LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA. CAPITOLO V – PARTE IV. SEQUENZA DEI PROVVEDIMENTI DOPO LA CONSULTA DEL MAESTRO SEGRETO 1° FEBBRAIO 1788.

Pubblicato: sabato, 16 settembre 2017
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IL DISPACCIO PATRIMONIALE A FIRMA CARAMAICO ED  IL MOTIVO FISCALE DEL MARCHESE FRANCESCO BUGLIO. Dispaccio Patrimoniale del 7 MARZO 1788.

Il 7 marzo successivo, dopo appena 37 giorni della dell’invio della“Consulta” e prima della risposta di re Ferdinando, il principe Caramaico emana altro dispaccio patrimoniale fondato sui seguenti biglietti disposti dai Sindaci di Catania, Aci S. Antonio e S. Filippo: “Con biglietto di nostra Real Segreteria è stato disposto quanto segue. Il Sindaco di Catania coll’acchiusa rappresentanza accompagna una supplica de’ Borgesi, i quali si dolgono del Dazio, che si vuole esigere da alcune Università, e Baroni del Regno per il passaggio nelle pubbliche strade, ed io rimetto il tutto a V. S. per l’uso che convenga, e provvidenze, onde cessino le doglianze, qualora l’affare sia di sua ispezione… Susseguentemente con altro biglietto di detta Real Segreteria abbiamo rescritto così:-Informando l’Avvocato Fiscale del Real Patrimonio D. Ferdinando Damiani coll’annessa rappresentanza sopra l’altra qui risulta del Sindaco di Aci S. Antonio, e Filippo implorante riparo agli aggravi, che soffrono quei Borgesi nel passare in alieni Territori, venendo obbligati a pagare diritti di erbaggeria…”

Occorre osservare che i reclami sono ambigui, usano termini non chiarificatori quali: strade pubbliche, alieni territori, dazi e diritti di erbaggeria. Per altro verso, le città reclamanti, rientrano tutti nel territorio della piana di Catania dove non ci può essere transumanza e c’è peraltro scarsa pastorizia, con qualche eccezione per S. Filippo (vedi capitolo capitolo IV-parte IX, pubblicato il 25 febbraio 2017. Paolo Balsamo riferisce che a S. Filippo d’Agirà esistevano 10.000 capi di greggi). Peraltro il Balsamo ha pure scritto le seguenti testuali parole: “La pastorizia non è in Sicilia fiorente… Il nostro paese non abbonda sicuramente di bestiane ma ne ha a sufficienza per la sua interna consumazione (era scarsissima) sarebbe a mio parere una misura pericolosa farne venire da straniere contrade. L’importazioni di caci forestieri da uno o due anni in qua ha fatto talmente soprabbondare, e rinviliare (rimetterci denaro) i nostrani, che ormai i proprietari siciliani di armenti ne risentono grave detrimento e cominciano a scoggiarsi, ed a disgustarsi a moltiplicarli (Vedi capitolo IV-parte IX-appendice, pubblicato il 25 febbraio 2017).

Da evidenziare inoltre, che il Sindaco di Catania parla di “dazi” e “strade pubbliche” e non di trazzere. I dazi ripeto, non sono altro che tasse che riscuote la Corona tramite i Proconservatori e Secreti del luogo. Infine, le strade pubbliche come numerose volte chiarito, non sono le trazzere armentizie larghe canne 18,2, ma strade larghe appena m. 4, cioè il passaggio di due carri in senso opposto (I viaggiori stranieri ed italiani del ‘700 (Vedi l’intero capitolo IV- in questo caso parti I-IV), compreso Paolo Balsamo (Capitolo IV- in particolare parti V-IX) ci hanno raccontato che le strade erano sentieri impercorribili che si attraversano solo con muli e cavalli e per tanti tratti a piedi). Di conseguenza i Baroni pretendevano il risarcimento perché, immagino, che gli animali oltrepassavano i limiti stradali, come, peraltro, leggeremo in seguito nel dispaccio in parola che richiama i capitoli di re Federico, di re Ferdinando I e da ultimo l’ordine del 21 Aprile 1785 sul reclamo del marchese Moleti di Messina. Anche in questa ennesima occasione Il dispaccio vuole estirpare gli abusi e le angherie usate da cicchesia che limitano il commercio e l’agricoltura e ripugnanti alla legislazione. Il Dispaccio incarica una miriade di Rappresentanze e persone quali: Senati, Secreti, Proconservatori, Giudici, Capitani, Proprietari e perfino Gabelloti ed addirittura ogni altra persona sia privata o che abbia Ufficio in tutte le città, affinchè vigilino che non sia molestato qualunque sorta di bestiame andando e ritornando per le Regie o pubbliche trazzere di ogni parte di questo Regno. Nessuno ardisca di chiedere alcuna somma per qualsiasi ragione o protesto e per questa ragione vogliamo che vengano rispettate in tutte le sue parti i capitoli di re Federico e di Ferdinando I che hanno proibito estorsioni suddette con penalità ai danni dei trasgressori.

