D’Alì, si va alla discussione

Pubblicato: giovedì, 14 aprile 2016
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D'AlìLa Corte di Appello rigetta le richieste del pg per sentire nuovi testi, ammette solo produzione documentale, requisitoria 7 luglio

Nuova udienza stamane a Palermo del processo di appello dove il parlamentare di Forza Italia Antonio D’Alì è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo che nelle precedenti udienze il pg Gozzo e la difesa del senatore D’Alì hanno presentato nuove prove documentali, ovviamente rispettivamente di accusa e difesa, e in particolare il pg Gozzo aveva chiesto la riapertura del dibattimento per sentire nuovi testi, tra i quali il collaboratore di giustizia Nino Birrittella ed il sacerdote Ninni Treppiedi, oggi la Corte d’Appello ha sciolto la riserva rigettando la richiesta di riaprire il dibattimento e ammettendo solo alcune produzioni documentali, come la sentenza che ha riguardato l’imprenditore valdericino Tommaso Coppola e l’ex sindaco di Valderice Camillo Iovino, nonché i documenti prodotti dall’accusa riguardanti i finanziamenti giunti al consorzio turistico trapanese dove in parte sono confluiti atti dell’indagine fiorentina riguardante l’imprenditore Andrea Bulgarella. E pare proprio che tra queste carte siano emersi fatti nuovi, collegamenti tra imprenditori e familiari di conclamati esponenti mafiosi della zona di Castellammare del Golfo. La Corte ha fissato la data della discussione del procedimento, il prossimo 7 luglio interverrà il pg Gozzo per la requisitoria e a seguire, nella stessa giornata parleranno le parti civili. Successivamente verrà fissata la data per le arringhe dei difensori del senatore D’Alì, avvocati Bosco e Pellegrino. La sentenza dunque potrebbe arrivare a ridosso della sospensione estiva dell’attività giudiziaria o al più tardi entro il mese di settembre. D’Alì in primo grado ha ottenuto la prescrizione per i fatti risalenti fino al 1994 e l’assoluzione per il periodo successivo. Al centro del processo, che come in primo grado anche in appello si svolge col rito abbreviato, i rapporti con la famiglia mafiosa dei Messina Denaro di Castelvetrano, che sono stati campieri della famiglia D’Alì nei terreni posseduti nella contrada Zangara di Castelevetrano e con una cerchia di imprenditori contigui all’associazione mafiosa trapanese.

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