“La favola” delle Regie Trazzere di Sicilia. Capitolo II – Parte II – I Normanni – Le strade della Sicilia occidentale attraversate da Idrisi e descritte nel libro di Ruggero (1154)

Pubblicato: sabato, 9 gennaio 2016
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Di Antonino Messana

RUGGERO II, nacque da Ruggero I e dalla terza moglie Adelaide di stirpe aleramica. Questa ebbe la reggenza dopo la morte del marito fino al 1113. Allorché nel 1127 morì Guglielmo duca di Puglia discendente di Roberto il Guiscardo, Ruggero venne a reclamare la successione, mentre baroni e città si ribellavano in Puglia al dominio normanno. I ribelli si rivolsero al pontefice Onofrio II e ne ottennero l’aiuto, ritenendo Onofrio più giovevole all’alto dominio della Chiesa un conglomerato di piccoli stati che non un grosso principato. Il pontefice scomunicò Ruggero e convocò in Troia un congresso delle città e dei baroni insorti. Senonché la discordia tra i membri della lega contribuì ad indebolire la resistenza e a favorire i successi di Ruggero il quale, avendo trionfato sui ribelli, costrinse anche il pontefice a venire ad un accordo con lui. Nell’agosto del 1128 con il trattato di Benevento, Onofrio II concesse a Ruggero l’investitura del ducato di Puglia, della Calabria e della Sicilia. Nel 1129 Ruggero convocò una dieta generale a Melfi per stabilire l’assetto del ducato di Puglia, e colà deliberò di prendere il titolo di re. Scoppiato alla morte di Onorio II lo scisma, Ruggero si dichiarò contro Innocenzo II per l’antipapa Anacleto II, e questi con bolla del 26-IX-1130 conferì a lui e ai suoi successori la corona di re di Sicilia.           Questo è l’inizio di un lungo cammino tanto che Ruggero II fece del regno di Sicilia uno degli stati più potenti e meglio ordinati dandogli una base legislativa con le Assise del Regno di Sicilia, promulgate nel 1140 da Adriano Irpino. Riguardoso e tollerante nei confronti delle profonde differenze etniche e religiose esistenti tra i suoi sudditi, incoraggiò le attività artistiche e culturali incentivando la nascita artistica, culturale e politica che raggiunse la vetta più alta. La corte di Palermo o meglio del regno di Sicilia, per opera di Ruggero II d’Altavilla divenne la più brillante dell’Europa del XII secolo. Egli fu noto per la sua grande curiosità intellettuale unita a un profondo rispetto per l’erudizione, fenomeno piuttosto raro tra i prìncipi suoi contemporanei. Intorno al 1140 egli chiamò a Palermo i più stimati studiosi sia dall’Europa sia dall’Oriente e soleva trascorrere la maggior parte del suo tempo con i migliori scienziati, dottori, filosofi, geografi, matematici, intrattenendosi con loro in cordialità e amicizia.

         Lasciando la storia medievale e rientrando nell’ordine delle trazzere e continuando la lettura dell’opera di Tesoriere, l’epoca normanna sulla viabilità della Sicilia, così la descrive: Il periodo normanno (a differenza di quello bizantino ed arabo) può essere considerato come abbastanza produttivo se rapportato a quelli precedenti ed a quelli che lo seguirono. Anche se per gradi, con l’arrivo dei normanni in Sicilia avvenne un sostanziale mutamento nella società: d’ora in avanti la Sicilia sarebbe stata, per la maggior parte, romana nella religione, essenzialmente latina nel gruppo linguistico ed europea occidentale nella cultura.

         Sotto i normanni, e specialmente durante il regno del re Ruggero, il commercio nell’isola trovò nuovo impulso per cui, ove possibile, la viabilità venne, se non migliorata, almeno presa in considerazione. In parecchi scritti dell’epoca, infatti si rilevano varie menzioni sulle vie pubbliche e regie che avrebbero dovuto essere carreggiabili, a differenza delle altre che rimanevano sentieri percorribili da cavalli e da muli. Mancano, però, riferimenti a nuove strade ed opere relative alla manutenzione di quelle esistenti, per cui l’unico dato certo è che, sotto i normanni, la rete viaria non subì ulteriori degradazioni. A ciò si aggiunga che in molte zone dell’interno la natura stessa dei terreni attraversati, costituiti per larga parte da sistemi argillosi, facili alle instabilità più o meno diffuse, condusse al definitivo crollo di interi tronchi stradali.

