ESSERE O NON ESSERE?

Pubblicato: martedì, 12 aprile 2016
Vota l\'articolo
3
Vota l\'articolo
0

essere o non essere Quante parti dentro di noi sono vive ed altre sono morte? Siamo tutti a rischio. Come ben diceva Aristotele, “l’uomo è un animale sociale”, il che implica dei pro e dei contro. In natura l’uomo, per non essere sopraffatto dagli altri animali, ha avuto la necessità di vivere in gruppo ed organizzarsi in società, sia che queste fossero nomadi che stabili in un territorio. Più l’uomo si è organizzato in società, più ci ha provato gusto, in quanto le dinamiche di gruppo attivano dei processi mentali molto più complessi e produttivi (ma anche distruttivi) rispetto a quelli individuali. La società, per mantenere una certa convivenza tra i membri del suo gruppo, tende a darsi delle norme di comportamento, e fin qui, nulla di strano. Nel momento in cui le comunità sono diventate sempre più grandi, certe norme comportamentali e certi atteggiamenti sociali hanno teso ad amplificarsi sempre di più, al punto che, già da qualche secolo, soprattutto dopo la rivoluzione industriale in cui è esplosa l’urbanizzazione, l’uomo occidentale, in questa continua opera di civilizzazione, si è alquanto allontanato dalla sua dimensione più naturale. Se, da un lato, la civilizzazione ci orienta agli agi ed alle comodità, da un altro lato tende a costringerci ad assumere degli atteggiamenti che si allontanano dalle nostre dimensioni individuali più vere, per conformarci alle mode sociali. Già ai primi del novecento, Sigmund Freud, nel suo saggio “Il disagio della civiltà” ci metteva in guardia rispetto al prezzo che l’uomo è costretto a pagare nel suo percorso verso la civilizzazione; un prezzo molto alto, la nevrosi. Tra le diverse origini delle nevrosi, una molto importante è dovuta al fatto che l’uomo tende a nascondere a se stesso le sue parti più autentiche per conformarsi ai dettami dei vari gruppi sociali. Facciamo qualche esempio. Ho voglia di acquistare un paio di scarpe rosse, ma non lo faccio pensando alle disapprovazioni che potrei ricevere dai miei amici. Non faccio l’acquisto, faccio morire questa mia parte vera e mantengo in vita una parte falsa di me, che mi costringe ad acquistare le scarpe marroni. In questo modo, faccio andare via un pezzettino della mia autenticità e semino per lo sviluppo di una nevrosi dentro di me. Più semino in tal senso, più mi espongo all’infelicità ed al malessere psicologico, appunto la nevrosi. A quante cose o azioni rinunciamo per timore dei giudizi degli altri? Quante cose non diciamo per paura di essere in minoranza? Quante scelte non facciamo per paura di esporci? Quante volte postiamo sui “social” delle foto in cui appariamo belli e sorridenti, quando magari tutta questa felicità non c’è? Come mai non postiamo le foto in cui siamo veramente tristi? Forse perché la società ci vuole sempre belli, sorridenti e rampanti. In tutte queste situazioni tendiamo ad uccidere le nostre parti più autentiche in nome dell’appartenenza, forse troppo assoluta, a qualche gruppo sociale. Ascoltare ed assecondare le vere richieste del nostro io è un vero toccasana per il nostro benessere, non trascuriamole.

Fabio Settipani
Psicologo – Psicoterapeuta

Letto 528 volte.

Clicca QUI per lasciare un commento o usa il social plugin di Facebook

XHTML: Puoi usare i seguenti tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>