Storie drammatiche di un viaggio terribile

Pubblicato: mercoledì, 22 giugno 2016
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Sette scafisti arrestati, indicati dai migranti come dei veri e propri aguzzini

 

Barconi-clandestiniEmergono altri particolari a proposito del salvataggio giorni addietro di 442 migranti, in due distinte operazioni condotte al largo delle coste della Grecia e dell’isola di Creta, dalle navi del dispositivo Frontex, e giunti nel porto di Trapani a bordo della nave olandese Van Amstel. I sette scafisti arrestati, sei egiziani ed un siriano, durante il viaggio condotto su due distinti malconci barconi battenti bandiera egiziana, hanno preteso dai loro passeggeri ulteriori somme di denaro, oltre ai 2400 euro che ognuno aveva pagato prima di imbarcarsi da un porto dell’Egitto, sotto la minaccia di essere gettati in mare e lasciati così morire. Per un giorno sono rimasti fermi in balia del mare, e questo fino a quando hanno tutti pagato le altre somme richieste. E chi di loro non aveva i soldi sufficienti ha dovuto contattare i familiari perchè a loro volta questi pagassero agli intermediari siriani degli scafisti le somme pretese per continuare il viaggio. I loro racconti sono stati raccolti all’interno dell’Hot Spot di Trapani, dai poliziotti della Squadra Mobile di Trapani e dai finanzieri del nucleo navale. Gli scafisti da veri e propri aguzzini avrebbero minacciato i migranti armati di bastoni e coltelli che sono stati trovati al momento del soccorso in mare nascosti sui barconi dove erano stipate 442 persone, tra le quali una donna incinta che ha poi partorito sulla nave olandese. Madre e figlia sono stati trasferite all’ospedale Gemelli di Roma. I 442 migranti sono di prevalente nazionalità somala, sudanese, eritrea, siriana, yemenita, etiope, palestinese egiziana, camerunense e congolese. Hanno affrontato un viaggio durato dieci giorni, cominciato da un porto dell’Egitto. I migranti hanno indicato gli scafisti ai poliziotti ed ai finanzieri e così sono scattati gli arresti su ordine del gip Brignone a conclusione delle indagini coordinate dal pm Sgarrella. A finire in carcere sono stati gli egiziani Ibrahim Shahada Hussein, Said Ali Hassan Sammar, Mouhamad Darwiche, Mohamed El Fiki, Karim Marouane, Mahmoud anani Al Qanaf e il siriano Alì Abdelrahman Saber.

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