Inchiesta Bulgarella, i pm vincono

Pubblicato: giovedì, 4 agosto 2016
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Nuovo pronunciamento del Tribunale del Riesame, respinte le richieste di dissequestro da parte degli indagati

Andrea-BulgarellaLa procura distrettuale di Firenze riprende completamente nelle proprie mani l’indagine sull’imprenditore trapanese Andrea Bulgarella, che da tempo ha trasferito a Pisa il proprio “impero” e sul vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona. Dopo che la Cassazione ha annullato un provvedimento di dissequestro degli atti disposto nell’ottobre dell’anno scorso dal Tribunale del Riesame di Firenze. Adesso una nuova sezione dello stesso Tribunale, presidente Livio Genovese, ha deciso di dare ragione ai pm, gli atti dissequestrati debbono tornare negli uffici dei magistrati e degli investigatori dei Ros. Mafia, massoneria e impresa sono gli “ingredienti” di questa indagine, sullo scenario anche i presunti rapporti dell’imprenditore trapanese con il clan di Cosa nostra capeggiato dal latitante Matteo Messina Denaro. Sono nove gli indagati ai quali sono in generale contestati i reati di associazione a delinquere, reimpiego di capitali illeciti,appropriazione indebita, truffa, il tutto con l’aggravante di mafia. I giudici del riesame in questa nuova pronuncia pur a favoire dei pm hanno però inserito una loto valutazione sull’indagine, indicando come contraddittorio il fatto che da una parte c’è una ipotesi di accusa di riciclaggio contestata a Bulgarella ma dall’altra parte la stessa inchiesta rileva un corposo indebitamento bancario. Intanto è scoppiato il caos al Comune di Pisa proprio per rapporti tra l’imprenditore Bulgarella e l’amministrazione comunale. Nelle casse comunali sarebbe rilevante il buco lasciato dall’imprenditore Bulgarella per varie tasse non pagate, all’incirca 6 milioni di euro.

Il gruppo Bulgarella ha fatto pervenire la nota che di seguito riportiamo:

Andrea Bulgarella interviene sull’indagine a suo carico

della Procura di Firenze: “Torno a chiedere che l’inchiesta abbia tempi celeri. Ho chiesto di essere

interrogato per fornire tutti gli elementi di smentita alle ricostruzione operate dalla Procura e

ritenute non condivisibili dallo stesso Tribunale del Riesame. Offro la mia vita, la mia attività

imprenditoriale e le mie battaglie in difesa della libertà imprenditoriale come prova della mia

limpidezza morale. E’ questo convincimento che mi darà la forza di resistere a una campagna

mediatica che costruita sul nulla rischia di distruggere le mie Aziende che operano da oltre 120

anni. Ai giornali e agli operatori dei media di valutare con imparzialità i fatti e non accettare

acriticamente le ricostruzioni operate dagli investigatori e ritenute contraddittorie per la seconda

volta dal Tribunale del Riesame. Così, tutti, rispettiamo il lavoro dei giudici”. “Pare indiscutibile che il Tribunale del Riesame continui a pensarla negli stessi termini con cui, lo scorso ottobre, annullò il sequestro della Procura. Vi è anzi di più, se possibile, perché in alcuni passaggi della nuova ordinanza si rimarca la persistente e convinta perplessità sulle prospettazioni accusatorie, che non trovano alcun supporto negli atti di indagine raccolti, definiti dal Tribunale ‘non indicativi, generici e contraddittori’. Lo affermano in una nota congiunta i difensori di Andrea Bulgarella. “Dovendo applicare il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione – proseguono i tre legali – piuttosto innovativo ove lo si collochi nel più ampio quadro della recente giurisprudenza di legittimità, il Tribunale ha in sostanza preso atto della sufficienza di mere e astratte ipotesi di reato per procedere all’acquisizione di documentazione con il sequestro probatorio. Nel dare esecuzione a tale principio, la nuova ordinanza del Tribunale conferma però in ogni passaggio l’assenza del

minimo supporto probatorio per le asserite notizie di reato, soprattutto alla luce dell’ampio confronto tra le parti avvenuto nel corso delle due udienze di riesame”. Tuttavia, concludono i legali, “dopo oltre tre anni di indagini, ancora si discute nel procedimento del diritto di continuare a investigare, nonostante l’evidente carenza di supporto probatorio alle ipotesi accusatorie, certificata da due diverse ordinanze del Riesame”.

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