Condanna e confisca

Pubblicato: venerdì, 29 settembre 2017
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Sfruttamento della prostituzione, due anni inflitti all'imprenditore immobiliare trapanese Francesco Abita, spossessato anche di sette abitazioni

Ha deciso di scegliere la via del patteggiamento dinanzi al collegio, presieduto dalla giudice Notari, che doveva processarlo per il reato di sfruttamento della prostituzione. L'imprenditore immobiliare trapanese Francesco Abita, 64 anni, ha avuto inflitti due anni e 10 mesi, colpevole del reato di sfruttamento della prostituzione. I giudici hanno anche deciso la confisca di sette abitazioni, di proprietà dell'imprenditore, usate proprio per garantire incontri di "sesso a pagamento". Abitazioni, quasi tutte nel centro storico della città, che erano facili individuare per chi cercava incontri hard, all'esterno venivano apposta stesi o biancheria intima oppure tendaggi di colore rosso. E' una indagine che risale all'ottobre del 2011. Una inchiesta coordinata dal pm Andrea Tarondo e condotta dalla sezione di pg della Forestale che fece scoprire come Abita aveva messo il proprio patrimonio immobiliare a disposizione di un giro di prostituzione. E' stato un filone di una indagine contro il traffico e spaccio di droga a portare sulle tracce del malaffare, gestito da Abita, gli agenti del nucleo operativo regionale della Forestale e gli investigatori della sezione di pg appartenente sempre alla Forestale. Ad Abita la pg della Forestale è risalita mettendo sotto controllo due sorelle colombiane che facevano da maitresse, erano loro a reclutare ragazze sudamericane e marocchine. Le ragazze venivano "offerte" attraverso annunci sui giornali. Contro Abita fu formalizzata l'accusa di sfruttamento della prostituzione e sostanzialmente attraverso questa di essere riuscito ad accrescere il proprio patrimonio fatto di case, case vacanze, bed and breakfast, strutture ricettive e turistiche. I “clienti” di Abita non erano persone qualunque della città, ma professionisti parecchio quotati, finiti solo indicati con i nomi di battesimo, Nicola, Massimo, Vito, l'indagine sfiorò anche un notaio e un dirigente di banca, il proprietario di un albergo a San Vito. Francesco Abita non è un imprenditore qualsiasi. La sua storia professionale a Trapani cominciò come “imbianchino”, poi poco alla volta è cresciuto lavorando, come ha avuto fortuna di riuscire a fare, con i migliori imprenditori della città. Dapprima aprì un punto vendita, un colorificio, poi gli investimenti immobiliari che arrivarono quasi tutti assieme: oggi si dice che sia proprietario di oltre 300 abitazioni. Più cresceva e più realizzava la sua “rete” di relazioni, conoscenze e amicizie, fin dentro al Palazzo di Giustizia per non parlare di quelle tra le forze dell’ordine. Conoscenze utili, avrà anche lavorato, tanto, ma secondo l’accusa il suo non sarebbe stato solo un lavoro “pulito”, alcune abitazioni le ha messe a disposizione di prostitute, quasi tutte straniere, sud americane, colombiane o brasiliane. Quando fu arrestato nel 2011 il gip nell' ordinanza annotò: “…riesce bene a destreggiarsi tra clienti, fornitori, banche, rivelando fra l’altro di possedere una buona liquidità di denaro, intrattenendo ottimi rapporti con importanti imprenditori trapanesi, importanti professionisti, personaggi al vertici di grandi banche, con numerosi appartenenti alle forze dell’ordine...un soggetto privo di scrupoli dedito al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, esercitata da numerose donne di diversa nazionalità, presso più case dove esercita il meretricio di proprietà o nella disponibilità dello stesso...non esita una volta individuata una donna in difficoltà economiche a prestare alla stessa delle somme di denaro al fine di spingerla alla prostituzione, prima in favore di se stesso, per poi secondo un copione sperimentato, una volta fatto il primo passo, inserirla in altri ambiti”. Agli atti del processo c'erano anche i racconti delle ragazze "messe in vendita" per un paio di ore, per una notte o anche per rallegrare festini in case "importanti".

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