         I pochi ponti romani, privi di qualsiasi manutenzione, cominciarono a risentire dello stato di abbandono e poco per volta, a causa degli inevitabili cedimenti delle pile o delle spalle in muratura, denunciarono fenomeni di sgretolamento: caddero le volte in pietra e solo in alcuni casi si mantennero le strutture di appoggio. Le antiche strade, ormai prive di sovrastrutture, anche perché il pietrame che le costituiva veniva asportato per altri scopi, ridotte di ampiezza per i continui smottamento e prive di opere di attraversamento, divennero semplici sentieri o poco più che mulattiere utilizzabili soltanto a cavallo o su muli, costringendo i viandanti ad attraversare i fiumi ed i torrenti a guado, come per il Simeto a Primosole od a Paternò. Qui il discorso continua e conferma che l’uso del carro era limitato all’interno dei grossi centri e per i trasporti (delle derrate) verso i caricatori si estese l’uso delle redini. Argomento già trattato nella precedente parte I, pubblicata il 19 dicembre 2015 che non ripeto.

L’OPERA DI IDRISI AL SERVIZIO DI RUGGERO II

Nel capitolo I parte IV, pubblicata il 25 luglio 2015, ho riportato una breve biografia sul geografo Idrisi che non mi pare il caso di ripetere, il lettore, se vuole, può ripassarla. Tuttavia, riecheggio qualche particolare di completamento.

Idrisi dopo aver compiuto gli studi a Cordova (Andalusia), che durante la dominazione araba della Spagna era divenuto uno dei principali centri di cultura della penisola iberica, raggiunse Palermo nel 1139. Ruggero II lo incaricò di riunire in una descrizione geografica del mondo tutte le notizie riportate dai numerosi ambasciatori inviati nelle regioni allora conosciute allo scopo di raccogliere informazioni più corrette possibili, soprattutto sulle distanze. Dopo quindici anni di lavoro, nel 1154, Idrisi compendiò tutto il materiale nel famoso Libro di Ruggero e nella redazione di una carta generale, incisa su disco d’argento, che andò distrutta pochi anni dopo. Nel manoscritto, in arabo e in latino, era inclusa anche una parte cartografica, composta da un mappamondo circolare e da settanta carte parziali.

MAPPAMONDO DEL GEOGRAFO ARABO IDRISI ANNO 1154

Mappa Idrisi

L’opera di Idrisi costituisce il massimo delle conoscenze geografiche possedute dagli Arabi e tutt’ora è considerata come un pilastro monumentale della geografia medievale

Ai fini di questo lavoro, imperniato sulle millenarie trazzere, tutta l’opera di Idrisi documentate dalle mappe dei luoghi, dagli itinerari con le relative distanze tra le città riportate e descritte nel Suo viaggio in Sicilia, costituiscono una storica e primordiale testimonianza sulla viabilità siciliana, dopo le opere stradali eseguite dalle precedenti civiltà Greche, Romane, Bizantine ed Arabe.

Uggeri argomentando sulla testimonianza di Idrisi così scrive: La conoscenza che abbiamo per ora del sistema viario siciliano tra alto e basso medioevo rimane affidata al quadro organico che ne ha tracciato alla metà del secolo XII (1154) il grande geografo arabo Edrisi. Ricostruendo gli itinerari si ricava un quadro sostanzialmente nuovo e tipicamente medievale di strade irradianti da tutti i centri attivi in un sistema polistellare, anche se vi risultano riutilizzate le antiche strade romane, delle quali si è perduta talvolta la continuità.

Specialistica e splendente come il sole è la mappa della Sicilia, redatta dall’Architetto Santagati, in occasione della pubblicazione del Suo libro “La Sicilia di al-Idrisi ne Il Libro di Ruggero” che ricostruisce l’intera viabilità siciliana rispettando gli itinerari del viaggio in Sicilia di Idrisi, descritto, appunto, nel più volte citato libro di Ruggero. Ecco la mappa domatami dall’autore.

MAPPA REDATTA DALL’ARCHITETTO SANTAGATI

Sicilia Idrisi

Adesso seguendo i tracciati della suddetta mappa c’è una possibilità di determinare i collegamenti stradali da città a città e la loro lunghezza. A tal fine riporto la seguente tabella riguardante le misure di lunghezza dell’epoca e tratta dal libro di Santagati;

Trazzere SantagatiDalla tabella leggiamo che il miglio arabo corrisponde a metri 1.972,80; Mezza giornata di viaggio a cavallo miglia 12 X 1972,80= m.23673,6=Km.23,674;

Una giornata di viaggio a cavallo miglia 24 X 1972,80=Km. 47.347. In seguito, nel calcolare i percorsi saranno presi in considerazioni le suddette misure. A questo punto accetto volentieri chi mi segnala errori, omissioni od imperfezioni nel determinare le lunghezze complessive delle strade siciliane del periodo normanno.