Il dispaccio riduce la sosta a una sola notte durante il passaggio al tramonto del sole e continuare il cammino allo spuntar del sole ( rammento che la sosta era già stata allungata a due notti da Federico III d’Aragona nel 1296. (Vedi capitolo III-parte I, pubblicato il 2 aprile 2016). In caso di sconfinamento dalla trazzera, a causa del quale i proprietari hanno avuto un danno meritevole di risarcimento, bisogna distinguere, allora, quando quest’ultimo è dovuto. Il risarcimento non è dovuto se la trazzera è stata ristretta tanto che gli animali non possano boccheggiare (pascere). Se invece la trazzera fosse della giusta larghezza e gli animali sconfinano per boccheggiare allora è dovuto un equo risarcimento. Il dispaccio prevede la tutela giuridica con ricorso alla Corte del Regno del luogo più vicino. Il dispaccio infine prevede pure una tutela giuridica anche nei confronti di coloro i quali avanzino privilegi o legittimi diritti. In questo caso è ammesso ricorso al Supremo Tribunale a condizione che non sussistano impedimenti per il libero passaggio degli animali.

Azzardando un breve commento, Il dispaccio non è altro che una rievocazione dei passati capitoli, con la differenza che in precedenza, a partire con le primordiali Costituzioni di re Federico, solamente ammettevano il libero passaggio su regalie, strade pubbliche od anche private senza alcun riferimento a larghezze o restrizioni di Vie o Regalie. Adesso, in questo dispaccio per la prima volta, dopo circa sei secoli, si parla di ristrettezze delle trazzere e la sosta, come già anticipato è stata pure accorciata ad una sola notte se per caso gli animali dormivano in luoghi baronali (Vedi capitolo III-parte I, pubblicato il 2 aprile 2016); accenna anche ad ipotetiche larghezze citate nei capitoli di re Federico e successivi ove non abbiamo riscontrato alcuna traccia (Vedi capitolo II-parte IV pubblicato il 5 marzo 2016-COSTITUZIONE DEGLI ANIMALI DA AFFIDARE AI PASCOLI [Constitutio de animalibus in pascuis affidandis] ricordiamoci che dette costituzioni si riferiscono alle “lamentele mentre il Re viaggiava serenamente per le regioni delle Puglie”. (Non per la Sicilia). I successivi capitoli a partire da re Martino (Vedi capitolo III già sopra citato) sono stati emanati in primo luogo per incrementare la pastorizia in Sicilia che già all’epoca era scarsissima e si praticava in territori ben definiti, e poi per combattere la prepotenza dei Baroni e feudatari. Ricordo che da numerosi secoli non correva buon sangue tra la Corona e i Baroni (agli storici medievali l’ardua sentenza). Il ricorso alla larghezza delle Trazzere è stata una buona occasione, con l’aiuto del Marchese Moleti (Vedi capitolo V-parte II, pubblicato il 13 maggio 2017), a castigare i Baroni e feudatari. Finalmente la Corona realizza un’obiettivo dopo secoli di odio verso i Baroni, e li colpisce, questa volta in maniera definitiva trasformando tutte le strade, che in parte erano state sicuramente da loro tracciate, in Trazzere Regie.

Il Dispaccio nella sua interezza è in pieno contrasto o addirittura una assurdità rispetto ai racconti dei viaggiatori italiani (Carlo Gastone) e stranieri. Ricordiamoci anche dei racconti del viaggio a cavallo di Carlo V del 1537 (capitolo III-parte I, pubblicato il 2 aprile 2016) e ripeto degli italiani e stranieri in Sicilia dell’epoca, e di Paolo Balsamo del 1808.

