Stato di crisi settore vitivinicolo. M5S contesta Cracolici

Pubblicato: domenica, 13 agosto 2017
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"Tutte le produzioni andrebbero tutelate e salvaguardate, non soltanto quelle che hanno maggiori santi in paradiso o più potenti associazioni di categoria a tutelarle. Questo modo di intendere la risoluzione dei problemi agricoli ci sembra anacronistico e miope”. A dichiararlo sono i deputati del Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana a proposito della richiesta dello stato di crisi per il settore vitivinicolo da parte dell’assessore Cracolici al governo. A tal proposito, gli scorsi giorni era intervenuto anche l’eurodeputato Ignazio Corrao che incalzava l’assessore Cracolici a chiedere lo stato di crisi per la siccità così come hanno fatto regioni d’Italia. “Basta con queste guerre tra poveri - aggiungono i deputati Ars - se l'assessore fosse obiettivamente interessato al benessere di tutte le aziende agricole, grandi e piccole, si renderebbe conto facilmente che buona parte dei settori agricoli sono in difficoltà, in particolare quello delle ortive estive e olivicolo, a causa, oltre che della siccità, anche della persistenza di temperature oltre i 40 gradi da circa 20 giorni consecutivamente. Che inizi a fare l'assessore partendo dalla risoluzione delle perdite idriche e pensando a tutti i settori. La richiesta di danni, in questo caso per elevate temperature (ci sono state temperature superiori ai 40 gradi per circa 20 giorni) scatta quando si stima una perdita di almeno il 30 per cento del prodotto. E ciò riguarda la vite, le orticole in pieno campo (pomodoro, melone) e probabilmente riguarderà olivo. La verifica dei danni sarà poi portata avanti dagli ispettorati agricoltura. Tutte le produzioni sono in grave difficoltà, dal cerealicolo a quello olivicolo”. Il gruppo M5S all’Ars propone soluzione a lungo termine. “Bisogna mettere in campo un modello agricolo nuovo - spiega Valentina Palmeri - più sostenibile e urgente. Per minimizzare le perdite idriche, si deve pensare ad una maggiore tutela del suolo e delle falde idriche, a delle colture meno idroesigenti, si deve investire sulle tecnologie per il riuso e il risparmio idrico, si dovrebbero piantare più alberi autoctoni. I primi bandi del PSR che sarebbero dovuti uscire avrebbero dovuto riguardare proprio quelle misure necessarie a realizzare tutto questo! E invece - conclude Palmeri - si continua ancora a perdere tempo”.

 
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