Omicidio Lombardo, due nuovi arresti

Pubblicato: giovedì, 6 luglio 2017
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Carabinieri e Polizia hanno eseguito misura cautelari emesse dalla Dda di Palermo

Ancora due arresti per l’omicidio di Salvatore Lombardo avvenuto la sera del 21 maggio del 2009 a  Partanna. In manette nella notte  Giuseppe Genna di Paceco e Rosario Scalia di Castelvetrano. Per i magistrati della Dda di Palermo, Genna e Scalia, avrebbero fornito l’automobile e un supporto logistico per l’omicidio Lombardo. Alle indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Francesco Grassi e Carlo Marzella hanno lavorato in questi anni carabinieri e polizia con il supporto dello Sco e del Ros. Salvatore Lombardo fu ucciso platealmente davanti al bar “Smart cafè” a Partanna, una punizione la sua in piena regola mafiosa. Lombardo si era permesso di rubare un furgone del supermercato Despar di cui il presunto boss Domenico Scimonelli era gestore di fatto. Ad aprile sono stati condannati in primo grado, a 16 anni di carcere, Nicolò Nicolosi di Calatafimi  e Attilio Fogazza di Salemi esecutori materiali dell’omicidio. A sparare sarebbe stato il Nicolosi, mentre Fogazza sarebbe stato alla guida della Volkswagen Polo con cui fu raggiunta la vittima. Entrambi, alcuni mesi dopo l’arresto, hanno deciso di iniziare a collaborare con la giustizia confessando l'omicidio. Il giudice però non ha riconosciuto l'attenuante della collaborazione. Domenico Scimonelli  ha invece scelto il rito ordinario e il suo processo si sta svolgendo a Trapani, uomo di fiducia di Matteo Messina Denaro, è rimasto coinvolto nell’operazione “Ermes” dell’agosto 2015 e il 2 maggio dello scorso anno il boss partannese è stato condannato a 17 anni di carcere dal gup di Palermo Walter Turturici. Gli inquirenti sospettano che Scimonelli con i suoi frequenti viaggi in Svizzera gestisse i tesori di Matteo Messina Denaro. Il Tribunale di Trapani gli ha sequestrato beni per 3 milioni di euro. Per gli inquirenti sarebbe uno dei più fidati “postini” di Messina Denaro. Scimonelli avrebbe usato per consegnare i "pizzini" al boss latitante, la figlia di 5 anni del collaboratore Attilio Fogazza.

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