafia, vanno rivisti, aggiornati, approfonditi. C’è allora una grande campagna culturale da fare, perché è ancora molto diffusa l’idea che la corruzione e le mafie siano mondi diversi e separati, e che il reato di corruzione sia molto meno grave di quello mafioso, per alcuni una bagattella scusabile con la sua diffusione o giustificabile con l’eccesso di burocrazia o di pressione fiscale”. Fascismo, razzismo e i frutti velenosi Nel suo intervento ha anche voluto fare cenno ai fatti di Macerata, dove un giovane di 28 anni, Luca Traini, ha sparato a bordo di un'auto contro alcuni immigrati per le strade. “Il declino, la devastazione culturale di questi anni sta portando alla luce i suoi frutti velenosi - ha affermato il presidente di Libera -Il riemergere di fascismi e razzismi nasce anche dall’ignoranza, che è innanzitutto ignoranza della storia. All’ignoranza si associa il disorientamento, la mancanza di punti di riferimento, la paura che ha bisogno di capri espiatori, di bersagli su cui scaricare le proprie ansie. Pensiamo al fotomontaggio shock su Laura Boldrini pubblicato ieri su Facebook, a tanta violenza e volgarità”. Insomma “rischiamo di diventare una società del sospetto, del rancore, dell’odio. Una società senza memoria e dunque senza coscienza di sé. L’episodio di ieri a Macerata nasce da questi veleni. Certa politica, invece di trovare gli antidoti, li sfrutta e li amplifica per bassi interessi di bottega. In questa difficile situazione dobbiamo allargare il campo della memoria”. Quindi ha aggiunto: “Noi abbiamo la nostra memoria, le nostre vittime, che continueranno a essere la nostra anima, la spina dorsale del nostro impegno. Ma dobbiamo cominciare, nel nostro piccolo, a occuparci della memoria collettiva del Paese. Supportare la scuola in questa impresa ardua, difficilissima, perché tutto il sistema economico e tutte le logiche del consumo sembrano congegnate per renderci smemorati, renderci persone che non pensano, che non riflettono, che rispondono solo a stimoli esterni, a sollecitazioni. Persone senza una vita interiore, perciò senza una direzione di vita. È un impegno culturale e educativo di primaria importanza”.

fonte antimafiaduemila.com

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