Confisca contro gli eredi

Pubblicato: lunedì, 27 giugno 2016
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dia-sequestro-marsale-miceliLa Cassazione conferma il provvedimento contro i familiari del marsalese Ignazio Miceli, tolti beni per 15 milioni di euro

Quando scattò il sequestro a conclusione dell’indagine della Dia di Trapani, si trattò di una delle prime applicazioni della norma che ha previsto sequestri e confische anche quando l’indiziato risultava deceduto. Questo è successo per gli eredi del marsalese Ignazio Miceli, la norma ha resistito al vaglio dei giudici e la Cassazione ha confermato le sentenze di primo grado e di appello. E’ diventata definitiva la confisca da 15 milioni di euro che ha colpito i familiari di Ignazio Miceli, che fu un imprenditore operante nel settore dei trasporti alimentari. Ignazio Miceli è stato un sorvegliato speciale e le indagini lo hanno collocato in seno alla famiglia mafiosa di Marsala. Fu tratto in arresto nel nel 2003, dopo le dichiarazioni del collaboratore di Giustizia Mariano Concetto, impresa ed estorsioni riempivano le sue giornate, agli ordini della cosca mafiosa marsalese. Coinvolto tra gli indagati del “Progetto Peronospera”, un filone di indagini sviluppato dalla Squadra Mobile di Trapani, venne condannato a sei anni e otto mesi di reclusione, ma poi arrivò nel 2008 l’assoluzione che però lasciava aperti numerosi interrogativi. La sua impresa “A.F.M.TRASPORTI”, risultata fittiziamente intestata a terzi soggetti, già durante i procedimenti processuali aveva continuato ad espandere i suoi confini commerciali in tutta la Provincia di Trapani e anche fuori dai confini geografici provinciali. Ma anche le alleanze come con la “camorra” dei “casalesi” in particolare, e su quei camion sarebbero avvenuti anche trasporti di armi. Da e per la Sicilia. Il nome di Ignazio Miceli è stato così affiancato a quelli di altri importanti imprenditori marsalesi, Antonio e Massimo Sfraga, dietro questo “cartello” l’anziano patriarca mafioso Gaetano Riina, residente a Mazara del Vallo, fratello di Totò, il capo indiscusso di “cosa nostra”. Beneficiario principale, sul versante siciliano della provincia di Trapani, dell’accordo affaristico-mafioso tra gli esponenti camorristi dei “casalesi” ed i mafiosi trapanesi sarebbe stato appunto Ignazio Miceli. L’eredità lasciata ai suoi familiari era quindi frutto di quello scellerato patto mafioso, da qui la confisca diventata definitiva.

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