Premetto che i percorsi e le rispettive lunghezze verranno documentate con parziali mappe dei luoghi, ricavati dalla mappa dell’architetto Santagati sopra riportata. Potrà essere utile, per tutte le città come comparazione e verifica con le strade attuali. Inoltre, i tragitti copriranno due puntate per evitare lungaggini. Adesso, illustrerò buona parte delle strade della Sicilia occidentale mettendo come frontiera di demarcazione una retta perpendicolare (come base di un triangolo) che parte da Tusa (Messina), Enna fino a raggiungere in basso a Sud-Ovest Licata (Agrigento) con punta estrema Trapani. Prossimamente, mi soffermerò sulle altre province: Messina, Catania, Siracusa, Ragusa.

 LE STRADE E I PAESI COSTIERI-DAL LIBRO DI RUGGERO (anno 1154)

 Palermo-Termini-Trabia-Brucato (zona archeologica ad oriente del monte S. Calogero distante 12 miglia da Termini)-Cefalù(una giornata leggera di cammino)-Tusa (una giornata leggera di cammino). In totale miglia 60.

Trazzera Balarm

Tusa-Rocca delle Barchette (S. Stefano vecchio secondo l’Amari-12 miglia da Tusa)-Caronia (12 miglia da Tusa)-S.Marco (10 miglia da Caronia)-Naso (10 miglia da Tusa)-Patti (12 miglia da Naso)-Oliveri (3 miglia da Patti)-Milazzo (12 miglia da Oliveri). Miglia 71

trazzera capo d'orlando

Milazzo-Messina (una giornata leggera di cammino). Miglia 24

Messina trazzera

Messina-Taormina (una giornata leggera di cammino). Miglia 24

Messina Taormina Trazzere

Taormina -Aci (Acireale – una giornata di cammino)Catania. Miglia 24

Trazzera taormina aci

Catania-Lentini (una giornata di cammino da Catania)-Siracusa (una giornata di cammino da Lentini). Miglia 24

Trazzera catania lentini

Siracusa-Noto (una giornata di cammino da Siracusa)-Porto Bawalis (Porto Palo secondo l’Amari)-(Scicli una giornata di cammino da Noto)-Ragusa (13 miglia da Scicli-Butera (due giornate leggere di cammino ossia 45 miglia da Ragusa)Licata (una giornata di cammino ossia 25 miglia da Butera). Miglia 131

Trazzere Siracusa Noto

Licata-Girgenti (una giornata di cammino ossia 25 miglia da Licata)-Sciacca (25 miglia da Girgenti)-Caltabellotta (12 miglia da Sciacca)-Mazara (2 giornate di cammino da Sciacca ossia 50 miglia). Miglia 112

Trazzera Licata GirgentiSciacca-Marsala (18 miglia da Mazara)-Trapani (23 miglia da Marsala)-Erice (10 miglia da Trapani)-Bagni Segestani (20 miglia da Erice)-Al Madarig (Castellammare porto, 3 miglia da Bagni Segestani)-Calatubo (10 miglia dai Bagni Segestani)-Partinico (12 miglia da Calatubo)-Cinisi (distanza non citata; mia stima 10 miglia)-Carini (8 miglia da Cinisi). Miglia 114.

Trapani Trazzera

Qui mi preme promuovere un’osservazione. Perché nel tragitto sopra riportato viene scartata Alcamo ed indicato Madarig-Calatubo? Come vedremo più avanti, Alcamo fa parte dei tragitti entroterra (Giato o San Cipirello-Partinico-Alcamo). Tuttavia, Calatubo è ubicata a pochi chilometri a Nord-Est sotto Alcamo. Quindi, una normale direzione poteva essere Madarig-Alcamo-Calatubo-Partinico.

A mio giudizio non è stato percorso quest’ultimo cammino perché tra Castellammare ed Alcamo non esistevano strade brevi e facilmente percorribili. Infatti, la mappa sopra riportata indica una ed unica strada di collegamento ad Ovest del fiume S. Bartolomeo che a Nord-Ovest arriva a Scopello a Sud-Ovest finisce a Ponte Bagni e nessun altra strada. Quindi, percorrendo quest’ultima strada da Segesta a Castellammare necessariamente si doveva tornare indietro per Ponte Bagni e poi proseguire per Alcamo e da qui a Calatubo, Chiaramente  una via molto più lunga. Forse era più opportuno arrivare a Castellammare percorrendo Bagni Segestani-Alcamo-Castellammare. Ma questo percorso è stato scartato. Perché?       Azzardo una mia opinione, documentata da mappe, come risposta. A tal proposito propongo, in primo luogo, la mappa dell’Ufficio Trazzere estrapolata dal quadro d’unione.

