Operazione “Bingo Family”, in manette Cosimo Vernengo

Pubblicato: venerdì, 1 luglio 2016
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Carabinieri ROSTre arresti nell’operazione “Bingo Family”, il nome è preso dalla sala Bingo che sarebbe stata oggetto di estorsione. L’Operazione dei Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Palermo vede tra i tre destinatari delle misure di custodia cautelare, emesse dal G.I.P. di Palermo su richiesta dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, i fratelli Giorgio e Cosimo VERNENGO, legati alla famiglia di Santa Maria di Gesù. I due sono figli di Pietro, detto u Tistuni, boss storico legato alla cosca corleonese, che sta scontando una condanna all’ergastolo per omicidio. Cosimo Vernengo era uno degli arrestati per la strage di Via D’Amelio, ma poi assolto perché accusato da falsi pentiti per depistare le indagini sulla strage, ma fu poi condannato a 10 anni di carcere per associazione mafiosa. Non tardò ad arrivare l’ergastolo e lui si rese irreperibile. La sua “latitanza” durò 2 anni e fu trovato a Monreale. Nel 2011 la nuova scarcerazione dopo che era stato azzerato il processo per l’eccidio di via D’Amelio.

I particolari:

I destinatari della misura custodia cautelare sono:

–       VERNENGO Cosimo cl. 1964, uomo d’onore della famiglia di Santa Maria di Gesù.

–       VERNENGO Giorgio cl. 1975, fratello del predetto;

–       DURANTE Paola cl. 1975.

Nel medesimo contesto sono stati acquisiti elementi, tuttora all’esame degli inquirenti, anche nei confronti dei detenuti:

–       GAMBINO Natale Giuseppe cl. 1958, sottocapo della famiglia di Santa Maria di Gesù;

–       PROFETA Salvatore inteso Totò, cl. 1945, uomo d’onore di vertice della medesima compagine mafiosa;

entrambi già colpiti dai provvedimenti restrittivi eseguiti dal R.O.S. nel dicembre 2015 nell’ambito dell’operazione TORRE DEI DIAVOLI e, come VERNENGO Cosimo, scarcerati il 27.10.2011 a seguito della richiesta di revisione del processo per la strage di via d’Amelio.

Le indagini già avviate sulla famiglia di Santa Maria di Gesù, di cui è stato accertato il processo di riorganizzazione interna e la capacità militare culminata il 03.10.2015 nell’omicidio di SCIACCHITANO Salvatore, hanno consentito di documentare la sottoposizione ad estorsione dei titolari/gestori di una sala bingo del capoluogo sia durante la precedente gestione, terminata nel luglio 2015, che al subentro della nuova proprietà.

In particolare, oltre ad avere gestito la messa a posto con la precedente amministrazione del bingo, PROFETA Salvatore e GAMBINO Natale Giuseppe avevano manifestato l’intenzione di reiterare, per il tramite dei VERNENGO, le richieste estorsive alla società acquirente.

 

I successivi approfondimenti investigativi hanno permesso di appurare che gli indagati, legati alla famiglia di Santa Maria di Gesù, avevano preteso un pagamento illecito di 50.000,00 euro, di cui oltre 6.000,00 già corrisposti, per lasciare il bar interno alla struttura che, in assenza di formale titolarità, rivendicavano come proprio.

Le somme di denaro estorte erano consegnate dalle vittime a DURANTE Paola, in precedenza responsabile per conto dei VERNENGO della gestione del bar interno al bingo, a fronte della presentazione di fatture emesse da due società per forniture e servizi mai effettuati.

Per tale ragione sono al vaglio dell’Autorità Giudiziaria le posizioni dei due legali rappresentanti delle società che hanno emesso le fatture per operazioni inesistenti, che si ritengono essere state utilizzate dai fratelli VERNENGO per dissimulare i pagamenti illeciti.

VERNENGO Cosimo è inoltre accusato di aver costretto i responsabili della società proprietaria del bingo ad assumere la nipote di PROFETA Salvatore.

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