Cassazione, confermata condanna per Riccardo Rallo

Pubblicato: martedì, 24 novembre 2015
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riccardo ralloRespinto il ricorso della difesa, diventa definitiva la pena inflitta per la morte del giovane Marco Di Vita

Una sera di aprile del 2011. Un gruppo di ragazzi decide di far baldoria scherzando però sulla pelle altrui. Percorrono in auto il corso Piersanti Mattarella, in direzione centro città di Trapani, all’improvviso un’auto cambia direzione di marcia si accosta velocemente a bordo strada, è preceduta da uno scooter a bordo del quale c’è un altro ragazzo, l’auto spinge contro il muro quel giovane in motorino, provocando un violento impatto contro il muro di cinta. A riprendere la scena sono le video camere di sorveglianza cittadina. A perdere la vita fu quel giovane sullo scooter, Marco Di Vita di appena 16 anni. Chi guidava la vettura che lo aveva investito era Riccardo Rallo, all’epoca 23 enne. Le indagini portarono subito alla sua imputazione, ma in primo grado fu condannato per omicidio colposo a poco più di due anni. In Appello la condanna fu aumentata, 5 anni e 4 mesi, riformato fu anche il capo di imputazione, omicidio volontario. Non fu un incidente ma un atto deliberato quello di investire e spingere quello scooter contro il muro di cinta della caserma Giannettino. Ieri sera la Cassazione ha messo fine a questa incredibile quanto dolorosa vicenda, confermando la condanna decisa dai giudici di secondo grado. Il fatto risale al 2 aprile del 2011. Durante il processo di appello i giudici avevano fatto eseguire ai periti la ricostruzione dell’accaduto proprio sul luogo dello scontro nelle stesse circostanze di tempo e di ora, dopo che l’imputato aveva detto di non avere visto il ragazzo investito. I periti su questo lo hanno smentito, Rallo non può non aver visto. Deliberatamente aveva fatto cambiare direzione di marcia alla vettura che guidava per investire quel giovane sullo scooter. Così per divertimento. I familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Giovanni Di Benedetto, Stefano Pellegrino e Gino Bosco, si sono costituiti parte civile. La parte civile ha anche fatto rilevare alla corte che alcuni dei testi sentiti nel processo a difesa dell’imputato, in qualche modo presenti al momento dell’incidente costato la vita al sedicenne Dio Vita, non sarebbero estranei ad altre scorribande stradali pericolose. Uno dei testi a difesa di Rallo, successivamente alla morte di Di Vita, ha ancora causato un incidente mortale, stavolta sulla via Manzoni. Sempre a causa di una guida spericolata. Vittima in quest’ultimo caso fu una studentessa del Liceo Scientifico, si chiamava Annalisa Sparta, aveva 17 anni, morì due settimane dopo lo scontro, nei giorni di Natale del 2013.

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