Delitto Mirarchi, nuovo arresto

Pubblicato: martedì, 14 febbraio 2017
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In carcere il castelvetranese Fabrizio Messina Denaro

Si va meglio delineando lo scenario dell’omicidio del maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi. Un altro arresto è stato compiuto dai carabinieri del nucleo operativo provinciale e da quelli della compagnia di Marsala, al termine di un nuovo capitolo investigativo. La Procura di Marsala ha chiesto e ottenuto dal gip due nuove ordinanze di custodia cautelare a proposito della gestione della piantagione di marijuana che la sera del 31 maggio era stata scoperta durante un servizio di controllo del maresciallo Mirarchi e dal brigadiere che lo accompagnava. L’ordinanza ha raggiunto in carcere il presunto autore del delitto, Nicolò Girgenti di 46 anni, a Castelvetrano invece è stato arrestato Fabrizio Messina Denaro, 44 anni (nessuna parentela col boss latitante Matteo Messina Denaro), detto Elio, soggetto già coinvolto in altre indagini per spaccio e anche estorsione (l’ultimo suo arresto risale alla fine del 2014 quando fu coinvolto nel blitz antimafia Eden 2).  I due, Girgenti e Messina Denaro, sono accusati di produzione e traffico di sostanze stupefacenti. Le indagini dei Carabinieri hanno, infatti, permesso di accertare che i due avevano programmato e realizzato, unitamente ad altri soggetti,  la piantagione di marjuana antistante il luogo ove fu ferito mortalmente il maresciallo Mirarchi. Ma non solo. Scoperti anche i retroscena di questo “affare” criminale. Le investigazioni dell’arma hanno accertato che ad organizzare la piantagione sarebbe stato proprio Messina Denaro assieme al partinicese Francesco D’Arrigo, Girgenti fu contattato da Messina Denaro che gli propose, in cambio di un cospicuo compenso, di occuparsi delle serre coltivate a marijuana. I carabinieri già nell’immediatezza dell’omicidio del maresciallo Mirarchi avevano scoperto l’alleanza criminale tra Girgenti e D’Arrigo (anche lui arrestato). In un’intercettazione, nei giorni successivi al delitto, i carabinieri ascoltarono D’Arrigo che parlava con Girgenti , lamentandosi di aver perduto la piantagione sulla quale aveva parecchio investito, senza parlare minimamente del maresciallo ucciso. Cosa accadde quella sera del 31 maggio dell’anno scorso? Accadde che i carabinieri giunsero in prossimità di quella serra nelle campagne di Marsala mentre Girgenti, agendo da “socio infedele”, preoccupato del fatto che alla fine Messina Denaro e D’Arrigo non avrebbero rispettato i patti a proposito del “compenso” pattuito (avrebbe avuto solo un modesto acconto), aiutato da altra persona ancora ignota, stava svuotando la serra delle piante di cannabis (così da far credere ai suoi soci che le serre erano state svuotate da ladri), e per difendere il suo investimento, scrive il gip nell’ordinanza, “non ha esitato a sparare nei confronti dei carabinieri e ad uccidere il maresciallo Mirarchi”. Ma le novità investigative non si fermano qui. Arrestati D’Arrigo e Girgenti, il gruppo criminale del quale avrebbe fatto Fabrizio “Elio” Messina Denaro, si è fatto pesantemente pressante nei confronti dei familiari di Girgenti, chiamati a risarcire il clan di trafficanti di droga per il danno procurato. Ancora in questo caso ci sarebbero intercettazioni, clamorose sotto certi punti di vista, sembra infatti che alcuni familiari del Girgenti fossero bene a conoscenza dell’attività criminosa di quest’ultimo, sia per quanto riguarda la gestione di quelle serre coltivate a marijuana sia per quanto riguarda l’omicidio del maresciallo.

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