Prevenzione della corruzione comune denominatore nel corso dell’Iacp di Trapani

Pubblicato: sabato, 17 settembre 2016
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IMG_1335Trasparenza e anticorruzione, le novità legislative e gli obblighi delle pubbliche amministrazioni, è stato il tema di un corso di formazione organizzato dall’Iacp di Trapani nell’ambito della normativa in vigore, la legge 190 del 2012, che stabilisce criteri circa appunto la prevenzione dei fenomeni corruttivi ma anche a riguardo la trasparenza di ogni atto della pubblica amministrazione.

Introdotti dal commissario ad acta dell’ente, Ignazio Gentile, e dal direttore generale nonché dirigente responsabile della prevenzione della corruzione e per la trasparenza, dott. Pietro Savona il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Bernardo Petralia e il professore Carlo Colapietro, docente, costituzionalista e cattedratico sul diritto amministrativo, hanno discusso con una folta platea composta da dirigenti e funzionari degli Iacp siciliani ma anche da amministratori, segretari comunali, dirigenti e funzionari di diverse amministrazioni locali.

Il dott. Petralia ha affrontato il tema: Anticorruzione e pubbliche amministrazioni, tra obblighi e risultati; il prof. Colapietro ha parlato de la riforma della normativa sulla trasparenza.

Comune denominatore dei due interventi è stato un punto preciso. La prevenzione della corruzione , in particolare, ma anche il tema della trasparenza, a fronte dei quali esiste già un corposo quadro normativo, possono davvero produrre effetti se ogni soggetto “attore” della pubblica amministrazione riesce a compiere quella che il dott. Petralia ha definito “torsione culturale” e che il prof. Colapietro ha ricondotto ad una semplice affermazione, ossia “affrontare i tempi che viviamo con profonda coscienza e responsabilità il problema culturale ed etico dell’approccio ad una piena e regolare cittadinanza con i diritti e con i doveri costituzionalmente sanciti”.

Per il procuratore Petralia occorre “rendere l’organizzazione anticorruzione comprensibile, cioè non affrontarla solo da un punto di vista delle fattispecie penali, ma amministratori pubblici , dirigenti e funzionari devono viverla con un fine preciso prioritario davanti a tutti ossia utilizzare la norma per cancellare ogni aspetto riconducibile alla cattiva amministrazione. E’ necessario – ha proseguito il dott. Petralia – rimettersi in careggiata e lavorare per rispettare un principio preciso è cioè quello che stabilisce che all’interno della pubblica amministrazione devono avere cittadinanza i principi dell’interesse pubblico e giammai quelli privati, non privatizzare alcun atto della pubblica amministrazione significa già porre la prima base per prevenire la corruzione e garantire la trasparenza”. Altro concetto proposto dal dott. Petralia è stato ancora rivolto ai pubblici funzionari in modo netto: “nell’esercizio delle funzioni pubbliche, e a qualsiasi livello, bisogna sapere operare gestendo la cosa pubblica con lo stesso amore che riserviamo alle cose domestiche, l’amor proprio che riguarda i propri beni deve essere trasferito anche dentro la pubblica amministrazione”.

E nell’ambito della responsabilità propria del funzionario il procuratore aggiunto della Dda di Palermo si è parecchio soffermato sul cosidetto Whistleblower, cioè la figura del dipendente che segnala al responsabile per la prevenzione della corruzione, i casi di illeciti, e per questo tutelato dalla norma. “Nei paesi anglosassoni – ha affermato il procuratore Petralia – è una figura perfettamente riuscita, noi ancora oggi non abbiamo visto casi eclatanti e importanti proprio perché si tratta di vivere un momento di trasformazione culturale, il Whistleblower non è lo spione ma deve essere una figura che concorre come accade nei paesi anglosassoni a risarcire la pubblica amministrazione dei danni derivanti dalla corruzione e dalla concussione, tanto che in quei paesi è una figura addirittura economicamente premiata”.

Da perfetto conoscitore del Diritto Costituzionale, il prof. Carlo Colapietro, che si è parecchio soffermato sul tema della Trasparenza, ha esordito ricordando ai presenti un concetto che trova origine e fondamento negli scritti di un autorevole filosofo, il prof. Norberto Bobbio, e cioè che “non può esservi una vera Democrazia senza trasparenza”. Il prof. Colapietro ha ripercorso la storia della pubblica amministrazione sottolineando che “c’è stato un ritardo nella definizione e applicazione delle procedure di ammodernamento e di adeguamento ai concetti della trasparenza dell’intera pubblica amministrazione, la trasparenza non è un semplice passaggio normativo ma è necessario che venga intesa come dovere”. La storia legislativa del nostro Paese “è stata segnata nel 1990 dalla norma n. 241 che ha per la prima volta regolata i rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini, ma ancora oggi, anche dopo la riforma introdotta nel 2016 con il dl 97 non possiamo ancora dire che il cittadino come giusto che sia è sovrano sulla pubblica amministrazione”.

Ciò non di meno, ha proseguito il prof. Colapietro, il pubblico funzionario già con il solo ricorso alla responsabilità etica, “può e deve relazionarsi col cittadino, soprattutto quando questi esercita il diritto dell’accesso civico, per offrire all’utenza la più ampia trasparenza”. Il prof. Colapietro, che è anche componente della commissione per l’accesso civico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha voluto anche sottolineare come nel contempo anche il cittadino deve imparare a far buon uso del proprio diritto d’accesso “che giammai deve diventare come in certi casi avvenuto un modo per rallentare l’attività della pubblica amministrazione”.

Al corso di formazione hanno partecipato il prefetto vicario dott. Concetta Caruso, il questore dott. Maurizio Agricola, il comandante provinciale dei Carabinieri col. Stefano Russo e il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Trapani, cap. Livio Luperi.

“E’ stato – dice il direttore generale dell’Iacp di Trapani dott. Pietro Savona – un momento di formazione altamente importante e che credo abbia ricevuto intanto da parte nostra, Iacp siciliani, e poi da parte dei dirigenti e funzionari di altre pubbliche amministrazioni, tanta attenzione perché noi per primi, pubblici funzionari, siamo convinti che le riforme non si compiono solo col rispetto delle norme ma anche con una partecipazione personale, fortemente etica, e in questo senso le sollecitazioni ricevute sono state tanto utili”.

“Ancora una volta le nostre scelte – dice il commissario ad acta dell’ente Ignazio Gentile – sono risultate giuste e corrette, abbiamo offerto ad una vasta platea una buona occasione di formazione, ringrazio i relatori, procuratore Petralia e prof. Colapietro, ringrazio tutti i colleghi degli Iacp e i funzionari degli enti locali per essere stati così attivamente presenti, obiettivo e fine che ci unisce è quello di essere ottimi servitori dei cittadini”.

Font: Comunicato Iacp

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