“La resistenza non è un ricordo”

Pubblicato: sabato, 23 aprile 2016
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fratelli cervi25 aprile 2016, 71° anniversario della Liberazione. A Trapani si dedica uno slargo ai “Martiri della Libertà”, l’Anpi però rivendica diritto al ricordo prioritario dei partigiani

“La resistenza non è un ricordo ma un fatto presente che non può riempire solo la celebrazione di un anniversario, quello del 25 Aprile, ma deve riempire atti e azioni quotidiane”. La frase non è mia ma appartiene a Gelindo e Adelmo Cervi eredi di quella coraggiosa famiglia che ebbe sette fratelli barbaramente giustiziati dai nazisti a Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943. Perché ricordiamo questa frase? Lunedì prossimo, 25 aprile, alle 10,30 per iniziativa dell’amministrazione comunale di Trapani uno slargo che si apre in via Orfane tra le antiche, e malconce, costruzioni del centro storico della città, prenderà il nome di “largo Martiri della Libertà”.

 Un comunicato del Comune anticipa che il sindaco Vito Damiano deporrà una corona d’alloro in memoria di coloro che hanno perso la vita per l’affermazione del fondamentale valore della libertà e aggiunge a questo annuncio la dichiarazione del sindaco Vito Damiano: “Con il 25 aprile, festa nazionale, si vuole ricordare il sacrificio di quanti hanno dato la vita, in tutta Italia, per l’affermazione dell’inalienabile valore della libertà contro il nazifascismo e contro gli atti e le azioni poste in essere, spesso, contro inermi e indifesi per privarli dei fondamentali diritti di uomini e cittadini. Il luogo è dedicato a tutti i martiri che si sono sacrificati per la libertà dell’uomo nella sua più ampia accezione: martiri della libertà dall’occupazione, dall’ingiusta carcerazione, dalla violenza, dalla miseria, dal terrorismo o dalle mafie, dal disagio sociale, da qualunque cosa che umilia l’uomo in quanto tale”. Iniziativa lodevole, ci sono voluti 71 anni per ricordarsi di quei morti per l’Italia libera dal nazifascismo ma alla fine il ricordo si è trasformato in fatto concreto.

Le parole del sindaco Damiano però sono state in modo sommesso ma preciso riprese dall’Anpi provinciale, l’associazione nazionale partigiani d’Italia che da qualche tempo a Trapani come nel resto d’Italia ha ripreso vigore e riconquistato presenza grazie a tante donne e uomini, giovani e meno giovani che la guerra partigiana non l’hanno conosciuta direttamente, molti per il ricordo dei parenti che partigiani lo sono stati, altri per avere assorbito facendoli propri gli alti valori di quella lotta partigiana. Cosa ha detto l’Anpi? “Pur rispettando tutte le altre vittime per la libertà, tiene a precisare che per l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia gli unici Martiri riconosciuti da commemorare nella data del 25 aprile sono i Partigiani e tutti coloro che hanno scelto di sacrificare anche la loro vita per liberare l’Italia dall’oppressione nazifascista e per il raggiungimento degli alti Valori di Libertà e Democrazia”. L’Anpi ci sarà però il 25 Aprile alla cerimonia ma ha tenuto a rimettere le cose a posto. Come a dire, penso, certo di non sbagliare, non ci possono essere polemiche e scontri in una data come questa e poi a Trapani dove da sempre il 25 Aprile è stata un giornata di festa per la quale c’era solo da pensare a come organizzare scampagnate e gite al mare e non a organizzare il ricordo.

