Fulvio Eterno ci racconta la sua “Contemporaneamente New York”: la mostra fotografica il 16, 17 e 18 agosto ad Alcart

Pubblicato: venerdì, 12 agosto 2016
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fulvioALCAMO – Per il secondo anno consecutivo Fulvio Eterno ci racconta la sua esperienza di viaggio in una città totalmente diversa rispetto al contesto in cui viviamo. Dopo l’enorme successo della mostra “Cuba today” dell’anno scorso, la città scelta per il lavoro è stata New York: una città cosmopolita, dinamica e ricca di sfaccettature che il fotografo è riuscito a racchiudere in 28 scatti significativi e ricchi di passione.

“Contemporaneamente New York”, questo il nome della mostra, verrà esposta al Parco Suburbano di Alcamo all’interno della Festival “Alcart – Legalità e Cultura” che si terrà il 16, 17 e 18 agosto prossimi e sarà visitabile dal pomeriggio fino a notte inoltrata lungo il percorso che da piazza Bagolino conduce alla parte più bassa del parco cittadino.

Abbiamo fatto alcune domande a Fulvio Eterno per meglio comprendere il suo lavoro e il suo modo di intendere la fotografia:

Come nasce l’idea di questo progetto?

Il pretesto mi è stato offerto in Febbraio, dall’occasione di un viaggio di lavoro delegatomi da una wedding planner di mia conoscenza. Era la mia terza volta negli Stati Uniti, uno di quei luoghi che richiamano l’urgenza e la necessità di essere raccontati. Il progetto nasce così dall’esigenza di narrare, attraverso le immagini, una delle metropoli più affascinanti e suggestive mai esistite, New York.

Contemporaneamente New York: un titolo che incuriosisce. Che significato ha in relazione alla tua mostra?

Il titolo mi è stato suggerito da una trasmissione che seguivo con partecipazione da adolescente, una delle tante ragioni che mi fece avvicinare con passione al mio lavoro: il titolo era Non solo Moda Contemporaneamente. L’avverbio Contemporaneamente si sposa perfettamente con la realtà vivace e forse un po’ nevrotica della Grande Mela, in cui è possibile intravedere tante sinergie e tante vite che si incrociano, appunto, in maniera simultanea: queste, in una dimensione come quella di New York, pulsante e cosmopolita, emanano una vitalità senza eguali.
New York appare come una vera e propria città esperienziale, in cui ogni persona che ci approda va in cerca di qualcosa, di un obiettivo da raggiungere: questo la rende unica. Chiunque infatti vive la vita tentando di raggiungere i propri scopi e le proprie ambizioni senza la classica pressione di una realtà di provincia.
A mio parere New York racchiude l’essenza del cosmopolitismo, l’intento del mio lavoro è appunto anche quello di raccontare la sua questione multietnica: l’integrazione si eleva a simbolo di prosperità, di valore aggiunto, non è più una contraddizione problematica come oggi la vedono le grandi potenze europee, ma una vera e propria marcia in più.

Dopo Cuba Today oggi New York Contemporaneamente. Qual è il legame, se esiste, tra le due mostre?

Il senso di questi lavori autoriali è innanzitutto quello di alimentare il desiderio di arricchirmi come fotografo e come artista: fare delle fotografie e produrre delle immagini partendo da un concetto, non è più solo scattare delle fotografie, ma interpretare la realtà trasformandola in una dimensione reale, emotiva e documentaristica: questo è il senso del vero reportage fotografico, termine spesso utilizzato, specialmente dagli stessi fotografi, in maniera errata.

Secondo la tua esperienza, il fotografo matrimonialista, il fotografo pubblicitario e il fotografo di reportage si incontrano in una figura unica?

Sì, potrebbero, non è un lavoro circoscritto a un solo ambito.
Penso che oggi i termini come creatività, arte e professionalità riportati al mondo degli addetti ai lavori siano usati senza cognizione di causa. Ho avuto il grande privilegio di cominciare partendo dall’utilizzo della pellicola che mi ha permesso di entrare in contatto con delle nozioni fondamentali: la luce, la composizione, le proporzioni e i tagli fotografici, questo rimane il vero senso insito nel concetto della fotografia.

Chi riceve queste immagini, soprattutto quelle provenienti dal web, è in grado di discernere la fotografia professionista dalla fotografia che non lo è?

Sono solo cambiati i mezzi: è tutto più veloce, il digitale ha facilitato e ha fatto sì che aumentasse il numero di fotografi e ha favorito la democratizzazione della fotografia, oggi accessibile a tutti, e questa è una rivoluzione positiva.
Fondamentalmente il problema a questo punto è che manca, spesso ai fotografi di nuova generazione, una base di educazione all’immagine e un senso estetico, componenti basilari per fare questo mestiere.
Con l’avvento del digitale in primis e con le varie applicazioni che sono nate successivamente, tutto sembra uguale. Si è spostato erroneamente il concetto di fotografia, tutto sembra apparentemente perfetto a prima vista ma alla fine resta il vuoto, qualcosa di effimero, che altera la realtà non rispettando la veridicità e la memoria del momento.

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