Quanto può far male l’olio di palma?

Pubblicato: giovedì, 15 ottobre 2015
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olio di palmaDa un po’ di tempo a questa parte è nata una nuova “bestia nera” dell’alimentazione: l’olio di palma. Demonizzato, criticato, condannato da alcuni e difeso da altri. Ma quali sono le verità sull’olio di palma? Quanto può far male rispetto ad altri oli vegetali o ad altri grassi normalmente utilizzati nell’industria alimentare o nella cucina di tutti i giorni?

L’olio di palma è un olio vegetale ricavato dalle palme da olio ed è prodotto principalmente in Indonesia e Malesia. È un olio molto diffuso, non solo in ambito alimentare ma anche nel settore farmaceutico, cosmetico, energetico, etc.

I motivi di una così alta produzione sono essenzialmente due: il primo riguarda la resa delle coltivazioni di olio di palma, ossia la pianta da cui deriva fornisce molto olio per cui la quantità di terreno richiesta per la produzione di olio di palma è di molto inferiore rispetto alla quantità che ce ne vorrebbe per produrre lo stesso volume di altri tipi di olio. Il secondo motivo è il fatto che a temperatura ambiente l’olio di palma si presenta solido, come il burro, e quindi rende soffici e friabili gli alimenti ma senza influenzarne il sapore.

Perché oggi se ne parla tanto? Con il Regolamento della Commissione Europea 1160/2011 entrato in vigore il 13 dicembre 2014, in tutti i Paesi dell’Unione Europea si ha l’obbligo di specificare in etichetta il tipo di grasso usato nelle preparazioni dei prodotti alimentari, per cui non è più possibile fermarsi alla sommaria dicitura «contiene grassi vegetali». Grazie a questo regolamento si è venuti a conoscenza del fatto che moltissimi prodotti alimentari comunemente consumati contengono olio di palma.

Dal punto di vista nutrizionale, l’olio di palma non contiene grassi idrogenati, molto pericolosi per la salute e comunemente utilizzati nell’industria alimentare, ma ciò non vuol dire che sia un prodotto salutistico. Contiene infatti molti grassi saturi (per lo più acido palmitico): in 100 grammi di olio di palma sono presenti circa 47 grammi di grassi saturi, contro i 50 grammi del burro, mentre l’olio di girasole ne contiene 12 grammi e l’olio d’oliva 14 grammi. Sappiamo che i grassi saturi sono responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo totale con conseguente rischio di patologie cardiovascolari. Di contro l’olio di palma contiene in certe misure acido oleico (contenuto in grandi quantità nell’olio d’oliva) e acido linoleico che, come è risaputo, hanno effetti benefici sull’organismo. È riportata inoltre la presenza di vitamina A, vitamina E e polifenoli con funzioni antiossidanti. In sintesi l’olio di palma non è peggiore di altri alimenti grassi come il burro ma il suo contenuto in acidi grassi saturi è superiore rispetto ad altri oli vegetali.

Domanda fatidica: fa male? Si, come tutti gli alimenti che contengono grassi saturi ma il “quanto fa male” dipende dalla misura in cui lo consumiamo (come sempre!). Visto che l’olio di palma è presente un po’ dappertutto, consumare una grande quantità di alimenti confezionati (crackers, grissini, biscotti, merendine varie) durante la giornata comporta un alto consumo di olio di palma, con potenziali effetti negativi sul cuore e sulla salute. Occorre precisare che questo vale per qualsiasi altro tipo di grasso, specie se saturo come il burro! Non esagerare con un alimento è sempre al podio delle regole d’oro di una corretta alimentazione.
Le polemiche più accese nei confronti di questo prodotto si stabiliscono oltre che sul fronte alimentare anche sul versante ambientalista. Per fare spazio ai campi di palme da olio tanto redditizie sono state distrutte foreste intere con conseguente scomparsa dell’80-100% delle specie animali prima residenti in queste zone e, fattore non trascurabile, impatto negativo sulla salute verde del nostro pianeta.

Detto ciò, le cose stanno in questo modo. Mentre alcuni noti gruppi alimentari hanno bandito l’olio di palma – come Coop, Esselunga, Carrefour, Iper, Despar, Crai, MD discount e U2 – (ma attenzione, alcuni lo sostituiscono con l’olio di cocco, potenzialmente più dannoso!), altre organizzazioni hanno dato vita al Palm Oil Innovation Group, con lo scopo di spingere governi e imprenditori a migliorare le leggi in vigore e le condizioni di lavoro e di sfruttamento delle risorse naturali, allo scopo di salvaguardare le foreste e i suoi abitanti. Va sottolineato che contro l’olio di palma non si registrano ad oggi posizioni ufficiali da parte dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, delle autorità europee per la sicurezza alimentare, del Ministero della salute, né dell’Istituto Superiore della Sanità, cioè gli organi preposti alla salvaguardia della nostra salute. Non avendo direttive ufficiali, ma rimanendo intrappolati in questa rete di interessi economici, battibecchi alimentari e lotte ambientaliste, quello che possiamo fare noi consumatori è essere più attenti e consapevoli: leggere le etichette, capire da quali ingredienti è composto un prodotto e scegliere di comprarlo o meno conoscendone le virtù o i rischi. Solo l’informazione ci rende liberi!

Adriana Cilia – Biologo Nutrizionista
Gianfranco Pipitone – Biologo Nutrizionista

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