Come il lettore può osservare dalla mappa sottostante la trazzera indicata Alcamo-Castellammare attraversa, il fiume S. Bartolomeo, e proprio in quel punto ritengo che il fiume non è attraversabile neanche a cavallo (io ho già visitato il luogo sul finire del mese di maggio. Quindi periodo di secca). Inoltre, la trazzera indicata con numero 487 non esisteva neanche come strada. Allora, dico che il fiume S. Bartolomeo si poteva solo attraversare solo dalla spiaggia.

MAPPA DELL’UFFICIO TRAZZERE

Trazzera Calatubo Alcamo

MAPPA DEL GEOGRAFO ARABO IDRISI

Sicilia Idrisi TrazzeraConfermo e sono sicuramente il primo ad esprimerlo, che l’unico tragitto percorribile o perlomeno comodo era Madarig-Calatubo via mare. La stessa mappa di Santagati e di Idrisi stesso lo dimostrano. Mi auguro che qualcuno dimostri il contrario.

MAPPA IGM 1852

Mappa IMG San Bartolomeo

Infine, la mappa storica IGM del 1852 mostra, appunto, il percorso della trazzera Alcamo-Castellammare che esattamente attraversa in contrada Straccia Bisacce il fiume S. Bartolomeo in una valle profondissima con un dislivello di almeno 40-50 metri. Quindi attraversare quel fiume anche in periodo di secca non poteva essere un’impresa facile. Queste le mie conclusioni; la via migliore era la costiera che da Castellammare arriva direttamente a Calatubo senza attraversare Alcamo.

I trentacinque paesi ricordati sono situati sul mare; quanto ai rimanenti – quelli dell’entroterra, anch’essi numerose fra fortezze, rocche ed altri centri urbani – noi, a Dio piacendo, li andremo menzionando ad uno ad uno.

In questo primo giro completo da tutti i tre lati costieri della Sicilia Idrisi percorre complessivamente miglia 584X1972,80:1000= che corrispondono a Km.1.152,115. La suddetta cifra è esattamente la sommatoria dei percorsi indicati, e non tiene conto di eventuali tratti più volte menzionati come ad esempio Calatuto-Partinico (come percorso costiero) e poi Partinico-Calatubo (come percorso dell’entroterra). Quindi la somma finale potrebbe essere superiore al percorso reale.

LE STRADE ED I PAESI DELL’ENTROTERRA

 Da Palermo a Castrogiovanni (ENNA)

Palermo-Misilmeri (6 miglia) fortezza al-Kazan (6 miglia, sotto Marineo)al Kazan-Cefala (10 miglia). Miglia 26.

Palermo Castrogiovanni TrazzeraDa al-Kazan a Vicari (15 miglia)Pitirrana (15 miglia)Vicari (9 miglia). Miglia 39.

Trazzera vicari

Da al-Kanzar a Giato (15 miglia)Calatrasi (15 miglia)Corleone(8 miglia)Qal’at at-Tariq (9 miglia). Miglia 47.

Corleone Trazzera

Giato-Raia(8 miglia)Prizzi(5 miglia)Castronovo(12 miglia). Miglia 25.

Trazzera Prizzi

Prizzi -Morgana (4 miglia)Vicari(3 miglia)Godrano (12 miglia). Miglia 19

Trazzera Prizzi Morgana

Vicari-Pitirrana (9 miglia) Fiume Abr.gia (2 miglia da Pitirrana) Caccamo (2 miglia da Abr-gia) Termini (10 miglia). Miglia 23

Trazzera Vicari Caccamo

Cefala-Hasu (2 miglia franche) Hasu-Vicari (2 miglia). Miglia 4

Trazzera Cefala Vicari

Corleone-Battalari (4 miglia franche)Caltabellotta(10 miglia e quattro miglia franche)Sciacca(12 miglia). Miglia 30.

Trazzera Corleone Sciacca

Calatrasi-Rahl al Mar(18 miglia)Partinico(una giornata leggera all’incirca 18 miglia)Salemi(verso ponente sulla via di Mazara, 18 miglia)Mazara(7 miglia franche). Miglia 61.

Partinico Trazzera

Riprendendo Castronovo-Cammarata(10 miglia)Platano(30 miglia, una giornata intera di cammino).Miglia 40.

Trazzera Castronovo Cammarata

Facendoci indietro di nuovo…Giato-Calatubo(5 miglia franche)Alqamah(Alcamo 1 miglio arabico e mezzo)Mir.ga(1 mglio)Al-Hammah(1 miglio)Al Madarig(2 miglia franche). Miglia 9,5.

