Affondato peschereccio mazarese a Bengasi

Pubblicato: martedì, 21 novembre 2017
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"Questa è una guerra", Tumbiolo scrive al Presidente Gentiloni

Era stato sequestrato nell'ottobre 2012 da un gruppo di miliziani armati in acque internazionali,  "con atto di vera e propria pirateria", ora è affondato nel porto di Bengasi in Libia, stiamo parlando del motopesca Daniela L.

La drammatica sequenza dei fotogrammi relativa all'affondamento, è stata recapitata oggi da Bengasi al presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu, Giovanni Tumbiolo (che dalle prime ore del sequestro ha seguito da vicino la complessa vicenda).

Il numero uno del Distretto con una nota ha immediatamente informato, trasmettendo le dolorose immagini, il presidente del Consiglio dei Ministri On. Paolo Gentiloni.

Tumbiolo, con il sostegno della Farnesina e grazie alla sensibilità e professionalità della Diplomazia italiana, è intervenuto a più riprese per la liberazione dei pescatori e, con il sostegno della Regione Siciliana, per alleviare il gravoso nocumento arrecato alle 30 famiglie direttamente legate all’attività del peschereccio.

Ha pure rivolto ripetuti appelli alle competenti autorità nazionali della pesca al fine di limitare il grave danno causato all’armatore dall’ingiusto sequestro. Ma la leggerezza e la sciatteria di alcuni ambienti governativi hanno aggravato il danno mettendo la società armatoriale a rischio di fallimento.

Nella nota a Gentiloni si legge:

“Questo, Signor Presidente, è solo l’ultimo atto di una guerra dimenticata, guardata talvolta dalle istituzioni come se fosse una guerra privata fra miliziani e questa comunità marinara che, colpita alle spalle persino dal fuoco amico di pezzi delle istituzioni, subisce e combatte da sola”.

La cosiddetta “guerra del pesce” ha provocato negli anni 3 morti, 27 feriti colpiti dal fuoco di militari di Paesi rivieraschi. Sono stati oltre 300 i pescatori prigionieri e detenuti nelle carceri dei Paesi nord africani di Libia, Tunisia, Egitto ed Algeria.

Pesanti sono stati altresì gli oneri pagati per il riscatto degli oltre 150 pescherecci sequestrati dei quali 6 definitivamente confiscati, cui si aggiunge oggi il Daniela L.

Un danno economico che gli esperti dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo hanno calcolato in oltre 100 milioni di euro e sociale con la perdita di oltre 4000 posti di lavoro.

 
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