Quando il sindaco disse..

Pubblicato: mercoledì, 30 marzo 2016
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Castellammmare_del_GolfoOperazione “Cemento del Golfo”, trapelano i primi retroscena. Il burocrate si oppone e il clan allora si rivolse al primo cittadino Nicola Coppola

Quando la cosca capeggiata da Mariano Saracino decise di allargare i suoi affari, costituendo una società prima e realizzando un impianto di carburanti dopo, la Sp Carburanti , ad un certo punto trovati i soldi per costituire la srl si palesarono alcuni problemi burocratici in ordine alle autorizzazioni che il Comune di Castellammare del Golfo doveva concedere. Il relativo resoconto si coglie alla pagina 121 dell’ordinanza di arresto eseguita stanotte dai Carabinieri. Per il rilascio dei pareri il clan si dovette occupare di convincere l’allora ingegnere capo Giambattista Impellizzeri, il geometra incaricato Marcello Cascio. E quando i tecnici non si mostravano disponibili ecco che il clan ricorreva subito al sindaco Nicola Coppola. “Ieri quel cornuto non gliel’ha voluto dare…chi? Impellizzeri…vuole un parere vuole qua vuole la..anzi questo è uno con cui si ragiona”. Passava qualche giorno e nuova intercettazione: “ho parlato con Nicola (Coppola ndr)…mi ha detto che ci va a parlare e mi ha detto non ti preoccupare”. Gli intercettati a parlare sono oltre a Mariano Saracino, i fratelli Pietro e Martino Baldalucco, quest’ultimo è uno dei cinque arrestati di stanotte. Ma il nome del sindaco Coppola viene anche citato in altra parte dell’ordinanza allorquando gli investigatori ricostruiscono i lavori al cimitero di Castellammare del Golfo. Coppola non è intaccato in alcun modo dai provvedimenti giudiziari, emerge che il clan seguiva passo passo alcune sue attività. Come nel caso delle forniture di cemento per i lavori al cimitero. Ancora una volta ad essere intercettata è la voce di Mariano Saracino, è lui che a Vito Badalucco, altro arrestato della scorsa notte, dice di un articolo appena letto sul giornale dove c’è scritto che il sindaco Coppola ha preso impegno a favore di una azienda confiscata proprio a Saracino, la Calcestruzzi Castellammare: “…ma Nicola quali interessi ha…ci devo parlare” risponde Badalucco a Saracino. Anche in questi lavori Saracino riuscì a spuntarla. L’impresa aggiudicataria dei lavori accettò la fornitura dell’impresa di Vincenzo Artale, “senza fare alcuna indagine di mercato” è annotato nell’ordinanza, e come riferito dagli investigatori si è dissolto nel nulla l’impegno assunto dal sindaco a favore della Calcestruzzi Castellammare e che dal clan era stato commentato con fastidio quanto con stupore. Una operazione quella condotta la scorsa notte destinata perciò a far parecchio rumore. Già solo per la circostanza dell’arresto di Vincenzo Artale, un imprenditore che subì una estorsione nel 2006, che spesso in questi anni è andato a protestare in prefettura per il mancato riconoscimento economico, che si è associato all’antiracket di Alcamo, una associazione spesso al centro di polemiche già dalla sua costituzione, quando addirittura a firmare l’atto costitutivo fu l’allora deputato regionale Norino Fratello, che qualche tempo dopo patteggiò un’accusa di mafia. Ora il caso Artale, l’imprenditore che di giorno faceva l’antiracket e di pomeriggio andava in giro con il boss, Mariano Saracino.

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