Trazzera Alqamah

Ma occorre tornare nuovamente indietro…Bagni Segestani-Calatafimi(8 miglia)Salemi(12 miglia)Rahl al-Qayd(10 miglia)Selimunte(10 miglia). Miglia 40.

Trazzera Calatafimi

Ritornando ancora indietro…Mazara-Ibn Mankùd(15 miglia)Bilici(4 miglia)Manzil Sindi(15 miglia)Ibn Mankùd(6 miglia). Miglia 40.

Trazzera Mazara

Manzil Sindi-Rahl al-Armal(9 miglia)Calatamauro(9 miglia)Battalari(6 miglia). Miglia 24.

Trazzere Caltabellotta Bisaquino

Sutera-Ghardhutah(9 miglia)Castel di Cammarata(18 miglia verso settentrione). Miglia 27.

Trazzera Cammarata

Girgenti-al-Minshàr(18 miglia)Canicattì(10 miglia)Girgenti verso occidente(12 miglia, 20 in direzione nord fino al fiume Platano; da Girgenti al fiume Platani è già stato considerato nella “costiera”: Agrigento-Sciacca)Naro(12 miglia)-‘Al Minsar-Al Qatta verso mezzogiorno (10 miglia). Miglia 62.

Trazzera Girgenti

Da Naro a Canicattì(10 miglia)Sambuci(10 miglia in direzione est)Al-Minshàr(11 miglia in direzione sud-est). Miglia 31.

Naro e Canicatti Trazzera

Da Sambuci a Caltanissetta(10 miglia sulla strada di Girgenti); da Naro a Caltanissetta(21 mglio in direzione nord-est)Castrogiovanni(18 miglia). Miglia 49

Trazzera CaltanissettaIn questo giro di complessive miglia 596,50 corrispondenti a Km.1.176,77 Idrisi ha visitato almeno la terza parte del territorio siciliano. Anche qui non ho considerato eventuali percorsi ripetuti. Sommando il giro costiero con quest’ultimo ( 1.152,12+1.176,77) arriviamo a Km. 2.329,55.

La carta sottostante ci da la visione completa delle strade attraversate e delle città visitate entrambi indicati con un punto rosso.

Sicilia Trazzera Idrisi

Antonino Messana

La prossima puntata del secondo capitolo verrà pubblicata Sabato 6 Febbraio 2016.

 

Stirpe Aleramica. Alemaro viene considerato il vero ed effettivo fondatore delle dinastie alemariche. Godeva di grande stima presso i re d’Italia Ugo di Provenza, Lotario II d’Italia e Berengario II d’Ivrea ed anche dall’imperatore Ottone I che gli donò molte terre. Nel 967 Ottone di Sassonia gli fece donazione di un vasto territorio fra l’Orba e il Tanaro, tanto da raggiungere a sud, la città di Savona. Pertanto, gli Alemarici furono un importante famiglia feudale di origine francese o franco-salica i cui diversi rami si stabilirono in Piemonte e Liguria e governarono il Monferrato, Saluzzo; Savona e altre terre della Liguria occidentale e il basso Piemonte. Fonte: Enciclopedia libera Wikipedia.

 

Bibliografia

Ruggero II-Fonte: Grande Dizionario Enciclopedico Utet – terza edizione Torino 1969, volume XVI pagg. 391-39);

Crociata Michele Antonino – Sicilia nella Storia – La Sicilia e i Siciliani dalla Dominazione Saracena alla fine della lotta separatista (827-1950), Primo Tomo Dallo sbarco saraceno alla morte di Re Ferdinando II, Dario Flaccovio Editore, Palermo 2011.

Uggeri Giovanni – Il sistema viario in Sicilia e le sopravvivenze medievali, 1939. Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione PAL 0260516.

Tesoriere Giuseppe – Viabilità antica in Sicilia. Dalla colonizzazione greca all’unificazione (1860),Zedi Italia, Palermo 1993. Custodito dalla Biblioteca dell’istituto Costruzioni Stradali, coll. 422.P2.26 – Università di Palermo.

Santagati Luigi– Viabilità e topografia della Sicilia Antica. Volume II. La Sicilia alto-medievale ed arabo-normanna – corredata dal Dizionario della Sicilia medievale – Edizioni Lussografica Caltanissetta 2006.

Santagati Luigi (a cura di) – La Sicilia di al-Idrisi ne Il Libro di Ruggero, Salvatore Sciascia Editore-Caltanissetta-Roma 2010.

