“Non mi separo per i miei figli…”

Pubblicato: lunedì, 26 settembre 2016
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Affidamento-dei-figli-in-caso-di-separazione“Non mi separo per i miei figli…”, “Non vado via per i bambini, magari quando saranno grandi…”, quanti uomini e quante donne sposate pronunciano o hanno pronunciato queste parole convinte però che la loro coppia fosse ormai al capolinea?

La risposta è: molte di più di quelle che poi si separano veramente andando oltre la semplice valutazione e assumendosi la responsabilità di comportamenti forse anche dolorosi e difficili ma spesso necessari. Spesso dietro la motivazione dei figli piccoli e della sofferenza che si potrebbe loro arrecare si nascondono motivazioni, inconsce, ben più ampie e variegate che possono andare dall’aspetto etico e morale, a quello prettamente economico o ancora alla paura di vivere una separazione come una sconfitta o come la certezza di vivere, poi, in solitudine. Non ci si separa perchè a livello religioso questo non è ancora accettato, o perchè economicamente per quanto nelle coppie ormai lavorino entrambi, spesso la quadratura del bilancio familiare si trova proprio mettendo insieme le forze. Occorre aggiungere che film, libri e storie comuni di persone che conosciamo non sempre raccontano di separazioni semplici, anzi è proprio in tali contesti che spesso si da luogo a comportamenti infantili di ripicca e rancore, ma questa non è che solo una delle possibilità e in larga parte dipende dalla volontà di entrambe le parti di farsi la guerra piuttosto che giungere a conclusioni condivise.

Può non essere una decisione facile e può giungere sofferta, nessuno vuole negare il peso emotivo di affrontare la fine di una storia, molto spesso iniziata anche con le migliori intenzioni e le promesse di un qualche per sempre giunto a termine invece prima del previsto. Ma davvero non separarsi per i figli può far loro bene? Davvero è la scelta migliore per salvaguardare la loro vita affettiva e futura?

O forse bisogna anche provare a mettersi nell’ottica che i bambini, così come i ragazzi preadolescenti, sono già molto più attenti e attivi sul piano affettivo e intuitivo persino di molti adulti… E allora il senso di colpa, per quanto grande, dei genitori  può non arrivare a coprire quella mancanza di amore e condivisione, di partecipazione e interesse, di cui possibilmente era composto precedentemente il clima familiare tanto da mettere da parte il bisogno di sincerità e la necessità di dirsi francamente come stanno le cose?

Il rischio è quello di mandare messaggi di resistenza e sopportazione, di dire non con le parole, ma ancora più incisivamente con i fatti che nel veleno di due persone che non si amano più e magari vorrebbero essere altrove si può tranquillamente vivere perchè non importa se siamo infelici, non importa se altre soluzioni sono possibili… bisogna stare insieme a tutti i costi. Siamo proprio sicuri che a star insieme a tutti i costi ma vivendo nella tensione e nella sopportazione, o nell’indifferenza reciproca, non lo danneggiamo più di quanto siamo intenzionati a proteggerlo? In una società dove già per molti genitori bilanciare i sì e no con un senso di colpa dettato da assenze ingombranti è un dato di fatto questo tipo di decisioni rischia di diventare l’ennesimo modo per indebolire invece la forza dei rapporti umani. La necessità del benessere di ciascun componente per il benessere globale della famiglia diventa così pura utopia.

Questo non significa che alla prima difficoltà bisogna fuggire dal confronto semmai che se tutte le strade sono state percorse, se la riconciliazione è stata tentata e vagliata ma comunque non trovata, allora sì “lo faccio per i miei figli” può essere solo una scusa, magari anche involotaria, per nascondere dell’altro.

 

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