Intitolata al Brigadiere Rubino la sede della Stazione Carabinieri di San Filippo di Marsala

Pubblicato: sabato, 1 ottobre 2016
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IMG_20161001_105343In data odierna, alle ore 10:00, si è tenuta la cerimonia di intitolazione della caserma sede della Stazione Carabinieri di San Filippo di Marsala, alla presenza di cariche istituzionali civili, religiose e militari.
In particolare erano presenti all’evento il Comandante della Legione Carabinieri Sicilia (Generale di Brigata Riccardo Galletta), il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Trapani (Col. Stefano Russo), il Cappellano Militare (Salvatore Falzone), il Prefetto di Trapani (Giuseppe Priolo), il Presidente del Tribunale di Marsala (Dr.ssa Alessandra Camassa), il Procuratore di Marsala (Dott. Vincenzo Pantaleo), il Sindaco di Marsala (Dott. Alberto Di Girolamo), nonché alcuni familiari del militare a cui è stata dedicata la caserma.
Il presidio Arma è stato intitolato al Brigadiere Antonino RUBINO il quale, nato a Marsala il 17 di Luglio del 1961, venne insignito della Medaglia d’oro al Valor Civile in quanto, nel 1992, incurante della propria incolumità affrontava un folle armato d’ascia, ingaggiando una violenta colluttazione nel corso del quale veniva colpito a morte immolando così la sua giovane vita a difesa della collettività.
Lo schieramento di un reparto di formazione composto da militari appartenenti al Comando Provinciale Carabinieri di Trapani e della Fanfara del 12° Battaglione Carabinieri “Sicilia” di Palermo ha conferito lustro e solennità alla cerimonia, ulteriormente impreziosita da alcuni significativi passaggi, quali la consegna della Bandiera nazionale al Comandante della Stazione Carabinieri di San Filippo di Marsala.
A seguire, la madrina della cerimonia, Sig.ra Di Lillo Anna, moglie (Vedova) del decorato è stata invitata a scoprire una lapide commemorativa, riportante la motivazione della concessione dell’onorificenza al proprio marito:
“Incurante della propria incolumità non esitava ad affrontare un folle armato di ascia, ingaggiando una violenta colluttazione da cui desisteva soltanto quando, colpito a morte, si accasciava esanime al suolo. Nobile esempio di elette virtù civiche ed altissimo senso del dovere, spinti sino all’estremo sacrificio”.

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