Al-Idrisi-Il Libro di Ruggero, tradotto e annotato da Umberto Rizzitano. S. F. Flaccovio Editore-Palermo 1968. Custodito dalla Biblioteca Civica di Alcamo, collocazione 945.8.04.IDRI.

 

 

 

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11 Commenti
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  1. Giuliano scrive:

    Ma i chilometri risultano nettamente minori rispetto a quelli ipotizzati dall’ufficio trazzera.
    Complimenti per la ricerca

    • Caro Giuliano, intanto La ringrazio per il commento e certamente merita una pronta risposta. Eccola: I 2.329 Km complessivi ricavati dall’insieme dei percorsi e delle città visitate da Idrisi si riferiscono non esattamente alle Regie Trazzere ambite dall’Ufficio Trazzere di Palermo, ma alle strade esistenti nel 1.100 (periodo Normano di grande splendore per la Sicilia). Quei percorsi descritti si riferiscono, come certamente ha appreso, alle costiere dei tre lati della Sicilia ed a quelle interne con partenza da Palermo fino Caltanissetta e con linea retta di separazione Nord-Sud delle seguenti città: Tusa-Enna-Licata. Così ho diviso ipoteticamente la Sicilia in due parti: la occidentale quella di cui trattasi e quella orientale che sarà illustrata con la prossima puntata. Tutto ciò ha lo scopo di cercare per lo meno, 11.500 km. di strade (non di trazzere) che Le anticipo non li troveremo. Quindi, ci segua fino in fondo e se ha dubbi continui a interrogarci.
      Un caro saluto
      Antonino

  2. valenziano scrive:

    Io continuo a coltivare il dubbio a proposito di Mars’ Allah o Mars’Alì che dir si voglia, che, nell’opinione comune, dovrebbe corrispondere all’attuale Marsala. In realtà, come si può vedere, nella carta di Edrisi nemmeno compare. Ma io ho visto un’altra versione della carta, ove le parole Mars ( porto ) ed Allah od Alì compaiono vicino Mazara, a mò d’attributo. continuo a rimanere convinto che, nel tempo, si sia generato un equivoco, tale da far sì di attribuire ad un piccolo villaggio sorto nei pressi di capo Boeo, e via via ingranditosi, l’attributo che compariva accanto a Mazar, scambiandolo per il nome di un centro vicino, allora molto poco importante, come dimostra il fatto che non compare nella carta di Idrisi, che invece descrive Mazara come ‘splendida ed eccelsa città cui nulla manca’. E l’antica Lilybeo, direte voi? Già. Come può essere scomparsa nel nulla? Per come la vedo io, non era scomparsa, aveva solo cambiato nome. E non si era mai spostata dalla posizione indicata nella tabula peuntigenaria, ossia a 50 miglia ad Ovest di Aquae Labodaes, l’attuale Sciacca. Ma lì non si trova l’attuale Marsala.

    • Caro Valenziano, con tanto piacere ascolto, ancora una volta, la Sua voce e gliene sono grato. Le ipotesi da Lei proposte sui siti di Marsala, Mazara e Sciacca sono interessantissimi e potranno stimolare studi e dibattiti (mi auguro in questo contesto, come è già accaduto) tra specializzati archeologi. Idrisi nella sua mappa ignora la città di Marsala, ma così la descrive: Marsala è città antica delle primitive (vale come “le città più antiche”), e paese dei più nobili della Sicilia. Mazara la definisce come “splendida ed eccelsa città cui nulla manca, non ha pari né simile… Infine, così si esprime su Sciacca: La terra di Sciacca in riva al mare aperto e ridente; ha popolazione, mercati e molti palagi. In oggi essa è la capitale dei distretti contigui e dei territori circostanti. Il suo porto è sempre pieno, perocché vi vengono frequentemente i legni dall’Africa e da Tripoli. Il territorio di Sciacca è il medesimo di Qal at ‘al ballut (significa La rocca delle querce). Per altro verso, Idrisi nella sua mappa ignora, pure, la città di Alcamo (che ha visitato ed apprezzato) e inserisce Calatubo (contrada di Alcamo). Ed ancora, ad Alcamo arriva proveniente da Giato e Partinico e non da Castellammare; Infatti, da Castellammare proveniente dai Bagni Segestani va direttamente a Calatubo senza alcun accenno di Alcamo.
      In attesa di accurato e costruttivo dibattito
      Le porgo cari saluti
      Antonino

      • Valenziano scrive:

