Caso Funaro, e quella legge rimasta impugnata

Pubblicato: venerdì, 4 marzo 2016
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funaro-k0ZD-U103023614664261QB-640x320@LaStampa.itEcco le foto dei fogli tratti dal pc dell’ex vice presidente Ance dove sono risultati elencati i nomi dei deputati regionali da contattare per ottenere sostegno alla modifica della legge sugli appalti. Quelle mail risalgono ad un anno prima del voto della norma

Quella che in questi giorni abbiamo raccontato, dopo l’ingresso di alcuni, non pochi per la verità, file tratti dai periti dai computer, nel processo in corso a Trapani nei confronti di Pietro Funaro ex vice presidente regionale dell’Ance (il sindaco dei costruttori edili di Confindustria), imputato dinanzi dinanzi al Tribunale delle misure di prevenzione, potrebbe essere la storia di una legge nata con le “pressioni” di una lobby. Non è la prima legge che nasce, non solo in Sicilia, con la spinta di una “lobby” di imprenditori in questo caso, tanto che spesso si è fatto cenno al varo di norme di legge che potessero riconoscere un ruolo lecito alle “lobby”, come accade negli Usa per esempio, anche per evitare che le stesse possano muoversi negli spazi grigi della società civile e della politica. Ci interroghiamo magari perché non si sono mai volute ufficializzare le “lobby”, magari perché a questo punto dovrebbero essere veramente tracciabili in tutto e per tutto, ma questo è un altro discorso. Quindi… anche in assenza di una norma non ci si scandalizza più di tanto se si scopre che una norma di legge possa essere nata su “spinta” di una “lobby”, in questo caso, di associazioni imprenditoriali e singoli imprenditori. Ma dobbiamo dire altro, per cronaca. Quei file finiti in un’aula di Tribunale hanno trovato la collocazione in uno scenario dove si incrociano imprenditori ma anche mafiosi, imprenditori e esponenti di quella che da più parti viene chiamata “cosa grigia”, dove regna la nuova mafia che dalle nostre parti porta il nome del super latitante Matteo Messina Denaro. L’imprenditore Funaro è oggetto di un procedimento di confisca (25 milioni di euro) e di applicazione della sorveglianza speciale per quelli che ad oggi restano “presunti” rapporti con personaggi più o meno vicini a Cosa nostra. L’accusa è della Dda di Palermo, la difesa smentisce, un Tribunale deciderà. E che quindi nel suo computer o comunque nei computer della sua impresa, in uso, si presume, pure a suoi dipendenti o collaboratori, si trovino questi file, il file denominato “gruppi onorevoli da sistemare” – e il da sistemare potrebbe pure significare che si tratta di un file non definito e quindi da aggiustare, a non voler pensare altro – assieme ad altri file, i famosi “pizzini” della corrispondenza del boss Messina Denaro, la memoria (priva di firma!) presentata dai magistrati della Dda nel processo contro Grigoli e Messina Denaro, il processo della Despar, è naturale che a qualsiasi anche poco attento osservatore possano suscitare una certa attenzione. Quale compatibilità ci può essere tra l’attività di un imprenditore e quei documenti di stretta natura giudiziaria? In attesa di risposta pesa il contenuto di questa perizia e sopratutto quella mail che nel luglio 2014 alcuni imprenditori si scambiano. Se è fondata la spiegazione a noi fornita dal presidente della Regione, il governatore Crocetta, anche lui tra i deputati segnati come “avvicinati”, oggetto della mail sarebbe una modifica alla legge sugli appalti, il famoso ddl 488 del 2013, che però un anno dopo da quelle mail venne votata dall’Ars. Un ddl promosso dai parlamentari 5 Stelle, con un obiettivo certamente glorioso, evitare l’aggiudicazione di gare con alti ribassi. Funaro ed altrri appaiono essere sostenitori fuori dall’aula, anche se nel suo computer il perito Salamone ha detto di avere trovato un programma, per simulare, aggiudicazioni. A favore del ddl 488 dunque sarebbero stati quegli imprenditori che come una “lobby” si sarebbero messi insieme per far sostenere questa norma. E però leggendo i resoconti parlamentari sembra che qualcosa di anomalo qualche deputato l’aveva percepita. Come per esempio fece l’on. Antonello Cracolici (Pd), oggi assessore regionale: “…Ma quali pressioni ci sono state attorno a questa legge per mutare una procedura e una prassi nel ruolo che la Presidenza, a garanzia delle norme fondamentali, ha esercitato fin qui? Cosa giustifica il fatto che, malgrado gli uffici, con la prudenza ma anche con la nettezza che i rilievi che vengono sottoposti propongono a tutti noi, la Presidenza si rimette all’Aula?”. Cracolici usa la parola “pressioni”. Cracolici non è tra i deputati con un nome a fianco segnato di qualcuno che doveva avvicinarlo. Tra i nomi c’è invece quello dell’on. Baldo Gucciardi, allora capogruppo del Pd all’Ars. In quel file è scritto a fianco del suo nome quello di Candela (Sicania servizi), il nome di questo imprenditore in altre parti è scritto in accoppiata con quello dell’on. Nino Oddo, insomma i due assieme si sarebbero mossi per ottenere sostegno alla legge da altri deputati. E deputati come la Milazzo dicono di ricordare bene come in quei giorni Oddo e Candela erano spesso assieme all’Ars, fino al giorno del voto finale. Gucciardi oggi, letta la notizia, ricorda che lui fu proprio uno degli avversari di quella norma, assieme ad un altro deputato trapanese del Pd, Antonella Milazzo, “la contestai e non partecipai con altri al voto finale”. Ma tornando a quella seduta d’aula va riconosciuto che anche Gucciardi come ha ricordato adesso, sollevò questioni, parole che lette oggi sono parecchio pesanti: “Signor Presidente, onorevoli colleghi, sembra abbastanza surreale quello che è successo in Aula in questi giorni e su questo tema. Sembra quasi un volere giocare a nascondino…”. Quella norma infatti arrivò in aula con un secco no dell’ufficio legislativo, ma la presidenza del Parlamento la mise ugualmente in votazione. L’esito del voto finale corrisponde esattamente a quello che è scritto nella mail, di un anno prima, che ha come originario mittente l’imprenditore Gaetano Scancarello e che poi Candela gira a Funaro: “…siamo a 48 sicuri…”. Il voto finale vide la legge approvata nel 2015 con 46 voti. Quello che è successo dopo lo si trova nelle cronache politiche. La norma, come avvertivano Gucciardi e Cracolici, fu impugnata dal Governo nazionale. Oggi il governatore Crocetta ha annunciato: “Non si può tenere in piedi una legge che può avere il minimo sospetto di inquinamento mafioso – dice – fra l’altro, il governo ha presentato in tempi non sospetti, e prima ancora che venisse fuori questa bruttissima vicenda, un emendamento di modifica concordata con il governo nazionale, che ancora non è stato discusso in aula né nelle Commissioni di merito. Quindi, non vedo alternative che il blocco della legge – spiega ancora il Governatore – quel ddl non lo ha presentato il governo”. Dicevamo delle date distanti di un anno. . Il voto in aula ci fu la scorsa estate nella seduta n. 251 del 7 luglio 2015, la data sulle mail è del 29 luglio 2014 (mandata da Scancarello a diversi indirizzi) e inoltre del 30 luglio 2014 (da Candela a Funaro). Un anno prima gli imprenditori sapevano con esattezza l’esito del voto. Il sequestro che ha colpito Funaro è dell’agosto 2014. Intanto per i curiosi ecco le foto dei file diventati famosi.

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