Il terrore alimentato dall’odio, serve maggiore solidarietà

Pubblicato: sabato, 14 novembre 2015
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LuttoL’attacco terroristico di Parigi è rivolto a tutta quella umanità che ha fame di libertà

Anche noi da oggi porteremo il lutto. Non lo toglieremo perchè ogni giorno dovremmo sapere ricordare le vittime di una guerra che tutti noi, ognuno per le proprie responsabilità, piccole e grandi, abbiamo alimentato. Per quelle armi arrivate da noi, dalle nostre polveriere, per quello sfruttamento che è stato fatto di quelle aree, per le appropriazioni e i saccheggi operati in quei paesi, per quel considerare l’Islam quale sinonimo di terrore, terrorismo, guerre, inciviltà, per avere guardato ai tanti che fuggivano dalle loro terre quasi a degli invasori delle nostre terre. Non ci sono solo le responsabilità die Governi, di una Europa che tardi, molto tardi, ha aperto gli occhi, ci sono anche le nostre singole colpe. Ho appreso di quanto accaduto stanotte a Parigi al mio risveglio. Mentre mi preparavo a raggiungere il molo di Ronciglio a Trapani per seguire l’ennesimo arrivo di naufraghi fuggiti dai loro Paesi, in guerra, impoveriti, abbandonati, e che hanno messo a repentaglio la loro vita per riuscire a mettere piede nel nostro Paese. Ne sono arrivati 308, tra loro 47 bambini e anche il corpo senza vita di un uomo che non è riuscito a sopravvivere a questa traversata. Oggi ci sono i morti di Parigi e ci sono anche loro, anche questi ultimi sopravvissuti, tra le vittime di questa guerra. Da tantissimi anni questo esodo prosegue, solo ora ci siamo resi conto che la nostra disattenzione nei loro confronti è stata tale da farci diventare anche noi colpevoli. Li abbiamo per decenni trattati da clandestini, li abbiamo rinchiusi nelle strutture che erano dei lager e che con l’accoglienza non avevano nulla a che fare, li abbiamo sfruttati, violentati, isolati. Il risultato prodotto è quello che è sotto i nostri occhi atterriti, li abbiamo armati di odio nei nostri confronti. Il terrorismo è anche frutto di queste politiche, è la risposta chi anche nel nostro Paese diceva che bisognava rispedire indietro quei barconi carichi di umanità dolorante, di chi sosteneva che il clandestino quasi quasi non era nemmeno un essere umano. Li abbiamo riempiti di violenza. Le nostre responsabilità fanno parte della cerchia dei mandanti di queste stragi. Anche oggi ripeteremo “mai più”, quel “mai più” pronunciato dopo l’11 settembre, dopo gli attentati in Spagna, dopo la carneficina al giornale Charlie…”mai più”! Riscopriamo il senso vero della solidarietà, a Parigi stanotte come ieri in altri luoghi, non consideriamo ciò che è accaduto come se fosse una guerra di religione, non c’è da opporre a questa un’altra guerra, una guerra santa, c’è da rispondere con la solidarietà, aiutando chi soffre a causa di questi terroristi, di questi assassini. Ci sono i morti ma ci sono anche i vivi ad essere vittime. E questi sopravvissuti dobbiamo accoglierli, aiutarli, anzicchè pensare magari a marchiarli.  Rabbia sdegno dolore ed orgoglio non bastano più: chi predica odio deve finire in galera e restarci , isolato dal mondo. Chi fugge e chiede aiuto va sostenuto, i criminali non sono quelle donne, quegli uomini che con i loro figli  mettono a rischio le loro vite attraversando quel mare che bagna terre dove, ricordiamolo a noi stessi, il prossimo è un amico giammai un nemico.

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1 Commento
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  1. Francis scrive:

    Si rischia sempre di fare di tutta l’erba un fascio e mettere sullo stesso piano gente che scappa dalle guerre e dagli estremismi religiosi dell’IS sullo stesso piano di chi quello stesso orrore sparge col terrorismo.
    Situazioni complicate non si curano con le soluzioni semplici e populiste.
    Chi oggi dice “buttiamoli a mare”, chiudiamo le frontiere, o non capisce, o è in malafede e si rivela il migliore amico di questi facinorosi.

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