“Processate il comitato d’affari”

Pubblicato: lunedì, 25 luglio 2016
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PerriconeLa Procura di Trapani ha chiesto il giudizio immediato per l’ex vice sindaco Perricone e gli altri indagati dell’inchiesta “Dirty Affairs”

La Procura di Trapani ha chiesto il giudizio immediato per gli indagati dell’inchiesta “Dirty Affairs” – affari sporchi. La decisione della magistratura trapanese scaturisce dopo l’interrogatorio del principale indagato, l’ex vice sindaco di Alcamo, l’imprenditore Pasquale Perricone. A giudizio con Perricone saranno Girolama Maria Perricone di 50 anni (cugina di Perricone), Marianna Cottone di 34 anni, (compagna di Perricone), il funzionario regionale Emanuele Asta, 55 anni, Francesca Cruciata, 58 anni, Mario Giardina, 50 anni e Domenico Parisi, 50 anni. Perricone , difeso dall’avvocato Giuseppe Benenati, ha risposto alle domande dei pm Cartosio, Penna e Verzera, ammettendo alcune delle accuse contestate, confermando l’organizzazione di alcuni corsi di formazione professionale fantasma svolti dalla coop Promosud (uno di questi si chiamava «Cultura della Legalità») escludendo però coinvolgimenti delle sue società cooperative nei lavori del porto di Castellammare del Golfo. Le accuse in generale contestate nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza, e per la quale a fine maggio sono scattate le misure cautelari, sono quelle di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, reati contro la pubblica amministrazione, corruzione e bancarotta fraudolenta. Sulla scena delle indagini diversi accadimenti che hanno fatto si di identificare in alcuni degli indagati, come Perricone e il funzionario regionale dell’assessorato al lavoro, Emanuele Asta, quali componenti di una sorta di “comitato di affari” sempre pronto a influenzare le decisioni della pubblica amministrazione. Se il nome di Perricone ha indotto agli inquirenti a collegare lo scenario criminoso al contesto mafioso (Perricone nel tempo è risultato sfiorato da indagini antimafia per i suoi collegamenti con il clan Melodia di Alcamo), il nome di Emanuele Asta ha fatto entrare nel contesto investigativo possibili contatti con la massoneria, per il ruolo che Asta svolgerebbe all’interno di alcune logge. Dinanzi ai pm però Asta si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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