        “Qal at ‘al ballut’ cioè Caltabellotta…mi è capitato di polemizzare con illustri studiosi della sicilia orientale secondo cui l’influenza araba in sicilia non sarebbe stata poi, questo granché. Ho replicato limitandomi ad accennare alla toponomastica. Peraltro più diffusa, quella di derivazione araba, nella Sicilia occidentale. Ricordo la descrizione di Marsala fatta di Edrisi, e secondo me, corrisponde a quella di un villaggio a ridosso delle rovine di Mozia ( la città antica ). sconoscevo, invece, quella di Xacca ( mi pare si chiamasse così, allora ). Sempre grazie per le opportunità di diletto per la mente che ci offre! Buona giornata

  3. Pietro scrive:

    Bella e intrippante sempre le storie della Sicilia anche quando si parla di strade..
    Io mi voglio soffermare sull’attraversamento del fiume (ma si chiamava già San Bartolomeo o ancora Crimiso?)dalla contrada Strazzavisazzi
    Io la frequentavo da bambino sull’asinondi mio nonno.Se devo pensare ad una strada di collegamento tra Al Madarig ed Alcamo attraverso quei luoghi mi vengono i brividi alla schiena.
    Ma a ripensarci,quella era una zona industrializzata,per l’epoca,c’erano tutti i mulini ad acqua che avevano costruito gli arabi.
    Una area industriale aveva certamente bisogno di strade di comunicazioni sia con Alcamo che con Al Madarig una cosa impossibile a pensarci oggi ma l’ipotesi è suggestiva ,almeno per me.
    Grazie
    Pietro

    • Pietro, intanto La ringrazio per il commento che mi ha tanto commosso. Diversi anni fa ho avuto un colloquio sull’argomento “Trazzere di Alcamo” con il Professore Milana già Sindaco di Alcamo intorno agli anni ’70 e per la prima volta ho ascoltato “li mulini srazzavisazzi”. Successivamente ho avuto la curiosità di visitare la contrada ed a piedi sono arrivato fino al fiume e se non ricordo male vi sono ancora ruderi di vecchi mulini con accessi privati. Nel studiare la zona, se non ricordo male ho rintracciato qualche scritto che faceva riferimento a lavori di Sebastiano Bagolino. Adesso con la lettura del suo commento anche io ho sentito qualche brivido. Sono in possesso di una mappa IGM antica (1852) di Castellammare che ho acquistato alla sede di Firenze che, appositamente o voluto visitare. La mappa è oltre tutto a colori è mostra perfettamente la zona con le strade ed i percorsi. Quella che ho pubblicato è una carta stradale ufficiale di Alcamo ed è più confusa ( per me che sono sprovveduto in cartografia). Tuttavia il sistema non mi permette di allegarla. Si distingue il fiume S. Bartolomeo, le strade ed il guado. Cercherò un occasione per pubblicarla in seguito. E’ possibile che in epoca greca l’intero percorso del Fiume aveva un solo nome del Dio “Crimiso”, ma in epoca romana si chiamava S. Bartolomeo al punto di congiunzione con il Fiume caldo (contrada Marcione). Una leggenda racconta che una donna troiana per volere del Dio del fiume Crimiso fece unire il fiume con le acque calde da cui nacque Aceste fondatore si Segesta posta nei pressi del San Bartolomeo.. In epoca Romana c’è stata la battaglia storica di Timoleonte di Siracusa contro i Cartaginesi nel 339 a.C.. Riguardo alla storia intrippante anche quando si parla di trazzere, sono d’accordo che richiamare il periodo storico è opportuno e si leggono nei testi di letteratura stradale che io seguo. Forse il mio difetto è che sono un po’ prolisso, ma coscienzioso di ciò lo faccio per due motivi; 1) la mia pubblicazione vuole essere informativa e popolare; 2) la storia un po’ particolareggiata, di mezza paginetta può alleviare la pesantezza delle trazzere.Penso che gli storici mi potranno perdonare. Infine, l’area industriale di Stracciabisaccie, secondo le mie conoscenze si è sviluppata a partire da Federico II e con i Peralta conti di Modica. Non è escluso che i primi approcci iniziarono, prima con i Bizantini e poi con gli Arabi.
      Un grazie ancora per le lusinghe e Le porgo cari saluti.
      Antonino

      • Pietro scrive:

