La mafia torna a sparare

Pubblicato: giovedì, 6 luglio 2017
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Ucciso a Mazara Giuseppe Marcianò, 47 anni, genero di Pino Burzotta

La firma della mafia è nell'esecuzione. Colpi presumibilmente di lupara esplosi  all'indirizzo di un uomo che percorreva la strada nelle campagne tra Campobello e la frazione costiera di Tre Fontane in sella ad uno scooter. La vittima è Giuseppe Marcianò, classe 1970, originario di Carini ma da tempo trapiantato nel trapanese, viveva tra Campobello di Mazara e Mazara. Sentenza di morte eseguita con la classica tipologia mafiosa. Marcianò era lungo la strada di ritorno a casa, l'esecuzione nella mattinata di oggi. A condurre le indagini sono i Carabinieri del comando investigativo provinciale, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Paolo Guido, quest'ultimo impegnato a coordinare la prima indagine da procuratore aggiunto, nomina che risale appena a pochi giorni addietro. Il procuratore Guido è un ottimo conoscitore delle dinamiche mafiose del trapanese e a capofitto si è buttato nell'indagine per cercare di chiarire dinamiche e movente. A scoprire l'ucciso sono stati dei vigili del fuoco di ritorno da operazioni di spegnimento di un incendio nelle campagna di Campobello. Hanno scoperto l'uomo, disteso per strada e oramai senza vita ed hanno avvertito i carabinieri. E' di certo che questo è il primo delitto di mafia in provincia di Trapani dopo tantissimi anni di silenzio delle armi da fuoco, la Cosa nostra trapanese dai sotterranei in cui si è nascosta ha deciso di farsi nuovamente avvertire. Forse per equilibri che cominciano a cambiare, attorno alla latitanza dell'indiscusso capo della mafia trapanese Matteo Messina Denaro. Marcianò è genero di un mazarese famoso, Pino Burzotta, ex consigliere comunale del psi, arrestato e poi assolto nell'ambito dell'indagine Petrov, soggetto che continuamente è citato in diverse indagini antimafia. Pino è esponente di punta della famiglia Burzotta da sempre convivente e protagonista, per via di alcuni nomi pesanti, come quello di Diego Burzotta, zio dell'odierno ucciso. Burzotta dopo anni di latitanza fu arrestato in Spagna e dopo una iniziale collaborazione decise di fare marcia indietro e tornare al silenzio. Giuseppe Marcianò fu denunciato nell'ambito dell'indagine antimafia Golem, suo padre Francesco lo si trova citato nel processo cosiddetto Spatola a proposito dei suoi contatti con il capo mafia dell'epoca Nunzio Spezia. E sembra che nella zona di Campobello di Mazara Giuseppe Marcianò aveva i suoi più rilevanti interessi, forse anche quelli di natura criminale. Potrebbe essere celato all'interno di questo scenario il movente di questo omicidio. Campobello di Mazara è zona cruciale per gli affari mafiosi, in questo ambito le più importanti coperture per la latitanza e gli affari di Messina Denaro. In questa zona anche si sono registrati attriti mai trasformati in atti così violenti come quello odierno. Potrebbe essere un segnale che arriva dal boss latitante, ma potrebbe anche essere un delitto come segnale al capomafia. Più probabile la prima ipotesi.

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