Il necrologio a ricordo del patriarca mafioso

Pubblicato: giovedì, 30 novembre 2017
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Ancora una volta come avviene dal 1998 sul Giornale di Sicilia è comparso il ricordo dedicato al capo di Cosa nostra trapanese Francesco Messina Denaro

Il più diffuso dei quotidiani siciliani, il Giornale di Sicilia, non desiste dal pubblicare il necrologio che dal 1998 ricorda la morte del capo mafia del Belice Francesco Messina Denaro. Morì mentre era latitante il 30 novembre del 1998, si dice di crepacuore, all’indomani dell’arresto di uno dei suoi due figli maschi, Salvatore, che nonostante cognome e parentele lavorava da preposto in un’agenzia della Banca Sicula di Trapani, la banca di proprietà della famiglia D’Alì. Salvatore Messina Denaro fino allora non era stato mai toccato da indagini giudiziarie, fu incastrato dagli investigatori della Squadra Mobile di Trapani, all’epoca diretta dall’attuale capo della Dia di Napoli Giuseppe Linares. Il necrologio compare a ogni anniversario della morte del boss Francesco Messina Denaro, quando era in vita soprannominato il boss col bisturi, per la sua capacità di “incidere” il territorio, controllando, attraverso frequentazioni anche importanti, nella politica quanto in altri settori. Da qualche anno è scarno, lo spazio solo per ricordare il suo nome con la data della morte e la firma affidata solo a “i tuoi cari”. Negli anni passati era più esteso, riportando frasi prese dalle sacre scritture, in un’occasione, un passaggio preso dalle scritture del vangelo di San Matteo, e Matteo l’altro figlio maschio di don Francesco, il super boss latitante dal giugno del 1993 e che con suo padre ha trascorso la latitanza sino alla morte del genitore, addirittura emerge dalle dichiarazioni di alcuni pentiti, nascosti dentro la canonica di una chiesa di Calatafimi. Su questi necrologi usciti nel tempo, la Procura antimafia di Palermo aprì anche un’indagine ritenendo che quegli annunci a ricordo dell’anniversario della morte del padrino di Castelvetrano potessero rappresentare anche qualcos'altro, una sorta di comunicazione che arrivava dal boss latitante. Dopo la notizia dell’apertura di questa indagine i necrologi sono diventati poveri di parole, analoghi a quello pubblicato ancora oggi sulle pagine nazionali del Giornale di Sicilia.

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