        Da Pietro
        Buongiorno Antonio
        Le avevo risposto qualche giorno fa ma il sistema evidentemente non l’ha acquisito.
        Io sono lusingato delle sue considerazioni sul mio commento.
        Quei luoghi sono scolpiti nei miei ricordi d’infanzia e tante volte mi capita di raccontare ad amici e conoscenti piccoli episodi che riguardano quelle contrade.
        Ero bambino e ricordo perfettamente l’immagine di un rudere proprio sulla sponda opposta al terreno di mio nonna (sponda Strazzavisazzi),una costruzione verticale in blocchi di tufo(sponda nfernu-inferno),io fantasticavo su resti di un antico castello,poi ho saputo dei mulini,ora che leggo quello che lei scrive penso a un possibile pilone di ponte(fantasticherie).
        Ho guardato la mappa delle due contrade e ho costatato che si trovano in una linea abbastanza retta tra Alcamo e Castellammare.
        Trazzere,sono certo,arrivavano agevolmente lato Castellammare fino a Cda nfernu e da Alcamo fino a Cda Strazzavisazzi?????????
        Per tornare ai Mulini,venti anni fa circa ci fu un movimente culturale intorno ai mulini ad acqua che vedeva Castellammare come centro museale di riferimento insieme a località spagnole,credo marocchine e maltesi,paesi arabizzati nei quali sono presenti resti di mulini ad acqua, in quel periodo,insieme ad amici, ho visitato un rudere di un mulino ad acqua che si trova più a valle di Strazzavisazzi.
        Erano e credo sono ancora visibili la forma e la funzione.
        Naturalmente del museo dei mulini non se ne è fatto più nulla, ma essi sono sempre la in ettesa di MENTI MIGLIORI.
        Riguardo alla mitologgia siculo-greco-troiana mi affascina molto da senpre e quindi la ringrazio di mettere a disposizione del pubblico le sue conoscenze
        per conto mio ….si dilunghi proprio.
        Cordialmente
        Pietro

        • Gentile Pietro, la Sua replica riguardante i Suoi ricordi dell’infanzia sulla contrada “Strazzavisazzi”, sul fiume S. Bartolomeo e sui mulini ad acqua, mi commuovono ancora e mi contagiano riportandomi a certi ricordi della mia infanzia. Studiando la transumanza abruzzese che partiva dall’Aquila e arrivava a Foggia percorrendo, pastori ed armenti, ben 240 Km su tratturi, anche oggi gli Aquilani festeggiano questa ricorrenza ogni anno con manifestazioni e addirittura ripercorrendo l’intero tragitto. In questo nostro paese, purtroppo, ciò mi pare che non accade e non solo per i mulini che sono stati la ricchezza della Sicilia a partire dai romani e fino a qualche secolo fa, ma anche per altre ricorrenze culturali. Tornando alle strade, considerato che hanno disegnato 18 Trazzere Regie, quindi, una ricchezza di antichissime trazzere, potrebbero organizzare la “festa delle Trazzere”. Al bando la retorica ed accontentandoci del nostro dialogo spassionato però informativo, Le comunico che ho già pubblicato nella “Introduzione- parte III e IV rispettivamente 7 marzo e 18 marzo 215 la mappa di Alcamo dello SCHMETTAU 1719-20 curata da Liliane Doufur. Osservando con attenzione la mappa in parola, che è molto bella, si possono osservare una strada che oltrepassa il fiume S. Bartolomeo in contrada Stracciabisaccie entrando in territorio e l’altra che scende al mare denominata “Scampati”. Nelle prossime puntate proporrò la medesima mappa più ingrandita in un raggio più ristretto e limitato al territorio di Alcamo e parte di Castellammare, tanto che potrà ammirare la bellezza dei luoghi da Lei ricordati. La Sua replica l’ho vista solo questa mattina per puro caso e per mantenere il dialogo ho sentito la necessità di fare la mia replica.
          La ringrazio ancora, a risentirci
          Antonino

  4. Paolo Busub scrive:

    Salve a tutti. Mi intrometto sul problema della individuazione delle strade arabe, sperando di suscitare un po di ottimismo. Leggendo alcuni diplomi del 1300 ho individuato con estrema certezza una strada pubblica che coincide con quella attuale. Studiando la toponomastica, sono riuscito a risalire a due contrade percosse a metà da una strada pubblica. Questa strada è vecchia rispetto al periodo di Idrisi soltanto 150 anni. Non ho individuato la rete stradale della Sicilia araba, ma è già qualcosa.

    • Gentile Paolo, quello che scrive non solo mi incuriosisce, ma mi interessa tanto. Desidero prendere visione di questi diplomi del 1300 ove si individua la strada pubblica da Lei citata e l’altra strada
      della toponomastica. La rete stradale araba è stata ricostruita in mappa dall’architetto Santagati sulle tracce del libro di Ruggero scritto da Idrisi. La mappa postale araba è stata elaborata dal professore Tesoriere e da me riportata nel capitolo II-parte III pubblicata il 6 febbraio scorso.
      Grazie per il commento che o potuto leggere proprio adesso ed eventuale replica.
      Un cordialissimo saluto
      Antonino

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