Qualche anno addietro ho partecipato alle celebrazioni che ogni 25 Aprile sono organizzate a Gattatico in quella che fu la casa della famiglia Cervi. In quella occasione ho raccolto le parole di Gelindo e Adelmo Cervi che hanno reso attuale il 25 Aprile, non solo un pezzo di storia, ma anche carico di lotta rispetto a quello che ogni giorno accade nel nostro Paese e che mina la libertà. Le violenze delle mafie per esempio, nella cui lotta purtroppo non passa giorno che non ci siano nuovi martiri. Oppure penso alla lotta politica contro chi ancora oggi nel nostro Paese nutre tentazioni di rigettare l’Italia in momenti bui. Quella fu una giornata segnata tanto dalla presenza di familiari di vittime delle mafie, c’erano Placido e Angelo Rizzotto i nipoti del sindacalista di Corleone Placido Rizzotto ucciso dalla mafia, Mara Fonti, vedova di mafia e madre di Giovanni Tizian, il giornalista finito nel mirino della ndrangheta per avere scritto degli affari delle mafie in Emilia Romagna, c’era Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime di Pizzolungo. Le loro parole in mezzo alle musiche partigiane, a ” “Bella Ciao”, mi colpì l’intervento di un pm, ex magistrato a Marsala, Marco Imperato, “partigiani della Costituzione”, che con la sua testimonianza ha ricordato come oggi restano irrisolti i problemi della giustizia e che tra processi brevi e processi giusti spesso si allontana l’ansia di giustizia delle vittime dei reati. Allora il 25 Aprile lo si può coniugare, in modo corretto, con la lotta di oggi contro le mafie, perché le mafie vogliono cancellare la memoria.

Leonardo Sciascia un giorno scrisse che per difendere la Repubblica in Italia è in Sicilia ogni giorno bisognava combattere e vincere una battaglia. Ieri come oggi il nemico della Repubblica nata anche da quel 25 Aprile è la mafia, ieri come oggi l’avversario da combattere è lo stesso. Una mafia che è borghesia mafiosa, che cerca di infiltrare il tessuto socio-economico e persino di manomettere i meccanismi del sistema giudiziario. Condivido l’assunto fatto lo scorso anno dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, «la Liberazione è una festa di libertà e di speranza che ricorda quel che abbiano conquistato grazie al sacrificio di tanti e che abbiamo il diritto e dovere di conservare e preservare», e allora le malefatte mafiose anche in giornate come queste vanno indicate e condannate per legare i fili della nuova Unità, di una nuova Resistenza. Ce ne è di bisogno. Serve davvero una nuova Resistenza. Il 25 Aprile 2016 allora quale deve essere? Un 25 Aprile capace di mettere insieme quei pezzi del Paese che vivono ogni giorno sfide diverse per sopravvivere, dobbiamo mettere insieme i pezzi di questo nostro Paese raccontando, per vivere, la “Resistenza” di oggi, come quella di ieri con i partigiani che sfidavano la dittatura, con i partigiani di oggi che sfidano la mafia che in certe parti del Paese è il potere costituito.

Partigiani che combattono le mafie che non sono sommerse, ma sono visibili. Ogni giorno c’è chi pronto, forse non tanto per costruire, ci dice che abbiamo bisogno di una nuova antimafia, ecco io ho una mia idea precisa, serve un’antimafia protagonista di una nuova Resistenza, parafrasando ciò che disse un mafioso dal colletto bianco, l’ex senatore Marcello Dell’Utri, ad un imprenditore trapanese, Vincenzo Garraffa, abbiamo uomini e mezzi per affermare la nuova resistenza, ci sono tanti liberi giovani, le voci di tanti seri professionisti, donne e uomini che hanno messo in discussione il loro vivere di ogni giorno, scegliendo all’anonima normalità le sfide. Ed allora magari, suggerisco, il prossimo 25 Aprile riempiamo la giornata trapanese non solo con l’inaugurazione dello slargo ai Martiri della Libertà ma leggendo le lettere scritte dal carcere dai partigiani condannati a morte, per renderci tutti conto che c’è un comune denominatore forte tra quel 1945 e questo 2016. 

Però bisogna riconoscere pieno diritto alle parole dell’Anpi non per altro perché per fortuna le modifiche della Costituzione non hanno toccato l’articolo 21. Una cosa allora il sindaco Damiano può farla se davvero vuole celebrare e ricordare anche le vittime cadute nella lotta alle mafie e quindi anche loro caduti per la Libertà. Basterebbe cambiare nome a quella via che si trova al porto, la via dei Grandi Eventi. Nata per volontà del suo predecessore per celebrare quelle manifestazioni veliche del 2005 nelle quali si è poi scoperto come la mafia trapanese ha affondato le sue insanguinate mani per far cassa. Cambiamo nome a questa via, dedichiamola alle Vittime delle Mafie e così i ricordi in questa città potranno trovare i loro giusti spazi. Buon 25 Aprile

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