Il dispaccio si chiude incaricando ed ordinando ai Senati, Giurati, Secreti, Proconservatori, ed Officiali tutti, di dover curare l’esatta ed inviolabile esecuzione di quanto stabilito. Nel caso di omissione a carico dei trasgressori, in attuazione dei contenuti del presente dispaccio, verrà applicata a ciascuno la pena di onze 20, oltre le pene previste nei detti capitoli del Regno.

In conclusione il dispaccio disposto dopo circa un mese dalla Consulta del Maestro Segreto senza attendere la risposta del Re e con la scusa delle lamentele mosse dal Sindaco di Catania il Caramaico vuole, in primo luogo, di scaricarsi di eventuale inerzia e da responsabilità, ed in secondo luogo dimostrare al Re Ferdinando di avere incaricato con severe punizioni in caso di inadempimento tutti gli Ufficiali territoriali a vigilare sulle trazzere imponendo loro di compiere atti da poliziotti (come effettivamente in seguito vedremo) sotto pena di essere multati.

Resta chiarito che l’autorità baronale consapevole dell’assenza delle strade e che numerose esse erano state da loro tracciate per l’accesso ai loro stessi feudi e feudi limitrofi non avevano dato mai ascolto a bandi e simili dispacci. Per questa ragione il Vicere Caramaico cosciente del comportamento negativo di quest’ultimi incarica perfino qualsiasi persona, anche di strada, a denunciare il malfatto dei Baroni.

Per altro verso la supplica avanzata dal Sindaco di Catania per la riscossione da parte dei Baroni di dazi su certi territori di alcune Università appaiono poco credibili perché in quell’epoca ed in quei territori c’era povertà, e scarsissima pastorizia e non c’erano neanche strade (come ci ha raccontato Paolo Balsamo-vedi capitolo IV-parte I, pubblicato il 22 ottobre 2016 e seguenti), tanto è vero che non è stata nominata una trazzera o un luogo ove si poteva svolgere senza alcun nocumento la transumanza. Infine, i reclamanti non fanno menzione né sulle larghezze delle trazzere attraversate dagli animali, né sui sconfinamenti ove i Baroni hanno preteso il risarcimento.

MOTIVO FISCALE CHE FA SEGUITO ALLA CONSULTA DEL MAESTRO SEGRETO

Napoli 15 aprile 1788

Il Re risponde alla Consulta del Segreto, come sopra abbiamo letto, con una lettera dal titolo “Motivo Fiscale”... Mi viene spontaneo dire subito come possiamo interpretare il titolo motivo fiscale…? C’è qualcuno che potrebbe chiarirlo? In ogni caso io ho una risposta basata su documenti in parte già pubblicati ed altri che pubblicherò in occasione della costruzione delle strade a far data dal 1824. Per il momento, senza batter ciglio, propongo la seguente risposta: la necessità di reperire fondi per la costruzione delle strade rotabili dopo la delibera del parlamento Siciliano del 1778 (Vedi capitolo IV-parte I, pubblicato il 30 aprile 2016) e castigare gli odiati Baroni che avevano usurpato presunte porzioni di trazzere . Tanto è vero che con successivo decreto 11 febbraio 1792 il Re Ferdinando ordina la vendita delle trazzere divenuti inutili. Sorvolo solo per il momento sull’argomento vendita delle trazzere, per riallacciarmi al tema in trattazione.

Il Re ricevuta la lettera di Consulta del Maestro indice un congresso a chiarimento di alcuni dubbi considerata l’importanza della materia. La riunione ha risolto qualsiasi dubbio, così sollecitamente risponde al Segreto affinchè provveda con immediatezza agli opportuni ripari.

Il Re ordina al Secreto quanto appresso:

1) preparare le circolari ai rispettivi ufficiali e Commissionati già incaricati in passato allo scopo di rimettere le relazioni delle trazzere in loco. A tale scopo ribadisce la definizione di trazzera già suggerita dal Marchese nella Consulta con le seguenti testuali parole:”...Dovendo per trazzere reputarsi quelle strade che dalla popolazione portano alle prossime immediate popolazioni”. Quest’ultima, come abbiamo visto non è una fedele definizione, ma una volontà programmatoria e definitiva da attuarsi perché è un ordine del Re; quindi, tutte quelle strade che partono da una città e arrivano ad un’altra città sono in definitiva trazzere. Questo è il primo successo del Maestro (Vedi scorsa puntata, cioè capitolo V-parte III, pubblicato il 1° luglio 2017);

