“Stipendi d’oro”, marcia indietro di Micciché

Pubblicato: giovedì, 11 gennaio 2018
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Dopo la polemica sul non reintrodurre i "tetti agli stipendi" arriva il "retromarcia" di Micciché

PALERMO. E’ di qualche settimana fa la vicenda che vedeva in prima linea il Presidente dell’Assemblea Regionale Gianfranco Micciché nel non reintrodurre i tetti massimi agli stipendi di dirigenti  (240 mila euro) e sotto-tetti per le altre carriere del Parlamento, scelta che risaliva a tre anni fa, con scadenza 31 Dicembre 2018. Questo aveva acceso gli animi all’interno della maggioranza che sostiene il Presidente Musumeci e aveva provocato le dimissioni dell’Assessore all’Ambiente, Figuccia. Anche Musumeci aveva preso posizione dopo le dimissioni di Figuccia tuonando contro gli “stipendi d’oro”.

Una polemica dura, e questa forse sta alla base del marcia indietro di Micciché, che ha convocato il consiglio di presidenza dell’Ars, il quale ha dato mandato al deputato questore Giorgio Assenza, di #DiventeràBellissima, di trattare con i sindacati per "arrivare entro 60 giorni ad un accordo che possa ripristinare il tetto attuale dei 240 mila euro o, quantomeno, introdurre dei limiti alle indennità stipendiali previste prima della riduzione".

In sintesi: magari si arriverà alla reintroduzione dei tetti agli stipendi, ma il limite è ancora da decidere.

La vicenda naturalmente ha scatenato anche la critica dalle opposizioni, c’è anche chi ha parlato di un inizio del Governo Musumeci che farebbe rimpiangere il Governo Crocetta, uno dei Governi più criticati nella storia politica siciliana.

A cantar “vittoria” è l’ex Assessore Figuccia, che vede questo retromarcia come conseguenza della polemica imbastita dallo stesso e delle sue dimissioni.

Una cosa è certa, cioé che tutta la vicenda ha messo in dubbio la lotta, del Presidente Musumeci e della sua compagine, agli stipendi d’oro, visti dai cittadini, a torto o a ragione, come esempio di una regione sprecona e di una politica fatta di soldi e guadagni spropositati. In più intacca il mito nel centrodestra del modello Musumeci da esportare a livello nazionale. La paura è che tutto questo possa avere solo l’effetto di far aumentare i cittadini che non andranno alle urne.

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