Candela, scatta la sospensione da Confindustria

Pubblicato: mercoledì, 9 marzo 2016
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candelaGli imprenditori oggetto di un sequestro di beni per 6 milioni di euro erano aderenti a Confindustria dal 2012

Confindustria Trapani ha sospeso gli imprenditori Nicolò e Salvatore Candela che con le loro imprese erano diventati associati all’organizzazione imprenditoriale nel 2012 presentati da un altro imprenditore, Pietro Funaro, che è’ stato presidente provinciale e vice presidente regionale dell’Ance sino all’estate del 2014 quando ha subito un sequestro di beni per circa 25 milioni di euro. L’indagine condotta dalla Polizia, divisione anticrimine di Trapani, e dagli specialisti della Guardia di Finanza, ha messo assieme i pezzi di un puzzle investigativo che nel tempo ha riguardato i due Candela e quindi i loro rapporti con soggetti più o meno organici con Cosa nostra trapanese. Cominciando da quelli che emergono dal cosidetto “progetto Prometeo” una inchiesta sviluppata anni addietro dalla Squadra Mobile di Trapani attorno al potere mafioso cresciuto attorno al capo mafia di Trapani Vincenzo Virga ed ai due figli di questi, Pietro e Francesco. Estorsioni e appalti pilotati furono il cuore di questa indagine. Vincenzo Virga ma anche l’imprenditore valdericino Tommaso Coppola, il cosidetto regista degli appalti pilotati della provincia regionale di Trapani, per gli investigatori erano i punti di riferimento dei Candela, parecchio indicati come vicini all’associazione mafiosa anche all’interno dei rapporti antimafia, sempre redatti dalla Squadra Mobile di Trapani, denominati Mafia e Appalti I fase e III fase. Salvatore Candela, titolare della Sicania servizi, e lo zio Nicolò Candela furono denunciati per la tentata turbativa d’asta relativa alla sistemazione del Cimitero comunale di Valderice, sito in contrada Ragosia.

L’inchiesta racconta anche il clamoroso forfait in occasione dei lavori di sistemazione della sede dell’Istituto per Geometri di Trapani: doveva essere una gara pilotata, con il concorso di pubblici funzionari dell’amministrazione provinciale che aveva bandito la gara, in favore di Salvatore Candela che però sbagliava nel formulare l’offerta. Ciò nonostante a lui fu chiesto di pagare ugualmente la tangente di 50 milioni di vecchie lire in favore del gruppo criminale che si era messo a disposizione. Intervenne addirittura l’allora capo mafia Ciccio Pace che però decise di non essere severo con Candela per via del fatto che Salvatore Candela è genero di Francesco Giglio. La Squadra Mobile spiegò questo comportamento scrivendo sul rapporto che la benevolenza del padrino Ciccio Pace era dovuto al fatto che Francesco Giglio non era altro che un organico alla famiglia mafiosa di Vita. Per gli investigatori di Polizia e Fiamme Gialle, i Candela hanno compiuto la scalata imprenditoriale che li ha visti protagonisti in meno di un decennio, per la loro appartenenza ad un “cartello” di imprenditori che grazie all’associazione mafiosa da una parte e a politici e funzionari pubblici, apposta corrotti, riusciva senza difficoltà ad aggiudicarsi appalti pubblici: affianco al nome dei Candela gli investigatori hanno posto altri due imprenditori, Pietro Funaro e Vito Tarantolo, tutti e due nel tempo destinatari di provvedimenti di sequestro sempre in applicazione delle noprme del codice antimafia. Per Tarantolo giò c’è una pronunzia di confisca di primo grado, per Funaro il procedimento è ancora in corso e il nome di Salvatore Candela è venuto fuori proprio nel corso di questo procedimento dopo il ritrovamento da parte dei periti di una mail conservata in un pc dell’imprenditore Funaro: mail a proposito di quel “circolo” di imprenditori che si diedero parecchio da fare per avvicinare i deputati regionali in occasione dell’approvazione della nuova norma sugli appalti pubblici, norma che adesso il presidente Crocetta vuole cancellare. E Candela è indicato tra gli imprenditori incaricati degli “avvicinamenti”.

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