2) La relazione deve descrivere dove comincia e dove termina la trazzera fino ai confini dell’Università e ad innestare le “altre possesioni, con termini comuni ed entrambi le larghezze come inizia e se nel progresso si è ristretta”. Questo punto 2 offre dubbi di interpretazioni. Risulta abbastanza chiara la frase “dove comincia e dove termina la Trazzera”, tuttavia rimane dubbiosa la frase “fino ai confini dell’Università e a innestare le altre possessioni, con termini comuni…”. Qui appare evidente che eventuali larghezze necessariamente potrebbero essere difformi. A mio giudizio, è più probabile che la strada interclusa di un feudo si allacci con una trazzera armentizia limitrofe.

3) Rimettere le “istruzioni” di ciascun Comune se esistono e se non esistono rimettere le “istruzioni” della Real Secrezia (cioè quelli che abbiamo visto,di Licata, Capizzi,ecc). In mancanza di qualsiasi istruzione che stabiliscono la larghezza della trazzera relazionare sulle consuetudini locali (la misura che attribuisce alla trazzera la popolazione) ed eventuale usurpazione;

4) Relazionare se vi sono terre usurpate e “beneficate e se pagano censo o gabella”;

5) Riferire la misura della usurpazione e da quanto tempo gli occupatori la posseggono;

6) La spesa da sostenersi deve essere quella dell’Agrimensore del luogo stesso; per gli altri lavori verranno eseguiti dagli Ufficiali del luogo stesso.

Considerato che tutte le strade di collegamento tra due città sono trazzere, l’agrimensore non relazionerà su come viene classificata la strada, ma si limiterà a misurare la restrittezza e calcolerà la usurpazione. A tal proposito non ho scoperto alcun documento relativo a perizie o atti simili. Tuttavia presso l’Archivio di Stato di Palermo esiste un minuscolo e insignificante “Piano delle Trazzere e Vie Regie” perché limitato alle seguenti città: Barrafranca, Piazza, Niscemi, Monreale e Borghetto, che tratterò nei dettagli nel proseguo delle prossime puntate. Qui sotto anticipo il documento con la sola l’intestazione del foglio che riporta la data esattamente del 1788.

REAL SEGRETERIA – INCARTAMENTI - VOL. 5500 - 1788

Piano delle trazzere e Vie Regie secondo lo stato attuale di...Città e Terre di questo Regno, che conducono ad altre Città e Terre convicine e in Feudi diversi; Differenza dello stato attuale di esse da ciò che dovrebbero essere secondo la prassi e le leggi, e confronto tra il prodotto delle Trazzere secondo detta prassi e quello della strada da costruirsi.

Osserviamo che il Re ha accettato in pieno i suggerimenti del Maestro Buglio. L’opera del Segreto continua con il primo dispaccio patrimoniale del 24 maggio successivo e nel proseguo, il lavoro del Maestro si perfeziona sempre con maggiore coraggio.

Con prossima puntata tratterò del primo provvedimento del marchese Buglio riguardante le circolari inviate dal Segreto e ordinate dal Re. Pubblicherò il Dispaccio Patrimoniale del 24 MAGGIO 1788 che segue la risposta del Re alla Consulta e Motivo Fiscale, con documenti originali a firma Caramaico.

ANTONINO MESSANA

Auguro ai miei cari lettori un buon rientro dalle ferie. Con i due succinti paragrafi credo di avere assolto la mia promessa di essere ragionevolmente breve.

La prossima puntata verrà pubblicata Sabato 16 ottobre.

IN COPERTINA: Strada attraversata da Carlo V in Sicilia - 1537. Fonte Fondazione Federico II-on line. Autore Salvatore Dalia.

BIBLIOGRAFIA Lo Presti Antonino-Monografia di DIRITTO PUBBLICO sulle TRAZZERE DI SICILIA  per l’avvocato Antonino Lo Presti, STAMPERIA DI G. B. LORSNAIDER-Palermo 1864, documenti XII e XIII, pagine XXXII e XXIX. Archivio di Stato di Palermo (Catena)-Piano delle Trazzere e Vie Regie-Real Segreteria Incartamenti volume 5500.
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