“Nessuna tentata estorsione”

Pubblicato: giovedì, 15 dicembre 2016
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La Corte di Appello di Palermo cancella la condanna per l'avv. Lo Presti, "il fatto non sussiste"

lo-prestiI giudici di secondo grado hanno assolto l'avvocato Maurizio Lo Presti dall'accusa di tentata estorsione che in primo grado ne aveva determinato la condanna. Lo Presti, difensore di Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, due dei tre condannati per l'eccidio della casermetta di Alcamo Marina, era stato condannato in primo grado per una tentata estorsione nei confronti dei suoi assistiti. Una vicenda che si era sviluppata nell'ambito delle indagini che portarono alla revisione della sentenza di colpevolezza nei confronti di Ferrantelli e Santangelo (un altro procedimento riguardò Giuseppe Gulotta). Dopo la confessione di un brigadiere dell’arma, Renato Olino, che svelò come contro i tre erano state costruite dai carabinieri che indagavano sulla strage della casermetta false prove di accusa, furono avviati i processi di revisione. Revisioni accolte. Proprio durante questa fase dibattimentale di revisione per la Procura di Trapani, pm Andrea Norzi, sarebbe maturato il tentativo di estorsione, Lo Presti avrebbe preteso 1 milione di euro dai suoi assistiti, in previsione della liquidazione di un sostanzioso indennizzo per ingiusta detenzione e per essere stati oggetto di false prove di accusa. Ferrantelli e Santangelo però non accettarono la sottoscrizione di questo accordo. Il rapporto di fiducia tra Lo Presti ed i suoi assistiti si interruppe ancora prima del pronunciamento di revisione del processo favorevole a Ferrantelli e Santangelo. Pesante fu la ricostruzione fatta dalla Procura di Trapani, “voleva costringere Ferrantelli e Santangelo a sottoscrivere un conferimento incarico professionale e proposta unilaterale di determinazione del compenso, da lui unilateralmente predisposto, mediante il quale avrebbe conseguito l’ingiusto profitto derivante dalle condizioni contrattuali in esso previste, assolutamente svantaggiose per le vittime e a lui favorevoli. Una tesi che è stata però smentita dai giudici di Appello che hanno pronunciato l'assoluzione con la formula del fatto non sussiste. I giudici hanno anche dichiarato inammissibile il ricorso della Procura a proposito dell'assoluzione pronunciata in primo grado per il reato di falso. Accolte così in pieno le ragioni addotte a difesa dell'avv. Lo Presti dai suoi difensori, avvocati Giuseppe Benenati e Valerio Spigarelli.

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