Incendio brucia terreno confiscato alla mafia a Castelvetrano. Libera: “Mantenere  alta l’attenzione delle istituzioni e della società civile”

Pubblicato: venerdì, 1 settembre 2017
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CASTELVETRANO. Un incendio, di probabile natura dolosa, ha bruciato un appezzamento di terreno confiscato in C/da Seggio Torre assegnato alla cooperativa sociale Rita Atria Libera Terra.

Ancora una volta beni confiscati sotto attacco a Castelvetrano. Nel pomeriggio di domenica è stato appiccato il fuoco in diversi punti di un appezzamento di terreno confiscato in C/da Seggio Torre assegnato alla cooperativa sociale Rita Atria Libera Terra.

L’incendio di probabile natura dolosa, si è generato all’interno di aree tagliafuoco, fortunatamente non ha creato danni alla cooperativa. Infatti le fiamme hanno colpito una porzione di uliveto in via di espianto che la cooperativa ha ricevuto in gestione dopo diversi anni di abbandono. Dalla sua costituzione, avvenuta nel settembre 2014, la cooperativa ha fatto diversi investimenti per gli ripristinare la produttività degli uliveti ricevuti in gestione. L’obiettivo è quello di valorizzare le caratteristiche del territorio e le sue eccellenze a partire dalla coltura tipica della zona la Nocellara del Belice.

Sul posto è intervenuta la squadra dei Vigili del Fuoco di Mazara del Vallo che ha consentito di circoscrivere l’incendio.

“Si tratta dell’ennesimo episodio, - spiegano dal coordinamento provinciale di Libera - non certo il primo nella provincia di Trapani, che testimonia come sia importante tenere alta l’attenzione delle istituzioni e della società civile sui beni confiscati e sul valore del loro riuso sociale.

In tal senso ancora rimane irrisolta, dopo mesi ormai da quando abbiamo sollevato la questione, la situazione dei terreni confiscati in contrada Inchiusa a Castelvetrano. Il coordinamento di Libera a Trapani ha sollecitato, e continuerà a farlo, le istituzioni a percorrere tutte le strade possibili, nel rispetto delle leggi e in assoluta trasparenza, per evitare che il bene rimanga abbandonato e non gestito, diventando cosi possibile preda di atti vandalici che ne ridurrebbero il valore oltre che diventare motivo per diffondere una pessima immagine dell’operato dello stato in un territorio sicuramente difficile, come quello trapanese”.

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