Mancano i medici e il Commissario dell’ASP di Trapani copre il turno al Pronto Soccorso

“Di fronte all’ennesima emergenza verificatasi questa mattina, riguardante la carenza di personale sanitario al pronto soccorso dell’ospedale di Castelvetrano, non ho potuto fare altro che reindossare il camice, dopo tre anni da manager, e coprire personalmente il turno per evitare di non potere erogare un servizio così indispensabile alla popolazione”.
Lo ha detto il commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani Giovanni Bavetta.
“Il bando per il reclutamento a tempo determinato per 11 medici di pronto soccorso  emanato nelle scorse settimane è andato deserto, e a oggi in azienda per fornire il servizio minimo me ne occorrerebbero 17. Oggi sono venuto anche per solidarietà ai miei colleghi, che hanno lavorato in condizioni che mettono a repentaglio la loro salute, come spesso ha dichiarato il nostro assessore alla salute Baldo Gucciardi.
Adesso -continua Bavetta – con l’estate la situazione diventa ancora più pesante, sia per l’afflusso di turisti che accresce la popolazione a cui offrire l’assistenza sanitaria, che per la concessione delle ferie, obbligatorie per il personale, già sottoposto a carichi di lavoro non indifferenti. E il caso della collega che, pochi giorni fa mentre era in servizio al pronto soccorso proprio a Castelvetrano, ha dovuto ricorrere alle cure mediche, ne è la conferma”.

“Ma in tutti i nostri reparti di emergenza urgenza la situazione è drammatica.
Abbiamo sei ospedali nella nostra azienda e tutti nella identica difficoltà, senza contare i problemi di reclutamento che abbiamo per il presidio di Pantelleria, per il quale dobbiamo quindi provvedere alle turnazioni dalla terraferma per garantire l’offerta sanitaria, aggravando ancora di più la situazione nei reparti.
Ho grande rispetto per la Corte dei conti, ma i magistrati contabili guardano, giustamente, solo a quella che è la loro competenza. Con le assunzioni di personale sanitario che sono bloccate in Sicilia dal 2009, con tanti medici, infermieri e ausiliari che ogni giorno lasciano il servizio perchè vanno in pensione, ho una carenza di organico, rispetto alla pianta organica scaturita dalla nuova rete predisposta dall’assessorato alla Salute e condivisa dal ministero, di 1.800 figure professionali, da reclutare nel triennio. Ma se di queste almeno un migliaio non vengono immesse oggi,  non domani, le criticità dei pronto soccorso saranno anche di tutti gli altri reparti.
Certo c’è anche una questione più complessiva – ha concluso – che riguarda la programmazione e coinvolge quindi il ministero della Salute. Nel prossimo futuro non avremo un numero sufficiente di alcune figure professionali.
Vanno quindi ripensate le quote di accesso alle specializzazioni, adeguandole alle esigenze odierne e anche a quelle future. La rete garantisce il diritto alla salute sia al cittadino che sta a 100 metri da un policlinico che a quello che sta in un paesino, grazie alle reti tempodipendenti e all’ospedale per intensità di cura anche per patologie più complesse, e non vi è spreco,  anzi è una  razionalizzazione. Ma questa impalcatura va sorretta. Vanno allora ampliate necessariamente le quote per le specializzazioni riguardanti i medici di pronto soccorso, o gli anestesisti, figure professionali oggi ormai introvabili, ma anche ortopedici o pediatri”.

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