Vanico sotto inchiesta

Pubblicato: lunedì, 22 maggio 2017
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Castelvetrano, Procura e Nas: presunta truffa all'Asp da 440 mila euro

I carabinieri del NAS di Palermo, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Marsala sul conto del Centro medico di riabilitazione Vanico di Castelvetrano , accreditato e contrattualizzato con l’A.S.P. di Trapani, ha dato esecuzione all’Ordinanza del G.I.P. del Tribunale di due misure cautelari personali di divieto di dimora ed altrettante misure cautelari del divieto di esercitare attività imprenditoriali e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per il periodo di un anno, nei confronti di Concetta Russo, amministratore unico dell’anzidetta società, vedova dell'on. Vito Li Causi, fondatore della struttura, e di Giuseppe Catalano, direttore sanitario del Centro medico. Con lo stesso provvedimento i carabinieri hanno eseguito un sequestro preventivo pari al valore della presunta truffa, quantificata in circa  440 mila euro. Il G.I.P. ha quindi accolto le richieste della Procura della Repubblica di Marsala che ha ravvisato, a carico dei predetti, la truffa aggravata in danno del SSN poiché l’indagine ha fatto emergere come, nel periodo preso in esame (2014-2015), talune prestazioni fisioterapiche eseguite dal Centro medico in regime di convenzione con il S.S.N., venissero rese arbitrariamente nei confronti di 106 pazienti affetti da gravi patologie neurologiche (tetraplegici, paraplegici, emiplegici, ecc.), presso i rispettivi domicili e non in regime ambulatoriale, peraltro da personale non qualificato, in quanto in possesso di diploma di massofisioterapista e non della prevista laurea di fisioterapista, in spregio alle esigenze terapeutiche e di salute degli stessi assistiti, al fine di trarne un costante, considerevole ed ingiusto guadagno. Tale condotta ha rilevato scarsa qualità nelle prestazioni e “inappropriatezza” dell’assistenza medica di riabilitazione, nonché comportamenti opportunistici, messi in atto dalla stessa struttura sanitaria, per avere attestato ed indotto in errore la P.A. circa le prestazioni effettivamente rese.

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