Mons. Mogavero è indagato. “Atto dovuto”

Pubblicato: venerdì, 18 dicembre 2015
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vescovo mogaveroIl Vescovo di Mazara sotto inchiesta dopo che lui stesso ha denunciato un sacerdote per malagestione dei fondi dell’economato della Curia. Le parole del difensore, “ci sarà una richiesta di archiviazione”

Lo scorso 11 dicembre mons. Mogavero , vescovo di Mazara, è stato sentito in Procura a Marsala dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, per appropriazione indebita. Verrebbe da dire anche lui come l’ex vescovo di Trapani mons. Francesco Miccichè, anche lui, come Miccichè, si trova sotto inchiesta dopo avere presentato querele e denunce nei confronti di altri a proposito sempre di malagestione delle risorse finanziarie ecclesiastiche. Verrebbe da dire…ma non lo possiamo dire. Risulteremo irriguardosi nei confronti di mons. Mogavero, perché a sentire le spiegazioni del suo legale, avv. Stefano Pellegrino, a fare finire sotto inchiesta il Vescovo di Mazara sarebbe stata l’erronea iscrizione di una destinazione di somme sulle carte contabili della Curia, soldi che sono stati elargiti ad un architetto, per lavori di progettazione di alcune chiese, compresa quella nuova di Pantelleria, ma che leggendo le carte sembravano destinate sul conto personale del Vescovo Mogavero. Insomma nessuna appropriazione indebita, l’11 dicembre scorso mons. Mogavero dopo avere ricevuto l’invito a sottoporsi ad interrogatorio con contestuale notifica di avviso di garanzia, è stato sentito da inquirenti e investigatori della sezione di pg della Finanza, e in quella sede avrebbe provato la sua estraneità alla contestazione, “adesso ci attendiamo – dice l’avv. Pellegrino – una richiesta di archiviazione, mpns. Mogavero tornerà ad essere solo parte lesa in questa indagine”.  Il grosso dell’indagine giudiziaria riguarda invece altri soggetti, tra questi l’ex economo della Curia don Franco Caruso, cui si contestano i reati di appropriazione indebita e malversazione. Tramite assegni e bonifici, si sarebbe intascato 120 mila euro della Diocesi. In quanto, delegato a operare sui conti correnti e avendo la disponibilità delle somme erogate dalla Cei, invece di destinare il denaro a interventi caritatevoli, avrebbe speso, poi, oltre 250 mila euro per altri fini. Parte del denaro sarebbe andato a don Vito Caradonna, prete marsalese sospeso a divinis dopo una condanna per tentata violenza sessuale su un uomo e attualmente sotto processo, a Marsala, per circonvenzione di incapace. La denuncia di Mogavero, presentata alla Procura di Marsala, quanto anche alle autorità Vaticane, fu precisa, la Curia, fino al 2008 coi conti in attivo, sotto la sua gestione, aveva accumulato debiti per 5mln e mezzo di euro. E c’è da dire che nei giorni in cui mons. Mogavero veniva sentito in Procura a Marsala, anche l’ex economo è stato convocato, ma si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. «I fatti sui quali monsignor Domenico Mogavero è stato chiamato a rispondere sono risalenti agli anni 2010-2011 e attengono ad anomalie nella gestione dell’economato della Curia rilevate e denunciate alla Procura dallo stesso vescovo lo scorso anno», spiega ancora l’avvocato Stefano Pellegrino, «al primo sospetto di irregolarità gestionale del servizio economato della Diocesi, provvide ad incaricare due consulenti fiduciari per verificare la corretta applicazione della normativa canonistica e concordataria nella gestione della Diocesi, nonché accertare la regolarità della redazione dei rendiconti e dei finanziamenti della Cei», prosegue il legale. «Poiché dalle citate relazioni si evidenziarono condotte che avrebbero potuto integrare estremi di reato – conclude – il vescovo ritenne opportuno trasmettere alla Procura della Repubblica la consulenza dei dottori Roberto Ciaccio e Gianfranco Sciamone, manifestando la propria volontà querelatoria e chiedendo, al contempo, di essere sentito dal Procuratore della Repubblica». Due vicende profondamente diverse quelle che riguardano i vescovi Mogavero e Miccichè, quest’ultimo è in modo pesante indagato dalla Procura di Trapani per appropriazione indebita e malversazione, vi sono atti giudiziari che stigmatizzano la sua condotta tesa a coprire le proprie malefatte attribuendo condotte illecite ad altro, il sacerdote don Ninni Treppiedi, è stata depositata in Procura una consulenza sui beni artistici posseduti dal vescovo, sul valore delle proprietà, si sarebbe trovato un conto da 400 mila euro presso lo Ior, una capacità economica che per i magistrati non è compatibile con l’entità dell’unica entrata, ossia lo stipendio che spetta a un vescovo. Due indagini diverse, ma che si toccano su di un punto: a far accertare le responsabilità in capo a mons. Miccichè, e che portarono papa Benedetto XVI a rimuoverlo nel maggio 2012, fu l’ispezione che il Vaticano assegnò proprio a mons. Mogavero. Due indagini diverse che però scuotono la Chiesa della provincia di Trapani, dove per anni denari destinati ad opere di carità sono finiti con l’arricchire le tasche di qualcuno, oppure a sostenere anche certi politici. Mons. Mogavero fin dal suo insediamento a Mazara ha dato chiari segnali di controtendenza rispetto al passato, con parole e comportamenti netti. Ma è pur vero che si è trovato attorno sacerdoti, e laici, che avrebbero fatto orecchio da mercante, sacerdoti che in qualche caso, e nel meno grave dei casi, avrebbero parlato a nome del vescovo senza che però questi ne sapesse nulla. Due estati addietro la decisione di riorganizzare la Diocesi, con trasferimenti e attribuzioni di nuovi incarichi. Sono atti e gesti dei quali oggi non possiamo non tenere conto rispetto ad una indagine per la quale , come dice l’avv. Stefano Pellegrino, non ci può che essere solo una archiviazione.

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